Luglio 2007 la rivolta dei tassisti contro le liberalizzazioni. L’alba dell’Era Alemanna (frammento)

Può capitare, fa parte dei rischi del mestiere. Mi trovai per terra, rotolando per cercare di salvare la telecamera che avevo fra le mani. Il colpo lo avevo sentito bene alle spalle, ben assestato. Abbastanza forte da farmi andare a sbattere sul selciato. Attorno a me un cordone di tassisti urlanti. Un gruppo di genovesi. Molto arrabbiati. Nessuna traccia di chi mi aveva colpito con un calcio alla schiena, nessuno che dava segno di aver visto qualcosa. Con calma mi alzai e mi misi a lato, continuando a filmare, però.
Luglio 2007, i giorni delle città in ostaggio dei tassisti inferociti dalle liberalizzazioni volute dal ministro Bersani. Soprattutto a Roma la rabbia e la protesta sfociò in altro. Non fui l’unico a ricevere il trattamento quel giorno. A qualcuno andò molto peggio che a me. Ricordo un cronista del Corriere inseguito per strada e aggredito. Ricordo i fotografi spintonati e minacciati. Chi raccontava, anche allora e non è un caso, servo, spia, al soldo dei poteri (quali?) forti.
Luglio 2007. Gli ultrà delle curve come servizio d’ordine del popolo dei taxi a attaccare passanti, crumiri, ministri e parlamentari (ve lo ricordate Mussi?), operatori, fotografi, cronisti e chiunque capitasse a tiro. Al Circo Massimo, a Piazza Venezia, a Via del Corso. Sudore, saluti romani, muscoli, teste rasate, tatuaggi della Decima Mas.
E a sera a Circo Massimo arrivò Gianni Alemanno, afferrando il megafono in mano salì sul camioncino che faceva da palco. E promise. Nessun appoggio alle liberalizzazioni. Nessuna tregua per Bersani e linea dura a Roma contro il sindaco Veltroni. Dura, compatta.
Compatto il servizio d’ordine teneva a distanza i cronisti. Compatto il popolo dei tassisti capitolini capì il messaggio sottinteso: “se appoggerete la mia corsa al Campidoglio niente liberalizzazioni, blocco delle Ncc, blocco delle licenze, e aumento delle tariffe”. Non lo disse così chiaramente, ma era nell’aria.
Mi ritrovai, a debita distanza, a osservare la scena assieme a un amico fotografo. “Questi spostano 40.000 voti”, gli dissi. “Mettici un po’ di caccia agli immigrati e due promesse due ai palazzinari e questo si acchiappa la poltrona del Sindaco”. Il mio amico abbassò per un attimo la macchina fotografica. “Ti sei scordato degli amici del suocero”. Non mi ero scordato degli amici di Pino Rauti. Non li avevo citati solo per scaramanzia.
Luglio 2007. È li che ha inizio L’Era Alemanna.

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