Vendola assolto. Si ridisegna il centro sinistra. Grillo e Renzi in allarme

Avevo deciso di non commentare il voto siciliano e l’ennesimo colpo di coda (populista) del Caimano di Arcore attendendo di vedere come andava a finire la vicenda giudiziaria che aveva coinvolto Nichi Vendola. Un po’ per pigrizia, lo ammetto, e un po’ perché fare i conti osservando lo scenario politico senza tenere conto di uno dei protagonisti (Vendola) era del tutto inutile. Ora, davanti a questa assoluzione dall’accusa mossa a Presidente della Regione Puglia di abuso d’ufficio (con un nitido “perché il fatto non sussiste”), si riaprono i giochi non solo nel centro sinistra. Si riaprono punto. E spiego perché.

Prima di tutto il comportamento di Vendola in questi mesi. Che ha continuato a fare politica a livello locale e nazionale candidandosi anche alle primarie di coalizione senza mai rifiutare giudici e processo, accettando l’iter giudiziario e difendendosi con fatti e argomenti e annunciando poi in caso di un suo rinvio a giudizio e non in caso di condanna il suo abbandono della vita pubblica e quindi della politica. Un caso unico in Italia. Non oso immaginare quale sia stato il clima sia per Vendola che per i militanti di Sel in questi mesi. E il calo di consensi e di fiducia da parte dell’elettorato (anche siciliano) è stato evidentemente frutto di questa pesantissima accusa. Ora davanti a questo categorico svanire di quest’ombra, e contemporaneamente il comportamento pubblico (e davanti alla giustizia) e politico di Vendola cambiano di fatto le carte in tavola. 

Prima dell’arrivo al governo di Monti e dell’esplosione di Grillo e del M5S, Vendola ha incarnato non solo un pezzo di sinistra tradizionale e libertaria e ecologista ma anche e soprattutto le speranze di crescita, trasparenza e voglia di mettersi in gioco di tantissimi giovani. Il livello di consenso che si era accentrato sul suo progetto era pari se non maggiore a quello del movimento ideato e fondato dal duo Grillo/Casaleggio. Da qui inevitabile il fuoco di fila da parte del Pd (vi ricordate il delirio estenuante sulle primarie di due anni fa?) e poi l’ossessivo attacco di Grillo&co contro Vendola (gli inceneritori, il San Raffaele, etc etc) amplificati poi a dismisura dall’arrivo dell’inchiesta per abuso di ufficio. Due anni e passa di logoramento che hanno demotivato sostenitori, allontanato alleati e assotigliato il peso di Sel. 

Oggi questa piena assoluzione e un comportamento assolutamente trasparente e ineccepibile se paragonato a qualsiasi altro uomo politico italiano sottoposto a analoghe accuse toglie armi e argomenti a chi prima lo vedeva come oggetto estraneo a un governo di centro sinistra e a chi poi ha solo alimentato e sparso veleno nei suoi confronti per frantumare un progetto di sinistra altra dal riformismo egemone del Pd e poi appropriarsi delle spoglie.

Quale sarebbe stato il risultato in Sicilia se la decisione del Gup pugliese fosse arrivata tre mesi fa? Il M5S avrebbe avuto quel risultato? E soprattutto si sarebbe riproposta quella strana alleanza fra Udc e Pd incarnata dalla candidatura Crocetta? E ricordiamoci che stiamo parlando di quello stesso Udc dei due Totò (Cuffaro e Cintola) che oggi tengono inevitabilmente in pugno una brava persona come l’ex sindaco di Gela Rosario. Senza lo scivolone di Claudio Fava (sorvolo il giudizio su quella bambinata di non ave verificato la data di ottenimento della residenza nell’isola) e con Sel non condizionata dal procedimento giudiziario nei confronti di Vendola le cose sarebbero andate molto diversamente.

Ad avare più vantaggi dal rilancio è certamente Bersani. Il segretario del Pd ha trovato in questi mesi una spalla non di poco conto nel presidente della Puglia. E spostare lo scontro nelle primarie fra Renzi e Vendola lo facilita sia nella tenuta del partito sia nel consolidare, come di mediazione e sintesi, la sua leadership. E su questo si gioca di fatto si quale linea e su quale quadro di alleanze possibili posizionare il PD nel futuro. E non solo. Il ritorno in campo a pieno regime di Nichi ridà respiro alla candidatura possibile Civati/Cavalli in Lombardia e potenzia Zingaretti nel Lazio. E riapre di fatto la questione per il candidato sindaco di Roma.

Oltre a Grillo un rientro a pieno titolo e senza inibizione sul palcoscenico di Vendola e della sua capacità di attrazione dell’elettorato più giovane ad avere problemi sarà Matteo Renzi. E infatti già le prime dichiarazioni del sindaco rottamatore sono di disagio. L’immagine dell’uomo che rinnova impallidisce da oggi non di poco. 

E per chiudere c’è una questione di non poco conto. Quella di Di Pietro e dell’Idv che sta attraversando una fase difficilissima. Vendola sta cercando da tempo di far rientrare Tonino nell’inquadratura di Vasto togliendolo dallo stritolamento esercitato da Grillo sull’Italia dei valori. E ora l’operazione riprende respiro. Salvando, fra l’altro, la leadership di Di Pietro sul partito.

Ora c’è poco tempo e molto da fare per Nichi. Ma da oggi è finalmente libero di farlo.

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