Ognuno per se, in ordine sparso. Un paese impresentabile di irresponsabili

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Ormai per capire in che stato è il paese basta fare una lista di episodi senza doversi aggrappare ai drammatici numeri delle statistiche. Vediamo, solo gli ultimi esempi del disfacimento, simbolici, ma significativi.

C’è il fattaccio brutto dei marò, delle dimissioni del ministro Terzi davanti al parlamento (e non nelle mani del premier e soprattuto del presidente della Repubblica) con tanto di scazzo in aula con il collega della difesa. Per più di un anno tutti impegnati a spargere retorica patriottica sull’impegno di salvare “i nostri ragazzi”. Fine ingloriosa di una prova diplomatica disastrosa.

C’è un gruppo organizzato di uomini in divisa che non perde occasione di infierire sulla madre di un ragazzo ucciso durante un fermo di polizia. Parlo del caso Aldrovandi a Ferrara per il quale sono in carcere per omicidio colposo gli agenti ritenuti responsabili di quella morte in un regolare processo. I colleghi continuano a riversare astio e azioni (rasentando la persecuzione) verso quella madre che ha osato denunciare. Che ha cercato la verità sulla morte di suo figlio. Ieri l’ultimo episodio, con la manifestazione “sindacale” davanti al luogo di lavoro della donna. Parole di condanna da parte del parlamento e del ministro degli interni. Sanzioni disciplinari zero.

C’è (e si tratta solo dell’ultimo caso della miriade di scandali su corruzione e concussione geograficamente uniformi) della tangente all’ex uomo di vertice dell’Ente Eur a Roma Mancini. da parte di un’azienda dell’arcipelago Finmeccanica. Uomo di fiducia Mancini del sindaco Alemanno. Vecchio camerata dei bei tempi andati. Con qualche precedente però, fra cui quello di porto abusivo di armi. Ma pare che quel precedente fosse indispensabile (il curriculum è un curriculum) per avere in premoo un Ente
con uno dei più ricchi portafogli (finanziari e immobiliari) di Roma.

Ci sono le agenzie di rating internazionali che ricattano il nostro paese attraverso dichiarazioni alla stampa rilasciate nel corso delle consultazioni per la formazione di un nuovo governo. E la politica, e soprattutto il presidente della Repubblica, non hanno nulla da dire. Ormai la finanza (speculativa) domina talmente la politica europea che un fatto eversivo di ingerenza di questa portata non stupisce nessuno.

C’è una nuova formazione politica, il M5S, che finge di essere il perno di una rivoluzione morale del paese. Finge, perché mostra ogni giorno di più di avere un progetto tattico (che poco ha a che fare con il cambiamento) ben chiaro: far fuori deliggittimandola, quel pezzo di sinistra sopravvissuta al pastone del Pd (e che ha trovato in Bersani una sponda) per poi andare a contrattare con i riformisti (non ho capito per quale ragione la conservazione e la destra siano “riformiste” e i progressisti no) del Pd. Perché ieri Crimi con quel “altro nome” ha dimostrato quanto sia vecchia la nuova politica. Senza parlare poi degli aspetti autoritari e anti democratici che ogni giorno di più Grillo e i suoi fanno emergere. Il suo progetto è liquodare la sinistra, smerdare il parlamento, smantellare la costituzione e poi presentarsi come unica salvifica soluzione. Non vi ricorda nulla? (rileggersi Marcia su Roma e dintorni di Lussu, please(.

C’è un partito, il Pd, che ha remato contro il proprio segretario incaricato di fare un tentativo di formare un governo. Che non fosse un inciucio con Berlusconi, questo l’unico blocco che si era impostp Bersani. Che mettesse mano ai fattori economici, strutturali e politici che hanno immobilizzato per vent’anni il paese. Dichiarazioni, mezze frasi, falsi sostegni. Un esempio nauseabondo di opportunismo e di irresponsabilità sostenuto da un pezzo enorme dei commentatori politici sui giornali. Voto al nuovo del Pd zero. Mi hanno fatto venire nostalgia degli andreottiani.

C’è il Pdl che ormai esiste solo per garantire l’impunità di Berlusconi. Se riuscirà nel tentativo anche lì tutti in ordine sparso. Ma ci sono due fatti che fanno pensare che qualcosa non andrà secondo i calcoli de cavaliere. Quei 7 anni a Dell’Utri e il potentissimo (e vendicativo) Cosentino in carcere. Vedremo ancge se il caimano è tutt’altro che in ritirata.

Ecco, prendiamo questi episodi e sovrapponiamoli al quadro generale del paese. Dati sulla disoccupazione. Sui consumi. Sul welfare. Gli esodati. Il dato reale sulla CIG. Il dato sul debito privato e il precipitare del risparmio. Il dato qualitativo dei consumi (cosa e dove comprano alimenti gli italiani), il dato sull’esclusione sociale, sugli investimenti su istruzione, formazione e ricerca.

Si, facciamoci due conti e seguiamo la desolante cronaca nazionale di questa crisi etica, politica e culturale ancor più profonda di quella economica e finanziaria.
Essere drammaticamente pessimisti non è disfattismo. È forse l’unica difesa che c’è rimasta per salvare la pellaccia davanti al nemico più pericoloso che abbiamo: noi stessi. Gli italiani.

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