L’imitatore barbuto di Berlusconi. E la democrazia diretta ai polli

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L’ho scritto più volte, e già in tempi non sospetti. Si è passati dal “partito di plastica” (Forza Italia) al “partito che non c’è” (M5S). Tutti e due opachi per quanto riguarda le regole di democrazia interna, proprietari (ovvero di proprietà sostanziale di una persona sola), plebiscitari (in assenza di regole), equivoci nella trasparenza e nelle comunicazioni nei confronti dei cittadini (altro dai cittadini-parlamentari) a cui ci si rivolge per chiedere il voto.

Il voto. Bene prezioso per una democrazia e per ottenere il quale migliaia e migliaia di italiani sono morti. E sarebbe il caso di ricordarsene quando ci si candida e quel voto prima si chiede e poi lo si fa pesare nelle istituzioni.

Se Forza Italia nasce grazie al lavoro imprenditoriale e organizzativo di quella costola della Fininvest (Publitalia) diretta da Marcello Dell’Utri, il M5S nasce invece dal lavoro organizzativo e dal Marketing virale della Casaleggio associati diretta da Gianroberto Casaleggio.

La natura stessa dei due progetti (l’originale e la copia povera e 2.0) già dovrebbe spingerci a riflettere. Ma è risaputo che l’italiano medio (2.0 e non) ha una difficoltà quasi congenita ad andare oltre alla facciata. Le promesse della libertà assoluta berlusconiana (d’impresa, dai laccioli burocratici, dalle tasse, dalla magistratura, da uno Stato pesante e dall’orrido pericolo comunista) rappresentano la facciata della prima ora del cavaliere. Mentre Grillo promette la fine delle caste (e minore burocrazia, e libertà d’impresa e Stato più leggero nei confronti del mercato per strana analogia), la promessa di una democrazia diretta (uno vale uno) che si sostituisca alla democrazia rappresentativa dopo una sorta di apocalisse che incenerisca, partendo dai partiti, l’intero sistema disegnato dalla Costituzione.

Già le “facciate” sarebbero inquietanti. Ma l’inquietudine cresce a dismisura quando apprendiamo (di Berlusconi lo avevamo sempre saputo) che questi partiti sono ben altro da quello che mostrano e che soprattutto che il concetto di democrazia, diretta o rappresentativa che sia, è del tutto estraneo alla loro reale natura.

Se la struttura padronale messa in piedi da Berlusconi ha sempre avuto una serie di “schermi” ben organizzati per dissimulare la realtà, quella messa su dall’imitatore Grillo è da un lato più sofisticata e dall’altro più rozza. E ancora.
Entrambe i personaggi, profondamente italiani, hanno contemporaneamente un’immagine sovradimensionata di se e contemporaneamente un’insicurezza che li spinge a fidarsi solo della famiglia o dei collaboratori più stretti.

La rivelazione dell’HP ( http://www.huffingtonpost.it/mobileweb/2013/03/12/ecco-statuto-movimento-5stelle_n_2860351.html?utm_hp_ref=italy ) uscita ieri sull’esistenza di un’associazione registrata dal notaio a dicembre scorso denominata Movimento Cinque Stelle con tanto di atto costitutivo e statuto, trasforma in carta straccia il tanto sbandierato “non statuto” del presunto movimento. Apprendere poi che il presidente di tale associazione sia proprio Beppe Grillo e che siano indicati come vicepresidente suo nipote e come segretario il suo commercialista racconta anche molto del personaggio e delle sue paure. E viene indicato sempre Grillo, in questo statuto regolarmente depositato, come proprietario e unico titolare del simbolo, del blog, del nome. E che questa associazione è anche il soggetto giuridico destinatario del rimborso elettorale (per poi rifiutarlo, ovviamente). Un dato. Non c’è traccia di Casaleggio in questo organigramma associativo. Forse perché Grillo si è dimenticato di comunicarlo al co-fondatore oppure per evitare che la sua presenza potesse scatenare ulteriori polemiche se fosse emersa (come è accaduto) l’esistenza di associazione e statuto?

Probabilmente a questa domanda non avremo risposta.

Ma ci sono altre domande da fare, e vanno fatte non al “padrone” dell’associazione/partito ma agli attivisti e eletti del M5S.

Erano a conoscenza eletti e attivisti/aderenti al M5S dell’esistenza dell’associazione proprietaria e del suo organigramma?

Se ne erano a conoscenza (anche parzialmente) chi e quanti di loro sono iscritti a suddetta associazione che (apprendiamo dallo statuto) terrà ad aprile la sua assemblea?

Sempre se ne erano a conoscenza, per quale ragione non è stato fatto cenno agli elettori nel corso della campagna elettorale dell’esistenza dell’associazione e dello statuto e si è invece insistito solo sul “non statuto” che apprendiamo essere stato cancellato e sostituito da uno statuto vero?

Tre domande che vanno fatte in particolare a quei parlamentari che “rasppresentano la Nazione” (tutta e non solo gli iscritti ai meetup) e che hanno ottenuto il voto degli italiani anche sulla base di messaggi smentiti oggi dall’esistenza di quella associazione e di quello statuto. Il messaggio di “uno vale uno”, di Grillo solo megafono (è il proprietario e il presidente) e di far riferimento a un “non statuto” che da dicembre scorso è diventato solo giocattolo di un cucciolo di Labrador in un celebre spot televisivo.
In assenza di risposte sarà inevitabile ritenere che si è mentito consapevolmente agli elettori. Che lo abbia fatto Grillo ne siamo certi (non ha fatto cenno in campagna elettorale a associazione e statuto e alla sua carica di proprietario e presidente). Quello che vogliamo sapere e se lo abbiano fatto anche gli eletti/attivisti.

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