Il senza tetto attorno al palo e la guerra di mafia a Roma

Rimango a guardare quel corpo come arrotolato attorno un paletto piantato nel marciapiede. La gente passa e neanche accenna di averlo visto. Qualcuno lo scavalca. E continua a camminare tranquillo per i fatti suoi. Come se non fosse un uomo ma immondizia abbandonata sul marciapiede. Mi avvicino e piegandomi cerco di capire se respira. Un anziano, senza tetto, scivolato attorno a un paletto la mattina di Pasqua all’angolo della strada. Davanti all’uscita della libreria Feltrinelli a via di Torre Argentina. Centro di Roma che non è ancora mezzogiorno.
Prendo il telefono e chiamo il 118 mentre un gruppetto di giovani preti passa senza neanche rallentare. Una mattina di Pasqua, fra poco un Papa Argentino parlerà di misericordia e speranza a un chilometro da qua. Parole che non scalfiscono i cattolicissimi borghesi romani in questo giorno di festa, che non sfiorano nemmeno i giovanotti in tonaca nera che passano e se ne vanno senza un cenno, senza che un’ombra inquini i loro estasiati sorrisi.
E io ateo e incazzato in questo tripudio di festa religiosa che chiamo il 118 e parlo a quell’uomo arrotolato attorno a un palo. Misericordia? Speranza?

***

La vigilia di Pasqua l’ennesimo omicidio a Roma. Tor Bella Monaca. Entra un uomo in un bar, casco integrale e pistola spianata. Minaccia con l’arma gli avventori che escono di corsa. Tre colpi, torace e testa, e ammazza il proprietario davanti agli occhi del figlio. Non prende nulla, esce e se ne va. Un’esecuzione in pieno stile mafioso. Non è la prima a Roma.
Esattamente un anno fa scrissi un pezzo contandone più di trenta in un anno di fatti del genere. Poi ho perso il conto anche se la strage è continuata.
Ho fatto ieri, giorno di Pasqua, una ricerca nell’archivio delle agenzie. Ho preso in esame trenta mesi. Mi sono fermato a 64 omicidi. Ma è un conto parziale. Perché molti fatti di sangue simili scivolano via, camuffati da altro, nella freddezza del nera. La difficoltà è che nessuno, se non raramente e davanti all’evidenza dei personaggi coinvolti, parla espressamente di mafia. Quindi fare un conteggio dei caduti è difficoltoso.
Si, mafia. Anzi, mafie. Perché a Roma e nell’hinterland della capitale è in corso una guerra di mafia da almeno 30 mesi E ci sono tutti coinvolti. Casalesi, camorra napoletana, ‘ndrangheta, cosa nostra siciliana. E gente “de Roma”, ex banda della Magliana o da quell’esperienza criminale ispirati.
Ma inquirenti, politici e stampa di “mafia” non parlano. Decine di esecuzioni ma non è mafia, centinaia di negozi e imprese commerciali che prendono fuoco ma non è mafia, il business della coca (più del 50% della cocaina trafficata in Italia transita per la capitale), ma non è mafia. Le infiltrazioni negli affari e negli appalti ma non è mafia. Non allarmiamo inutilmente i cittadini.
A Roma la mafiia (le mafie) non esiste. Questa la versione ufficiale. In campagna elettorale per il sindaco, poi, come potrebbe parlare di mafia Gianni Alemanno che si spende sui manifesti la bufala della sicurezza e del “15% di reati in meno in 5 anni”?
Oggi pioverà. Ma nessuna pioggia riuscirà a lavare via questo lerciume.

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