La Lombardi #M5S blocca per una settimana la commissione speciale sui debiti PA. E il governo intanto fa un pasticcio

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Roberta Lombardi (capogruppo M5S a Monte Citorio) oggi con la sua opposizione all’ampliamento delle funzioni della “commissione speciale” nella riunione dei capigruppo alla Camera dei deputati, ha di fatto causato ub ritardo di almeno una settimana per l’approvazione del decreto che deve sbloccare ben 40 miliardi in due anni di pagamenti verso i fornitori della pubblica amministrazione. Infatti, in assenza di un voto unanime dei capigruppo, si passa a un voto d’aula previsto martedì prossimo.

La sua opposizione, settimane fa giustificata con una presunta “porcata” dimostratasi poi una sua errata valutazione del testo del decreto se non una vera e propria bufala, oggi è stata motivata con una sua fantasiosa interpretazione che l’istituzione di questa commissione speciale (l’ampliamento delle funzioni è diretto esclusivamente per affrontare lo sblocco di questi 40 miliardi non pagati dallo Stato) si intreccerebbe troppo – questo avrebbe detto nel corso della riunione dei capigruppo – con quella dell’avvio delle commissioni permanenti.

A commentare l’irresponsabilità delle scelte della Lombardi (che avrebbe candidamente dichiarato di non aver concordato la linea con gli altri parlamentari presenti in commissione speciale del M5S) è la parlamentare Pd Marina Sereni (Sereni che non ho mai amato e che credo di stare per citare per la prima volta in vita mia).

La Sereni dichiara infatti all’Unitàoggi:

“È al lavoro la commissione speciale, ma senza che ci sia un governo, senza che si sappia chi è maggioranza o opposizione, è impossibile comporre le commissioni permanenti e quelle di garanzia. Se non ci fosse stata l’opposizione del M5S avremmo votato oggi, durante la riunione dei Capigruppo, l’estensione, per la Camera della facoltà che ha già il Senato, di esaminare in sede di commissione speciale il decreto che permette il pagamento dei debiti della PA. A causa del loro no, invece, dovremo perdere altri giorni preziosi e voteremo martedì prossimo, in Aula. Si può fare propaganda -conclude – ma realizzare davvero qualcosa, è un’altra faccenda”.

 Follia. Non quella della Sereni, ma quella della Lombardi. Che vorrebbe istituire subito le commissioni permanenti nonostante che vi sia una difficoltà non da poco da superare. Senza un governo e senza sapere quale siano maggioranza e opposizione come si fa a determinare un equilibrio nelle commissioni (presidenze, vicepresidenze, segretari etc) proprio fra maggioranza e opposizione? Certo, un modo di trovare una soluzione che soddisfi tutte le forze in parlamento, e non solo il M5s, certamente si troverà. E allora mi domando, perché non permettere intanto lo sblocco di 40 miliardi di euro che darebbero un filo di ossigeno a miglia di imprese in credito (in alcuni casi da anni) con lo Stato? La risposta, l’unica che sono riuscito a darmi,l è la seguente: un ricatto. Un ricatto bello e buono. Perché il M5S vuole la presidenza di due commissioni di garanzia senza nessun tipo di contrappeso e dialogo con le altre forze presenti in parlament, la commi9ssione di vigilanza Rai e il Copasir. E allora quale arma migliore quella di porre il veto sul decreto di sblocco dei pagamenti dei debiti della Pubblica Amministrazione.

Definire come irresponsabile un atteggiamento strumentale del genere è un eufemismo.

E intanto il governo dei tecnici che di tecnica sembrano ogni giorno che passa non capirci molto ci mette anche del suo. Leggiamocome ricostruisce la vicenda l’agenzia di stampa Agi.

E’ stato rinviato il consiglio dei ministri in programma questa sera per il varo del decreto sui pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione. Ne ha dato notizia Palazzo Chigi.

“Il ministro dell’Economia e Finanze Vittorio Grilli, in accordo con il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, anche a seguito delle articolate Risoluzioni approvate ieri da Camera e Senato, ha fatto presente al presidente del Consiglio l’opportunita’ di proseguire gli approfondimenti necessari per definire il testo del decreto sui pagamenti dei debiti commerciali della PA”, si legge in una nota. “Pertanto il consiglio dei Ministri previsto per oggi si terra’ nei prossimi giorni”, si spiega.

  Gli approfondimenti sarebbero necessari per “problemi di copertura”.

Secondo quanto si apprende, dopo che l’ipotesi di un anticipo dell’aumento dell’addizionale regionale Irpef e’ definitivamente tramontata, i tecnici del Tesoro hanno evidenziato la necessita’ di aver maggior tempo a disposizione per trovare alternative fonti di finanziamento alla restituzione dei debiti nei confronti delle imprese. Si starebbe inoltre valutando la possibilita’ di inserire nel decreto anche altre misure, come quella del rinvio della Tares che pero’ costerebbe oltre 1 miliardo. Di qui, la necessita’ del rinvio dell’esame da parte del Consiglio dei Ministri.

 Sorvolo sulle dichiarazioni di Matteo Renzi in chiave pre-congressuale (o pre-incarico a premier di seconda battuta). Evito perché non voglio precipitare nel turpiloquio. Visto che fra l’altro il Renzi è anche suscettibile.

Ma non posso sorvolare invece sul dato reale che il rallentamento al decreto causato dall’asse (spero involontario, ma comunque micidiale) fra governo tecnico e M5S ha causato.

Si legge infatti sull’AdnKronos il quadro fornito dalla Cgia di Mestre:

Dall’inizio della crisi ad oggi sono già fallite 15mila imprese a causa dei ritardati pagamenti. A seguito di queste chiusure, il numero dei posti di lavoro persi si aggirerebbe attorno alle 60.000 unità. La stima è della Cgia di Mestre.

Nel dettaglio, la Cgia stima che tra il 2008 ed il 2012 i fallimenti causati dai ritardi dei pagamenti siano aumentati più del doppio (+114%). Nel 2008 erano 1.800, a fine 2012 hanno toccato quota 3.860.

 Dati “molto preoccupanti”, dice ancora la Cgia, che rilancia l’indagine realizzata da Intrum Justitia secondo cui il 25% delle imprese fallite in Europa chiude a causa dei ritardi dei pagamenti. Una incidenza che secondo stime Cgia tra il 2008 ed il 2010 ha raggiunto la soglia del 30%, per salire al 31% nel biennio 2011-2012″. Pertanto, dice ancora Cgia, a fronte di oltre 52.500 fallimenti registratisi in Italia nel quinquennio preso in esame, si stima che poco più di 15.100 chiusure aziendali siano addebitabili ai ritardi nei pagamenti.

Davanti a questo scenario come sappiamo il governo dei tecnici tecnicamente se ne fotte (ha avuto tutto il tempo di metterci mano in questo anno e passa). Quello che ci domandiamo è altro. Il M5S, viso l’uso estrumentale e ricattatorio che stanno proponendo alla camera per voce della loro capogruppo Roberta Lombardi sullo sblocco immediato del decreto, che atteggiamento ha davanti a questo problema? Se ne fottono anche loro? Sono più importanti i loro giochetti da strateghi di assemblea di conodominio? A quanto pare si.
E comunque anche oggi si conferma, a chiusura, il dato della totale inconsistenza parlamentare dei grillini. Nessuna proposta di legge presentata in parlamento dal M5S. Zero.

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