Anticipazione da @isiciliani di un brano de “Il divoratore di movimenti”, analisi della nascita del fenomeno #Grillo e #M5S

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L’intero servizio sarà pubblicato nel prossimo numero mensile di I Sicililiani Giovani disponibile all’inizio della prossima settimana su http://www.isiciliani.it

IL DIVORATORE DI MOVIMENTI

di Pietro Orsatti

Non troverete in questo articolo “un resoconto algido e asettico di quelle vicende, non essendo stato, io, inviato in terra straniera” (Saverio Lodato)

 

Prima fu il verbo. In gran parte frutto delle felici penne di Michele Serra e Stefano Benni. Poi venne il tempo del fiume in piena contro la finanza e le banche che straripava dai palchi di teatri e palasport. Così sopravvisse e prosperò l’uomo che dal tempio del Festival di Sanremo si lasciò sfuggire quella battuta sui socialisti ladri (alla vigilia di Tangentopoli) e si vide da un giorno all’altro cacciato dalle televisioni nazionali per lesa maestà. Forse la cacciata arrivò con il concorso sempre di Serra e Benni che all’epoca erano gli autori di Giuseppe Piero Grillo, detto Beppe.

Mi sono sempre domandato se la battuta sul Psi fosse sua. Forse era così telefonata che la improvvisò. Oppure era frutto dei suoi autori, fra migliori dell’epoca. Di certo fece scalpore e scatenò l’ira di Craxi e del CAF (Craxi/Andreotti/Forlani) tutto e il calcione arrivò nel giro di poche ore.

Il periodo di esclusione dalla Tv fu, per Grillo, fruttuoso. Il comico, sempre più sganciato dai vincoli e dai condizionamenti delle televisioni pubbliche e private, si costruì in breve tempo un nuovo linguaggio e un nuovo obiettivo su cui concentrare la propria attenzione: l’intreccio del potere finanziario e bancario nel momento in cui il pensiero neo liberista più estremo diventava egemone con la caduta del Muro di Berlino. Era l’inizio della globalizzazione e dell’egemonia mondiale del potere finanziario che si sottrasse a qualsiasi controllo da parte della politica svincolandosi anche dall’economia reale basata sulla produzione. Era il trionfo della speculazione fine a se stessa. E Grillo si ritagliò per un decennio il ruolo del censore delle abiezioni più evidenti in Italia. La vicenda Telecom, i petrolieri, le banche, le privatizzazioni come quella di Enel, e ancora Parmalat. E in scena era un uragano. “Come era meglio il mondo antico” sembrava urlare distruggendo computer sul palco o mettendo in atto blitz (tg al seguito) nel corso di assemblee di azionisti.

La cacciata dalla Tv era stata quindi la sua fortuna e il suo sdoganamento definitivo da semplice comico a uno dei riferimenti di un determinato ambito culturale. E infatti Grillo era ormai ospite fisso di vari salotti prestigiosi che facevano riferimento a Antonio Ricci (ormai lanciato ad essere la star produttiva di Fininvest e uno degli uomini più potenti della televisione italiana), Serra e Benni.

E poi Giorgio Gaber (che aveva curato regie di suoi spettacoli), la famiglia Fo (Dario, Jacopo e Franca Rame). E ancora, Adriano Celentano, don Gallo e quello che potremmo chiamare il laboratorio della Rete Lilliput di Quarrata, area del dissenso cristiano sociale e dell’associazionismo e del volontariato embrione del movimento contro la globalizzazione che faceva riferimento ed era in collegamento con i movimenti sociali del Sud del Mondo.

Grillo non era più il comico scoperto da Costanzo e coccolato da Baudo. Era parte del salotto buono della cultura “di sinistra” che andava da Fo a Gaber fino alle aree movimentiste del cristianesimo sociale. Ma quel salotto gli andava stretto. Non voleva essere uno dei riferimenti, voleva essere il riferimento. Punto.

(il seguito del servizio la prossima settimana su http://www.isiciliani.it)

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