Roma. Per uscire dall’Era Alemanna. La novità è @ignaziomarino #primariesindaco

Che città è oggi Roma al termine dell’Era Alemanna? Incrudelita, povera, cupa, chiusa in se stessa, con i peggiori servizi pubblici immaginabili per una capitale europea, zona di guerra e di espansione delle mafie, corrotta, lurida, senza manutenzione, soffocata dalla “monnezza”, con le aziende municipalizzate trasformate in luoghi di scambio e il territorio in obiettivo di speculazioni.
Anni. Che hanno fatto impallidire il disastro della giunta Giubilo e il saccheggio della giunta Carraro. Che hanno reso insicura la città che era invece, all’insediamento di Alemanno, una delle più sicure d’Europa.
Alemanno ha rappresentato la facciata più inquietante della fusione dell’estrema destra romana con lo svuotamento etico e morale del berlusconismo. Se ci fosse bisogno ancora di misurare come ha gestito la cosa pubblica il centro destra, basterebbe guardare alle parentipoli in Atac e Ama, alla gestione folle e affaristica dell’emergenza rifiuti. Qui per cinque anni si è saccheggiato, spartito, mandato in malora un patrimonio immenso.
Ora si va al voto. E il centro sinistra, che per sua incapacità e stanchezza si è fatto soffiare il Campidoglio con una candidatura sbagliata e non credibile (Rutelli) e per non aver rinnovato il proprio progetto e i propri uomini dopo più di quindici anni di governo. Governo di molte luci e purtroppo di troppe ombre.
Ora l’occasione di ricostruire la città c’è. E passa attraverso le primarie e almeno una delle candidature, quella di Ignazio Marino, che manda a rotoli le logiche degli apparati nazionali e locali e rappresenta un cambiamento vero di rotta da parte del centro sinistra.
Non faccio mistero, ancor prima dell’ufficializzazione della sua candidatura, di voler sostenere la corsa di Marino. Conosco personalmente altri candidati. Paolo Gentiloni dagli anni ’80, quando ero un attivista del movimento eco pacifista. Bravo giornalista, persona corretta e come ministro fu uno dei pochi al tempo dell’Unione di avviare riforme vere e profonde. Purtroppo non ebbe il tempo di portarle a compimento. Così come conosco Luigi Nieri, che ricordo fin dai tempi della campagna elettorale per portare in Campidoglio il pretore ambientalista Gianfranco Amendola. E nonostante questo ho deciso di sostenere Marino. Perché Marino rappresenta, oltre a se stesso e alla sua storia personale e politica, il punto di congiunzione di temi non più rimandabili per rinnovare finalmente anche la paludattissima politica capitolina. I diritti civili, la trasparenza della pubblica amministrazione, l’efficienza, i temi della solidarietà non più rimandabili, la cultura, i giovani. Marino è la carta, l’unica carta, rimasta al centro sinistra per non lasciare Roma nelle mani dei 5S che a Parma, dove hanno vinto grazie al voto Pdl riversato su Pizzarotti, in meno di un anno hanno dimostrato già tutta lo loro incompetenza e inconsistenza. A Roma, lo dicono i numeri delle ultime elezioni, c’è la possibilità concreta di bissare quello che è accaduto in Emilia. Solo che Roma (le sue dimensioni, il suo stato e i suoi problemi) sono immensamente più gravi. Una “cura” a Cinque Stelle rappresenterebbe un colpo di grazia.
Marino è l’unico che può far saltare il banco e vincere. Con un progetto di rinnovamento politico e amministrativo che in altri candidati non vedo. Ed è per questo che lo sosterrò.

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