Ricevo e pubblico la lettera di rettifica del familiari del procuratore Pietro Scaglione

palermo

Le lettera che ho appena ricevuto e di seguito pubblico è relativa al mio post che potete leggere qui
https://orsattipietro.wordpress.com/2013/03/19/lunico-giornalista-accreditato-lunico-giornale-consigliato-la-normalizzazione-dei-commissari-politici/

E il brano segnalato è il seguente

“Faccio una breve parentesi personale. Non ho un’alta considerazione di Grasso come procuratore a Palermo (dopo Caselli). Ma la lettura che da Travaglio di Grasso è quella di una specie di Carnevale (il giudice ammazzasentenze della Cassazione) o del discutibile e discusso procuratore Pietro Scaglione che prima di essere ucciso da Cosa nostra (non certo per la sua attività antimafia) si vantava dei suoi cassetti pieni di denunce e indagini mai approdate a processo. Che Grasso non sia un Carnevale o uno Scaglione Travaglio lo sa perfettamente. (e lo sapevano quei senatori dell’M5S). Ma ora Grasso, solo per essere un senatore dell’odiato Pd, è da attaccare oltre ogni limite, insinuando inciuci con personaggi discutibili del Pdl siciliano come Schifani o per un’antimafia troppo tiepida messa in atto per favorire Berlusconi”.

qui la lettera appena ricevuta;

” Con riferimento alle affermazioni e notizie relative al dott. Pietro Scaglione (già Procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale di Palermo e “vittima del dovere”), riportate nell’articolo “Marco Travaglio non perde l’occasione di farci la ramanzina” scritto da Pietro Orsatto e pubblicato nel blog https://orsattipietro.wordpress.com/ si precisa quanto segue:

1) anche in sede giurisdizionale penale, è stato accertato che il Procuratore della Repubblica di Palermo, Pietro Scaglione, svolse le funzioni giudiziarie in modo assolutamente corretto e imparziale, fu un magistrato “dotato di eccezionale capacità professionale e di assoluta onestà morale”, nonché “di indiscusse doti morali e professionali”, fu “estraneo all’ambiente della mafia ed anzi persecutore spietato di essa” e che “tutta la rigorosa verità é emersa a positivo conforto della figura del magistrato ucciso” sia per quanto concerne la sua attività istituzionale, sia in relazione alla sua vita privata e alle sue amicizie, così come è scritto testualmente nella motivazione della sentenza irrevocabile, che ha condannato alcuni imputati per il delitto di diffamazione aggravata a mezzo stampa in danno del defunto magistrato ;

2) quanto all’omicidio del procuratore Scaglione, l’autorità giudiziaria di Genova ha accertato che i possibili moventi del delitto sono, in ogni caso, da ricollegare all’attività doverosa e istituzionale svolta dal magistrato Scaglione:
a) nel corso della “ventennale istruzione”, relativa all’omicidio del Procuratore Scaglione e dell’agente Lo Russo, si è rivelata “vana” la “ricerca di motivazioni o legami di carattere privato”, cosi come “nulla di sospetto o di equivoco emergeva dall’attento esame della pregressa attività giudiziaria, svolta in modo specchiato dal defunto Procuratore Scaglione, come risulta anche dalle deposizioni dei sostituti procuratori Rizzo, Coco, Puglisi, del maggiore dei carabinieri Ricci, e del capitano dei carabinieri Russo, e, in epoca successiva, dello stesso superpentito della mafia, Tommaso Buscetta” ;
b) “nell’istruttoria in corso, relativa all’omicidio del magistrato Scaglione, si è considerato il dott. Scaglione come vittima del dovere,anche sulla scorta di risultanze e indicazioni ben precise”;

3) il Ministro della Giustizia, con decreto n. 3772 del 20 novembre 1991, (previo parere favorevole del Consiglio Superiore della Magistratura e rapporto del Procuratore generale della Repubblica di Palermo), ha riconosciuto al defunto Procuratore della Repubblica Scaglione lo status di magistrato, caduto vittima del dovere e della mafia, in Palermo, il 5 maggio 1971;

4) sempre al fine di una completa ricostruzione della figura del magistrato Scaglione e del Suo sacrificio, si riportano le seguenti dichiarazioni di due magistrati, anch’essi – come il Procuratore Scaglione – <>:
a) Paolo Borsellino (magistrato e vittima della mafia): “a partire dagli anni 70, la mafia condusse una campagna di eliminazione sistematica degli investigatori che intuirono qualcosa. Le cosche sapevano che erano isolati, che dietro di loro non c’era lo Stato e che la loro morte avrebbe ritardato le scoperte. Isolati, uccisi, quegli uomini furono persino sospettati e calunniati. Accadde così con Scaglione. Accadde pure con Boris Giuliano” ;
b) Giovanni Falcone (magistrato e vittima della mafia): “L’uccisione di Pietro Scaglione, Procuratore della Repubblica di Palermo e la scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, sono fatti che, al di là delle loro motivazioni specifiche, avevano lo scopo di dimostrare a tutti che Cosa nostra non soltanto non era stata intimidita dalla repressione giudiziaria, ma era sempre pronta a colpire chiunque ostacolasse il suo cammino” .

DISTINTI SALUTI
I FAMILIARI DEL PROCURATORE PIETRO SCAGLIONE

 

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