Prefazione di Riccardo Orioles a “L’Era Alemanna”, ebook in uscita il 25 aprile


Populusque Romanus. La Roma di Pietro Orsatti

Mica la Marsigliese si canta solo a Marsiglia. E mica I Siciliani finiscono a Messina. La rivoluzione appartiene sempre a tutti, dovunque essa ogni volta prenda il nome. Ai tempi della Marsigliese c’era un re, ai tempi nostri c’è un potere feroce, che tende a infiltrarsi e a distruggere dappertutto. Non ha un nome preciso, adeguato al momento. Molti anni fa, in Sicilia, si chiamava potere mafioso. Non una semplice banda di delinquenti, ma qualcosa che dominava – anche culturalmente – e, nella sua inumana efficienza, tendeva a porsi a modello dappertutto.

Questa tendenza ormai è realtà, e possiamo parlare di mafia – per quanto il termine sia, ripetiamo, inadeguato – anche in luoghi stranissimi – Milano, o Tokio, o Roma.

Ecco, la mafia a Roma ormai è molto più avanti dalla semplice patologia criminale. Molto tempo è passato dalla Magliana, o dalla colonizzazione dei Calò. Nei bar della dolce vita, nei cementi di Torbellamonaca, nelle borgate che furono già di Pasolini e – naturalmente – nei Palazzi è cresciuto qualcosa di consequenzialmente inumano, di coerente; non un’invasione barbarica ma una trasformazione, un virus che infetta tutto.

Orsatti, che tecnicamente è “settentrionale” (ma ha scritto cose dolcissime dalla Sicilia) è fondalmente romano; come, in un certo senso, noi tutti. Roma è infatti l’unica città italiana che, nei suoi millenni di storia, ha sempre assorbito nella sua civitas chiunque vi metta piede. Romano Pasolini, romano papa Giovanni, romani Garibaldi e Mazzini, romano – profondamente – Orsatti.

Questo aggiunge ai suoi libri (questo in cui si parla dell’aspetto “politico” della trasformazione di Roma e quelli in cui si parla, più specificamente, degli aspetti classicamente mafiosi) una nota dolorosissima e struggente. Perché Roma è amica. Non è una città, un territorio, ma il cuore indistruttibile della civiltà italiana. Le mezze colonne dei Fori, i gatti che vi sonnecchiano attorno. I papi, gl’imperatori, Marc’Aurelio a cavallo. Ma soprattutto gli uomini, quelli che a ogni alba si rovesciano nel metrò A alla stazione Anagnina, o fanno la battuta scettica col cappuccino davanti al bar Romalazio. Il popolo romano. Senatus (i Vip, i politici, i papi) populusque. Il popolo, la plebe. Distinta dai signori e dai nobili, ma non mai inferiore. Con una sua ironia e un suo orgoglio, durevoli molto di più dei passeggeri splendori dei palazzi.

Roma è una città plebea. Belli, Nino Manfredi, Plauto, Carlo Rivolta: son loro i suoi cantori, aere perennius, ben più dei poeti laureati e dei giornalisti ufficiali. Non la lupa dei consoli ma il gatto di strada ne è il simbolo, è l’anima di Roma.

Il dolore di Orsatti nasce da questo suo essere romano. E’ questo mondo antichissimo, il suo mondo, quello che è minacciato. L’ironia, il muso duro, la fermezza davanti ai prepotenti, li ha, e sono anch’essi romani. Ma questa rabbia impotente, questo dolore, sono la sua cifra più profonda. Essi erompono e lottano, nelle violente pagine, in nome di tutta Roma. Di tutti i romani plebei, nessuno escluso; e dunque anche di noi Siciliani.

Riccardo Orioles

L’ebook di Pietro Orsatti edito da I Siciliani “L’Era Alemanna” esce il 25 aprile – distribuito da http://www.amazon.it http://www.lulu.it e www. Isiciliani.it

Scheda ebook

“L’Era Alemanna”
Di Pietro Orsatti
Edito da I Siciliani – giovani http://www.isiciliani.it

Disponibile nei formati PDF, ePub e mobi al costo indicativo di 3 euro a copia

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“Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini. Quod non fecerunt Barberini, fecerunt Alemanni”.

Con questo apparente sfottò riportato in copertina inizia questo diario impietoso che ripercorre i cinque anni da sindaco di Roma di Gianni Alemanno. Un diario a volte ironico e feroce costruito da riflessioni, descrizioni di luoghi e persone, reportage, inchieste e perfino di analisi antropologica del personaggio Alemanno e del suo entourage. Dati e descrizioni minuziose che si intrecciano a pagine di satira politica, reportage nei quartieri della capitale che si completano con frammenti di un diario personale, cronaca che non dimentica mai di trovare spiegazioni nella memoria.

Ecco come Orsatti descrive Alemanno. “Non è certo – e non è mai stato – il milite incorrotto e pugnace. Assomiglia più a quell’esercito di gerarchi di parola roboante e di azione sottobanco che caratterizzarono grottescamente il ventennio mussoliniano. Arrivato subito a fare il dirigente per censo e poi per parentella fidanzandosi e poi sposando la figlia di Pino Rauti, già negli anni ’70 ha scalato quietamente i gradini del potere della destra costruendosi una sorta di microcorrente spregiudicata prima nel MSI e in An e poi nel Pdl. Non certo gettandosi nel corpo a corpo, ma attraverso l’intessere rapporti con la borghesia nera romana e con la parte più antiquata e affaristica dell’imprenditoria capitolina. buttando un occhio al clero di oltre Tevere e rassicurando e utilizzando quando necessario le frange più estremiste (e anche eversive) del sottobosco dell’estrema destra”.

E poi il suo giudizio su quali siano stati gli effetti sociali e etici di questi 5 anni di amministrazione. “Una città senz’anima, che ha perso il treno per diventare davvero capitale. Cupa, egoista, provinciale, sporca di una sporcizia immateriale. Una sporcizia morale. Questa la città che ci riconsegna la peggiore amministrazione comunale che si è insediata al Campidoglio dopo quella che si credeva insuperabile del sindaco Giubilo negli anni 80. Roma è questo. Oggi”. Non era così, e lo spiega puntigliosamente Orsatti, prima che si aprisse quella che chiama L’Era Alemanna.

E racconta, Orsatti, i finti decisionismi e le innumerevoli sottovalutazioni e dimostrazioni di incompetenza di Alemanno e la corte famelica di una certa destra romana esclusa dal potere per anni e che giunta al traguardo si è gettata con voracità sul bottino. Racconta il saccheggio e lo sfregio, le parentopoli, la corruzione, l’occhio sempre benevolo verso la destra eversiva e violenta. Racconta le omissioni, gli affari, la negazione di ogni responsabilità anche davanti all’evidenza. E racconta la città, Orsatti. Una città degradata e abbandonata, sempre piu disperata e violenta, costruita sulla somma di solitudini e non sul senso di comunità. E dove ha gioco facile il cartello delle mafie che controllano racket e traffico di droga, appalti e usura. Sempre più violente, le mafie a Roma. Che per Alemanno non esistono, non ci sono, mentre ormai si contano a decine e decine i morti ammazzati per strada.

Racconta Orsatti, di morti, esecuzioni mafiose, di risse al coltello, di gruppi eversivi lasciati liberi di prendere in ostaggio la città. E ancora la fame, l’esclusione sociale, la disperazione, la sporcizia “morale” di questa capitale irriconoscibile dopo solo cinque anni di amministrazione Alemanno.

Questo è L’Era Alemanna. Un ebook costruito all’interno di un progetto editoriale e culturale come quello de “I Siciliani – giovani” che si ispira a quel giornale fondato e diretto da Giuseppe Fava all’inizio degli anni ’80 e che un gruppo di penne (di allora e di una folla di giovani cronisti) vuole riportare in edicola e nelle librerie. Un giornale con un preciso e collettivo progetto politico e culturale di rete e non solo sul web ( http://www.isiciliani.it ) dove da più di un anno pubblica e lavora.

È proprio all’interno di questa campagna di raccolta dei fondi necessari a dare respiro e gambe al progetto de I Siciliani / giovani che si inserisce la pubblicazione di questo ebook.

Un giornale senza finanziamento pubblico e finanziatori privati e che si sostiene solo con le sottoscrizioni e ora, per la prima volta, con la distribuzione di un prodotto editoriale.

***

Segui il sito http://www.isiciliani.it e il blog dell’autore http://www.orsattipietro.wordpress.com e su Twitter @isiciliani e @orsatti63

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