I si dice a Cinque Stelle. Mentre si disfa la democrazia. Ridendoci sopra, però…

Si dice che ieri ci sia stata una riunione fiume dei parlamentari a cinque stelle. Il “si dice” è d’obbligo, perché è ormai usuale che la trasparenza dello streaming sia auspicata (e presto resa obbligatoria) per le altre forze politiche e non per gli stelluti che l’avevano garantita al popolo dei propri attivisti e elettori. Occhio non vede cuore non duole.
Si dice che la riunione non sia stata proprio serena e che una cittadina parlamentare in lacrime a un certo punto sia uscita dalla sala. Solo un episodio di una seduta di autocoscienza post festiva? Oppure l’atto doloroso fu causato da un vile sms di un fidanzato irritato dalle troppe assenze e appuntamenti bucati dall’eroica cittadina, che orgogliosamente si allontanava dalla sala per non mostrare il proprio strazio ai colleghi?
Si dice che Vito Crimi, il capogruppo al Senato, abbia assorbito bene la smentita del capo dopo le sue dichiarazioni di apertura verso un esecutivo Bersani. Si dice che non abbia fatto una piega per il cazziatone e la fiera pubblica smentita e che abbia, obbedendo compatto, virilmente proceduto a guidare la truppa dettando la linea della fermezza nel corso dell’eroica assise al popolo degli eletti.
Si dice che il portavoce/controllore/coordinatore dei portavoce commissari sia giunto nella capitale a bordo del suo TIR. Si dice che il cric del suddetto TIR abbia dimensioni ragguardevoli.
Si dice il pluri dichiarante professor Becchi stia elaborando una proposta formidabile di riforma istituzionale che prevederebbe, nell’ordine: un governo monouso e monocolore e la sostituzione delle Provincie con una rete di feudi autonomi coordinati dalla Repubblica Marinara di Genova. Si dice che il doge di Venezia abbia aderito entusiasticamente alla proposta comunicando contemporaneamente al governo di Costantinopoli di essere pronto alla resa in cambio di un lasciapassare per la Svizzera.
Si dice che il podestà della capitale stelluta, la metropoli di Parma, abbia annunciato estasiato al popolo grato di aver trovato la soluzione definitiva, ribadisco definitiva, al deficit cittadino: “Abbiamo ottenuto due autovelox nuovi”. Della serie: cazzi vostri fra la via Emilia e il West.
Si dice che Marine Le Pen abbia aperto un blog. Si dice che a breve si incontrerà con il gran capo stelluto e lo Shogun del Giappone. Primo obiettivo riprendersi la Rur (che è ornai un covo di freak e paninoteche turche e calabresi). Secondo obiettivo, cancellare il Belgio.
Si dice che a breve vedrà la luce una Reunion dei mitici New Trolls per un unico concerto in un parcheggio di San Severo (Genova).
Si dice che i dieci saggi non siano ancora riusciti a dare il via al torneo di briscola come da mandato a causa di una rissa esplosa dal prolungarsi di un contrasto tecnico-giuridico sul due a coppe quando regna bastoni.
Si dice che il presidente della Repubblica abbia ordinato in rosticceria le “pizzelle” e l’orzata. Si dice che Mieli abbia scritto ben otto editoriali sull’opportunità storica della scelta presidenziale sia in termini glicemici che di colesterolo.
Si dice che…

(sfumando)

***

Scriveva Emilio Lussu nel suo libro “Marcia su Roma e dintorni: “il mondo non va né a destra né a sinistra. Il mondo continua a girare attorno a se stesso, con regolari eclissi di luna e di sole”.
E ancora: “Così, gradatamente, fu seppellito il fascismo della prima ora. I fascisti della seconda ora bruciarono il giornale di quelli della prima e ne occuparono la sede. Distratti da questa lotta intestina, dimenticarono gli oppositori. Per un po’ di tempo, io non ebbi più fastidi. Io ruppi i rapporti con tutti i miei amici diventati fascisti, ma questi, per interposta persona, mi fecero sapere che se io ero vivo lo dovevo al loro ‘sacrifizio'”.

Il libro di Lussu non è introvabile. C’è anche una recentissima edizione edita da Einaudi e in qualsiasi biblioteca ne troverete certamente una copia. Una lucida e feroce ricostruzione di quello che fu l’ascesa del fascismo davanti alla crisi post bellica delle istituzioni e dei partiti. Populismo, propaganda, ricatto, manipolazione, interessi. Che portarono al Ventennio. Una lettura attualissima oggi davanti a quello che è il nostro paese.

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