Nel teatrino della politica va in scena la farsa. E dal loggione si sente tintinnar di sciabole

Facciamo il punto. I saggi hanno riassunto le loro perle di saggezza e hanno consegnato il compito a Napolitano. Una lista, e nemmeno completa, delle riforme e delle azioni di cui si parla da almeno 15 anni e che per 15 anni non sono state realizzate. Napolitano ha ringraziato e ha dichiarato che ora la palla passa al suo successore. Quella della lista dei desiderata e soprattutto quella del governo. A smazzarsi una situazione di stallo e di ingovernabilità come quella attuale ci penserà un altro. Lui si ritira in meritata pensione. E fin qui abbiamo capito che questa storia dei saggi era solo una mossa per prendere tempo e scaricare la rogna sul groppone del suo successore.

Intanto i partiti cercano un accordo per un nuovo presidente della Repubblica. Tutti meno il M5S che fra smarronamenti vari e eserciti di smanettoni in ambasce stanno cercando di rimettere a posto il server di Casaleggio attaccato da orde di hacker. Orde, ebbene si, che della macchina perfetta della democrazia diretta stelluta ne hanno dimostrato sia l’insicurezza – del mezzo utilizzato per esercitarla – che la facilità di manipolazione. Intanto Bersani incontra tutti (ancora?) cercando anche lui di prendere tempo come Napolitano per non essere stritolato da un accordo con Berlusconi su Quirinale e Governo che sancirebbe la fine del Pd, un paio di scissioni, il fugone di Vendola e un mezzo secolo di impunità per il cavaliere e i suoi eredi.

Renzi ormai impazza. Vuole le elezioni o un accordo con Berlusconi. Subito. Prima della prossima comparsata da Amici. Si sa, lui è moderno assai. I suoi tempi sono quelli della battuta al microfono di Mediaset e del twittare frenetico fra un twitt e l’altro. Anche se… Anche se quel volpone di Massimino D’Alema è andato a trovarlo in quel di Firenze per preparare il trappolone a Bersani. Mi ha ricordato assai una mossa del ’98, quella di Massimino. Quella che fece saltare il governo Prodi. Oggi D’Alema prepara il terreno in anticipo. Bersani avvisato…

È intanto arrivato Barca nel Pd che è riuscito perfino a dire due cose due di sinistra. La sensazione è che lo abbiano già posizionato nella bacheca dell’oggettistica inutile nel salotto buono del Nazareno. Il destino dei “presentabili” in questo paese è segnato.

Oggi è la giornata contro la povertà promossa (separatamente ) dai due maggiori partiti. Il Pd a Corviale (l’immenso quartiere/palazzo che fermò il ponentino a Roma). Fa bene Bersani a far capire che sulle elezioni per il sindaco a Roma si gioca una partita fondamentale per il centro sinistra e per il paese. Ho la sensazione che il Pd romano non lo capirà comunque. In contemporanea Berlusconi a Bari lotterà a modo suo contro la povertà, distribuendo 10 euro e un assaggino di orecchiette a ogni partecipante alla manifestazione.

È tutto fermo, immobile. Attendiamo.

Smetto di fare battute e cerco di spiegarmi un paio di cose. Il nostro paese sta attraversando un momento pesantissimo sia sul piano sociale che su quello economico. Che corrisponde a una crisi del sistema politico senza precedenti. E leggendo la cronaca delle ultime settimane si può vedere come in corrispondenza di un inedito vuoto di potere vi siano una serie di segnali molto preoccupanti. Il pacchetto bomba recapitato alla redazione de La Stampa, per esempio. E poi la lettera di rivendicazione che annuncia da un lato il nome dell’operazione (“spia”) e dall’altro la presunta matrice “anarchica”. E questo è uno. Contemporaneamente i pm siciliani, e in particolare quelli che stanno seguendo il processo “trattativa”, si stanno trovando al centro di una serie di minacce e segnalazioni di ipotesi di attentato molto preoccupanti che riportano tutti noi indietro di 20 anni. E a rendere ancora più difficile e oscuro questo scenario c’è il conflitto esploso all’interno del Csm in relazione al reintegro di Antonio Ingroia. E poi. Anche la persecuzione arrogante – le dichiarazioni e gli atti a controprova – nei confronti della madre di Aldrovandi da parte di un piccolo ma molto agguerrito “sindacato” di polizia fanno trasparire un clima tutt’altro che rassicurante all’interno di quegli apparati destinati a garantire la sicurezza e la difesa della democrazia. Clima che evidentemente attraversa anche le forze armate dopo la brutta vicenda dei due Marò.

Da qui la necessità che ci sia un veloce e certo progresso nel ripristino delle funzioni di controllo e indirizzo da parte della politica. Con un governo che ripristini un quadro di legalità e metta in atto le misure urgenti e la legge elettorale per poi tornare al voto dopo aver rimesso in moto la macchina della democrazia. Ma non un governassimo. Non si possono fare governi con chi rimestando e alimentando e provocando scenari del genere ci ha trascinato in una situazione di reale pericolo per la democrazia italiana. Non ci riescono partiti e movimenti a farsi carico di affrontare con decisione un quadro del genere? Lo facciano i singoli eletti, la Costituzione non solo lo consente ma ne garantisce il diritto.

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