Peppe che non sa di avere il cancro ma se lo immagina

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Peppe sente l’odore della fabbrica anche quando torna al paese la sera. Venti chilometri non bastano a cambiarti la pelle. L’odore è metallo e gasolio. E ammoniaca e sudore. E carbone. Il caldo. Dentro un ventre arroventato che non è un rifugio.
Peppe ha un cancro e non lo sa ancora. Ma se lo immagina. E fa finta di niente. Che senso ha parlare di una malattia che ancora non si vede mentre c’è da tirare su due figli e il mutuo da pagare? Sua moglie è in cassa integrazione da due mesi e pensare a una malattia che ancora non ti nega la vita sarebbe una follia.

Prima di andare a casa Peppe fa
un salto al bar. Sembra un paradosso, ma a quel bar così lontano dalla fabbrica ne sanno molto più di lui del futuro del suo posto di lavoro. Del suo lavoro. Perché quando sei lì a bruciarti un pezzetto di vita a ogni turno che i capi mandano in terra mica puoi stare dietro a qualsiasi notizia che ti arriva a pezzi e bocconi. Hai altro da fare. Ci devi stare con la testa per non fare la fine di quel ragazzo che c’è rimasto due settimane fa. Perché la fabbrica ti chiede tutto. La tua pelle, i tuoi sogni, la tua attenzione. E allora non sai. Sei al centro di tutto, in quel ventre arroventato, e non sai.
Il bar oggi non è consolazione. “Impresa e governo stanno trattando” e basta. Di cosa dicono i lavoratori e i sindacati ne sa fin troppo. Preferirebbe non sapere a volte, Peppe, come per il cancro che non sa di avere ma si immagina.
A casa si parla solo della Juve a cena. Solo il tempo di togliere ancora un po’ di odore di fabbrica dalla pelle e poi il pane caldo, le olive, e la frittata. Un bicchiere di vino e il sorriso dei ragazzi. E quella partita da commentare. Quei gol agli inglesi.
“Domenica ci vai a votare?”, gli chiede sua moglie. Non lo so. E poi mica sono elezioni vere. Non si cambia nulla. E anche se fossero elezioni elezioni di quelle che alla fine c’è un ministro che proclama un vincitore non cambierebbe nulla lo stesso. C’è la fabbrica finché dura per me e speriamo che rinnovino la cassa integrazione a te. Non lo so se ci vado. E tu? “Ci provero”.
Il respiro quieto di sua moglie racconta una tregua. Peppe si alza e l’aiuta a sparecchiare. Domani gli tocca un doppio turno, il quinto di questo mese. Che i soldi non bastano mai. E ringrazia il cielo di quel sospiro di pace. E di non sapere di quel cancro che si porta dentro ma che si immagina.

***

La prima puntata: Anna ha diciotto anni e correrà vi di qua

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