Quanto siamo ancora nel solco della Costituzione?

Mi segnalano questa puntualissima analisi che riprendo integralmente

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Scritto da Christian Abbondanza
Fonte : https://m.facebook.com/pietro.orsatti?refid=0&_rdr#!/note.php?note_id=10151552170999090&__user=1443024100

Il Governo – che detiene il Potere Esecutivo – deve avere la fiducia delle Camere (art. 94 Costituzione), ovvero dal Parlamento che detiene il Potere Legislativo. Il Presidente della Repubblica, che nomina il Governo, può sciogliere le Camere (o anche solo una di queste) dopo aver sentito i loro Presidenti (art. 88 Costituzione).

Nella storia della Repubblica le Camere sono state sciolte SOLO quando, venuta meno la fiducia al Governo in carica, non vi erano possibili Maggioranze in grado di esprime fiducia ad un nuovo Governo. In altre parole, secondo la dottrina costituzionale, il Presidente della Repubblica può sciogliere le Camere (o una di essa) solo quando vi è un “blocco del sistema”.
In alternativa, ovvero se il Presidente della Repubblica sciogliesse le Camere (o una di essa) quando queste operano e, con una legittima maggioranza, reggono l’azione del Governo, essendo indiscutibile, per il nostro ordinamento, la centralità del Parlamento, espressione del voto popolare, l’atto di scioglimento sarebbe un attentato alla Costituzione.
Non è infatti anomalo nella storia della Repubblica che i Presidenti della Repubblica, davanti a crisi di Governo, abbiano ripetutamente tentato di individuare se esistesse una nuova possibile maggioranza a sostegno di un altro, nuovo, Governo, prima di ricorrere allo scioglimento anticipato delle Camere. In tale ottica si è ricorso, sempre più spesso, ai cosiddetti “governi tecnici”, in grado di individuare una Maggioranza che altrimenti non era possibile comporre nell’ambito parlamentare.

Il GOVERNO MONTI è stato l’ultimo “governo tecnico”, entrato in carica a seguito delle dimissioni del Governo Berlusconi.
L’incarico di formare il Governo venne assegnato a Monti dal Presidente della Repubblica Napolitano che, sulla base della Maggioranza Parlamentare creatasi attorno all’incarico a Monti, ha nominato quindi il Governo. Il Governo Monti ha quindi ottenuto la “fiducia” delle Camere ed è entrato, quindi, nelle sue piene funzioni.

Una delle componenti della Maggioranza parlamentare che aveva espresso la “fiducia” al Governo Monti, ovvero il PDL, ha dichiarato il ritiro della propria “fiducia”, direttamente al Presidente della Repubblica. Senza alcun passaggio formale in Parlamento.

A seguito di tale decisione, non essendo possibile alcuna alternativa Maggioranza parlamentare a sosteno del Governo in carica, sono state presentate al Presidente della Repubblica “dimissioni irrevocabili” del Governo, dal Presidente del Consiglio Monti.

Il Presidente della Repubblica ha quindi accolto le dimissioni del Governo Monti che rimaneva in carica per l’ordinaria amministrazione e, conseguentemente, sentiti i Presidenti delle Camere, ha proceduto allo scioglimento anticipato delle Camere.

Sussiste senza alcun dubbio un primo elemento “critico”: l’assenza del passaggio in Parlamento della crisi, ovvero il non voto di alcuna sfiducia al Governo in carica.Tale fatto ha caratterizzato, come già avveniva nella c.d. “Prima Repubblica” una crisi extraparlamentare.

Sono state indette le elezioni per il rinnovo della Camera e del Senato.

Il nuovo Parlamento è quindi entrato nelle sue funzioni, con l’elezione dei Presidenti e degli Uffici di Presidenza.

Nell’ambito delle “consultazioni” del Presidente della Repubblica, nonché del mandato esplorativo a Bersani (che poteva contare su una Maggioranza assoluta alla Camera dei Deputati, ma soltanto su una Maggioranza relativa al Senato, insufficiente ad ottenere la “fiducia” di questo ramo del Parlamento), si è verificata l’impossibilità di formare una Maggioranza parlamentare, in entrambe le Camere, che possa esprimere la fiducia ad un Governo.

Il Presidente della Repubblica, essendo nel “semestre bianco” non può procedere allo scioglimento delle Camere (o di una di esse).

La soluzione adottata da Napolitano è stata quindi quella di dichiarare pienamente in carica, non essendo stato sfiduciato dalle Camere, il GOVERNO MONTI (“Elemento di concreta certezza nell’attuale situazione del nostro Paese è rappresentato dall’operatività del Governo tutt’ora in carica e peraltro non sfiduciato dal Parlamento”), ed in parallelo ha deciso di formare “due gruppi ristretti di personalità, tra loro diverse per collocazione e per competenze, di formulare su essenziali temi di carattere economico, sociale ed europeo, precise proposte programmatiche che possano divenire in varie forme oggetto di condivisione da parte delle forze politiche”.

La decisione assunta da Napolitano, rispetto al Governo in carica (“Elemento di concreta certezza nell’attuale situazione del nostro Paese è rappresentato dall’operatività del Governo tutt’ora in carica e peraltro non sfiduciato dal Parlamento”) appare in palese contrasto (se non in totale violazione) dell’Art. 96 della Costituzione.
Non solo lo stesso Napolitano, sciogliendo le Camere, ha di fatto dichiarato l’assenza di una Maggioranza parlamentare (nella precedente Legislatura) a sostegno del Governo Monti, ma con l’insediamento delle nuove Camere, così composte a seguito delle nuove elezioni, queste NON HANNO MAI espresso “fiducia” al Governo Monti.
Quindi se Napolitano intende il Governo attualmente in carica (privo di una Maggioranza parlamentare e privo della “fiducia” delle Camere) nel pieno delle sue funzioni si è palesemente in contrasto all’Art. 96 della Costituzione. Infatti se è indubbio che “formalmente” le vecchie Camere non hanno votato la sfiducia al Governo, è palese che le nuove Camere non hanno mai dato fiducia al Governo in carica.Se invece intende l’attuale Governo in carica per la sola “ordinaria amministrazione”, appare evidente che si sia in presenza di un vuoto di potere, in quanto non esiste, al momento, l’organismo titolare del Potere Esecutivo, ovvero un Governo con una sua Maggioranza parlamentare.

Anche rispetto alla seconda parte delle decisioni assunte dal Presidente della Repubblica (ovvero di formare “due gruppi ristretti di personalità, tra loro diverse per collocazione e per competenze, di formulare su essenziali temi di carattere economico, sociale ed europeo, precise proposte programmatiche che possano divenire in varie forme oggetto di condivisione da parte delle forze politiche”) appare in palese contrasto con i precisi compiti e limiti che la Costituzione assegna al Presidente della Repubblica.
Infatti il Presidente della Repubblica ha certamente un ruolo di stimolo verso le Camere così come verso le forze politiche in esse rappresentate affinché trovino un’intesa utile alla formazione di una Maggioranza parlamentare e quindi di esprimere una “fiducia” ad un Governo, ma deve – per il carattere di garanzia che gli compete – restare estraneo alla determinazione dell’indirizzo politico, e quindi non può e non deve condizionare nel merito dei contenuti la costituzione di una Maggioranza parlamentare e quindi di “fiducia” ad un Governo.

Ecco queste riflessioni per dire che non vorrei che nell’anno 2013, in Italia, si sia scelto di non sacrificare l’agnello, bensì la Costituzione!

P.S.
Che se ne dica in ITALIA non esiste, secondo Costituzione, alcun “GOVERNO DEL PRESIDENTE”… anche se è una definzione che a molti pare piaccia. Anzi non è proprio conteplato (ma per nulla proprio!!!) nella nostra Costituzione… così come nemmeno si può evitare di avere un Governo nelle sue piene funzioni, come dicono alcuni, facendo l’esempio del Belgio, perché a differenza del Belgio, in Italia il “Potere Esecutivo” lo ha il Governo, in Belgio il RE… e noi il RE non ce l’abbiamo!

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2 pensieri riguardo “Quanto siamo ancora nel solco della Costituzione?

  1. Forse Lei ha ragione Sig. Orsatti ma allora da questo stallo politico (nessuno dei tre partiti più grandi ha la possibilità di formare un governo, checché ne dicano i 5S che vorrebbero governare loro contro ogni logica) non potendo il Presidente sciogleire le Camere appena costituite come se ne esce?

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