Il bambino, mister Stratos, la linea dell’orizzonte e la scrittura. Appunti

Correva il bambino dritto verso la linea dell’orizzonte. Quando l’avrebbe raggiunta sarebbe saltato oltre, per capitare dove non si sa. “Era una grande idea”, pensò l’uomo che sono oggi e che era stato bambino allora. Un sorriso appena accennato mentre attraversavo un incrocio con la giacca buttata sulla spalla.
Grey street. Andiamo avanti dove mi porta questo ricordo.
E il bambino corse e corse senza mai prendere fiato, senza rallentare. Era quasi arrivato a sfiorare con il piede la linea dell’orizzonte quando sentì alle spalle il vocione di Demetrio Stratos: “sei arrivato alla fine del mondo”. E si bloccò lì fra il mondo e il nulla.
Stratos me lo ricordo, era gigantesco al bordo del palco, mentre accordava un urlo con l’Hammond. 1976, a Ferrara. Scappato da casa di una zia per andare a galleggiare sulla Mela di Odessa. Era già tempo di guerra. Me ne sarei accorto presto.
C’è una cicatrice slabbrata lì dove si può nascondere il dolore fra braccio e corpo. Fra braccio e corpo la sento quella crepa nella carne quando sono molto stanco o cambia il tempo. Un fastidio tollerabile, che mi ricorda che sono ancora vivo. Ancora un giorno. E poi domani. Poi ci si penserà.
Il bambino si fermò sulla linea e si piegò a riprendere fiato. ” Signor Demetrio, perché mi ha fermato?”.
Stratos rise gorgogliando in mezzo alle nuvole, si grattò la testa e rise ancora. “Ragazzo, se credi davvero che valga la pena, prego. Non volevo fermarti”.
Il bambino girò lo sguardo verso la linea e poi tornò a studiare il faccione di Stratos lì in mezzo alle nuovole. “Perché sta lì fra le nuovole Maestro? Ancora non ho visto il suo concerto a Ferrara, lei non ha ancora inciso Maledetti e per morire e prendere una poltrona business per le nuvole c’é ancora tempo. Anni, direi”.
Demetrio scosse la testa. “Sei arrivato alla fine del mondo, te l’ho detto. Qui il tempo non ha direzione, domani e ieri sono nello stesso posto, sono qui insieme. Come te e me”.
Il bambino non capì ma non si scompose più di tanto. “Va bene, questa è la fine del mondo. Ma non ho capito: se scavalco la linea dell’orizzonte che succede?”.
“Lo sai”.
Lo sapeva. Lo so.

C’è questo silenzio ora. Appena l’ultima nota della Mela è tornata a Odessa. Mi tolgo gli auricolari e mi accorgo di essere appoggiato a un palo di una fermata d’autobus. Sono stanco e la crepa nella carne si da sentire. E la cosa mi rassicura. C’è stata la guerra, e poi un’altra e un’altra ancora. Qualcuna l’ho vissuta, altre volte sono scappato via. Mi sono presentato volontario e poi ho disertato.
A volte torno a fare una passeggiata fino alla linea dell’orizzonte. Da tempo non c’è più mister Stratos ad aspettarmi spaparanzato in mezzo alle nuvole. Non importa, lo so cosa c’è oltre la linea. Solo che a volte vorrei sentire la sua risata e poi quella nota che solo la sua voce riusciva a infilare fra braccio e corpo. Fra braccio e corpo.

***

In questi ultimi giorni ho ripreso in mano vari libri che avevo già letto. “Marcia su Roma e dintorni” di Lussu, “Raccolto Rosso” di Deaglio, “L’oro della camorra” della Capacchione, “La banda della Magliana” di Flamini. Mi serviva ritessere la tela di una serie di ragionamenti che si era allentata. Per cinismo, disincanto, stanchezza. Poi ho riletto un paio di capitoli di “Comici spaventati guerrieri” di Benni per ritrovare l’uso della parola dopo tanto ragionare. Prendere le distanze dal fango in cui ci si è immersi per dare una descrizione della realtà. Per interpretarla nel racconto.
Distacco. Mestiere. Vuoti e pieni.

***

C’è una colonna sonora, come è sempre stato, per quello che ho scritto in queste settimane. Alcune canzoni, sempre quelle, a dare ritmo al mio battere sulla tastiera. Un loop, accuratamente scelto. FIx You dei Coldplay, Miracle Man di Elvis Costello, La Mela di Odessa degli Area, Migrant di Nitin Sawhney, il testamento di Tito di Fabrizio De Andrè, Once dei Pearl Jam, Diesel di Eugenio Finardi, Vanishing Act di Lou Reed e Spanish Bomb dei Clash. Chissà se è servito. Ma oggi ho consegnato le bozze corrette e ho tirato un sospiro di sollievo.

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