La Terza Repubblica cantata dal basso – Overture

Tobia o' scemo

Il sapore delle cose cambia con il tempo. Cosi i gesti, il passo e la voce. E quella specie di sfregio che solca l’angolo della bocca che si fa ogni mattina più profondo. Anche se sorridi.

Il tempo non cancella. Quieta. O al massimo assopisce, per un istante, la rabbia. La rabbia di ritrovarsi a raccontare questo Paese ancora una volta senza trovare neppure un accenno di appiglio a cui aggrapparsi per intravedere un futuro comune, di popolo, di gente d’Italia. Ognuno per se. Con il proprio particolare, con le proprie misere speranze di sopravvivenza racchiuse in privatissimi gusci sigillati. Non che sia sbagliato per definizione rinchiudersi nel privato, ma non può bastare soprattutto ora.
C’è un bisogno immenso di vivere il privato e  in una dimensione pubblica, di se e nell’essere soggetti politici. Per uscire fuori da questa crisi economica che si fa personale di giorno in giorno fino a diventare esistenziale. Nulla di semplice. Tutto necessario però.

Quando scrissi “L’Italia cantata dal basso” per Coppola editore mi consideravo un pessimista all’ultimo stadio. Pensavo che la tinta che avevo utilizzato per cantare il paese fosse troppo fosca. Oggi  mi rendo conto quanto invece fossi ottimista all’epoca. E quanto fosse necessario, davanti al congelarsi di questa crisi che va ben oltre al puro aspetto economico. Diventa moto, sentimento, metastasi. In ciascuno di noi.

A quasi due anni di distanza dalla stesura de “L’Italia cantata dal basso” ho deciso di raccogliere e selezionare le cose scritte in questo periodo in continuità con quel libro, come se fosse necessario un seguito a quell’esperienza e a quella analisi. Per questo mi ritrovo ora a scartabellare fra centinaia di pagine, file, brevi appunti, articoli e post e cercare di ricomporre una trama, a dare senso, volume, ritmo.

Da qui parte una sorta di stesura pubblica senza aver raggiunto nessun accordo con un editore cartaceo. E non intendo pubblicare questa nuova cantata in formato elettronico. Sento un bisogno fisico di portare questo lavoro sulla carta. E di portare quella carta, che a volte pesa e a volte e leggera, in giro. A incontrare persone in lungo e largo per questo paese sghembo. E provato.

Nella scrittura di questo lavoro sto procedendo nella progressiva e sempre più radicale potatura del racconto giornalistico per dare più aria alla narrazione. Ancora più corale, con decine di volti e ritratti e voci a dare senso a questo tempo in cui viviamo.

C’è la Roma imbestialita, crudele e aride di questi anni di potere della destra più becera e pingue. C’è l’Italia che arranca e perde pezzi di se e di popolo. C’è la ragazzina, la donna, l’uomo, il giovane, l’impiegato, il disoccupato, la sognatrice, il perdente, il dolore, la gioia, la strada, la paura. C’è il bisogno di raccontare quello che si è visto e si è subito sulla pelle. C’è il lavoro che non c’è e il lavoro che ci si inventa. C’è la fuga per rinascere e il rinascere rimanendo a tenere la posizione. Ci sono le file alla mensa della Caritas e le risse per un paio di scarpe. C’è il vino bevuto per stordirsi e la gente che si batte per resistere alla riduzione da cittadini in clienti e da clienti in vacche da mungere finché c’è latte per poi destinarle al macello. C’è il bisogno di dare voce agli ultimi e ai perdenti che si sentono primi per aver “svoltato” la giornata. C’è la politica e ci sono gli affari. C’è la coda velenosa della cultura berlusconiana e il brusco risvegliarsi di un paese che ha passato vent’anni a ubriacarsi di illusioni generaliste. C’è tutto questo e quel poco di contraddittorio e piegato e vivo che sono oggi. In queste pagine, in attesa che chi deve leggere trovi il tempo di farlo.

E c’è un filo di speranza. Che è quella che ti fa alzare la mattina e ti fa sorridere e resistere anche se tutto ti dice di fare i bagagli e prendere la fuga.

A presto

 

p.s. (A farmi prendere definitivamente la decisione di mettermi al lavoro su questo progetto è stato un buffo cane di nome Tobia che è saltato sul carrozzone in corsa. Un cane che ride)

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...