Stampa a sinistra. Partendo da Left che uccise Avvenimenti – anticipazione di I Siciliani giovani

Copertina del libro Left 2007 di Massimo Fagioli…

Questo brano dell’ampio servizio che analizza quello che si muove nella stampa “a sinistra” è dedicato alla vicenda Left/Avvenimenti. E’ la prima volta che scrivo sull’argomento. Nel servizio che uscirà nelle prossime settimane su I Siciliani giovani si parlerà anche di Paese e Sansonetti e di Telese e Pubblico.

***

C’era una volta un giornale che si chiamava Avvenimenti e per almeno quindici anni fece la differenza. Chiuse, con una montagna di debiti, all’arrivo del terzo millennio. Poi ci fu un tentativo di farlo rinascere e sembrava una cosa seria, ma un furbacchione con un cognato con una montagna di soldi se lo prese. Tac! Golpe, dissero. Romantici inguaribili, eterni attempati adolescenti di questa sinistra credulona. La famiglia Bonaccorsi, con l’aiuto non marginale del cognato Ivan Gardini, il giornale se lo acchiappò – ciao ciao Avvenimenti -, compresa la cooperativa Altritalia e il finanziamento pubblico di qualche centinaia di migliaia di euro, e lo impacchettò ben bene tutto quanto giornalisti e poligrafici compresi e, fatto un bel fiocco con un nome nuovo nuovo (Left), lo regalò di fatto a quell’allegra congrega dei cosiddetti “fagiolini”, ovvero la comunità di pazienti e collaboratori dello psichiatra Massimo Fagioli. Un club di simpaticoni molto potenti in particolare nella sinistra salottiera e acculturata romana. Che innumerevoli danni ha fatto proprio a sinistra. Basti rimembrare il rincoglionimento di Fausto Bertinotti sulla via della terapia collettiva fagioliniana. E il conseguente imbriacamento senile che contribuì al tracollo del 2008.

Fagioli in terapia (collettiva, ovvero lui che parla a ruota libera per ore davanti a qualche centinaio di persone e ogni tanto concede qualche secondo al pubblico adorante) dettava la linea, che fosse un delirio o una cosa seria o almeno vagamente pensata. La proprietà imponeva. E imponeva anche l’edificante doppia pagina del “maestro” che settimanalmente impreziosiva il giornale. Che contributo fondamentale al dibattito della nuova sinistra italiana. Per mesi, tanto per fare un esempio, i lettori di Left/Avvenimenti (il sottotitolo Avvenimenti era rimasto solo per garantirsi il finanziamento pubblico) lessero ampie disquisizioni sul tema “pompino con l’ingoio o no?”. Poteva la sinistra alternativa al Pd non affrontare un tema così cruciale? E così andava. Con le ossessioni sessuali del club fagioliniano, e l’omofobia, le furbizie politiche salottiere, il saccheggio impastrocchiato del pensiero di Spinoza, l’occhiolino ai radicali e a Pannella, etc etc.

Quella fase lì me la sono vissuta tutta in prima persona. Ero uno dei redattori regalati ai fagiolini a sua insaputa. Devo dire che finché non si sfioravano i temi “fondanti” del “pensiero” di Fagioli il livello di autonomia per i cronisti di fare il proprio lavoro era inimmaginabile. La direzione praticamente non esisteva. Nel senso che i Bonaccorsi Brothers, dopo aver fatto fuori un buon numero di direttori, il giornale lo avevano affidato a uno del club che si disinteressava praticamente della cronaca e degli esteri e dell’attualità concentrandosi solo sul messaggio del “maestro”. Tutto il resto era contorno. E bastava avere un po’ di mestiere per farsi e beati cazzi propri. E così io facevo. Quasi sempre. Prima un lavoro sugli esteri aprendo su temi come i movimenti sociali e le trasformazioni politiche in America latina e poi Raccuglia e la nuova mafia palermitana, la trattativa, le stragi, dell’Utri, i testimoni di giustizia, Why Not, Wind, ‘ndrangheta, la nuova destra, il damping sociale nelle ristrutturazioni della metallurgia e dei porti italiani, il terremoto de L’Aquila. Scrivevo, lavoravo, producevo, e facevo vendere copie. Così alcuni – pochi – altri con me. Poi, con la crisi e la scissione di Rifondazione post elezioni politiche, iniziò la caccia al nemico interno. Perché un club come quello descritto finora ha bisogno di un buon numero di nemici veri o presunti per sopravvivere e ne deve avere assai, soprattutto in momento di crisi, per tenere compatto il branco. E inevitabilmente il conflitto arrivò. Eccome se arrivò. Io riuscì, solo dopo mesi, a farmi pagare gli arretarti. Ed erano un mucchio di soldi per uno sfigato come me. E comunque sono stato uno dei fortunati. So di decine e decine di cause di collaboratori che non hanno neanche mai visto una lira dei lavori regolarmente comprati e pubblicati. E quello economico è stato uno degli aspetti più eclatanti, ma non il solo. Mica puoi lavorare che so su temi come la mafia o la corruzione con un clima interno da sacra inquisizione. Figuriamoci a scrivere di politica o di diritti civili. Una brutta storia. Che solo in minima parte è diventata pubblica (come quella della testata presa successivamente da Luca Bonaccorsi Terra) con la sottovalutazione disastrosa del sindacato e dell’Ordine. Che sono intervenuti solo tardivamente e in maniera goffa in particolare su Terra con risultati disastrosi per i lavoratori.

Bene. Oggi Left (non più in mano a Luca Bonaccorsi ma alla sorella Ilaria) approda come supplemento a L’Unità. Ho avuto la notizia in anteprima da un collega sopravvissuto a quella redazione. Sconcerto. Anche perché so che Left (sottraggo il sottotitolo Avvenimenti perché di quella esperienza e di quella generazione e modo di fare inchiesta non ce n’è più traccia) vendeva una manciata di copie (neanche tutti i fagiolini lo compravano più) e  L’Unità non naviga certo in buone acque. Anzi. Le acque dove galleggia non sono assolutamente tranquille. E si chiamano “esuberi”, debiti, ristrutturazioni, Cig etc etc. Insomma editorialmente l’operazione sembra tutt’altro che una furbata imprenditoriale. Ma si sa. Sta roba della razionalità e del mercato nel sistema editoriale italiano è un oggetto alieno. E allora, pensa che ti ripensa, alla fine mi è venuta un’idea.

Ripartiamo dai fagiolini. Si tratta di un pacchetto di voto compatto, monolitico. E geograficamente omogeneo. Il prossimo anno si vota per il Comune di Roma. E a Roma i fagiolini fanno numero. E quindi, assodato che non si tratta di un pacchetto indirizzato verso Zingaretti – anche perché perfino il Pd e la sua sindrome tafazziana davanti a quella candidatura impallidisce e arretra – chi è nelle “seconde linee” che ha bisogno di blindare la propria candidatura in consiglio comunale e di far pesare il pacchetto fagiolino per ottenere un assessorato di peso? Un dalemiano o un veltroniano? Bettini? Morassut? Chi? Ovviamente non ho la risposta. E attendo dal mio rifugio in un borgo del viterbese “scalpitando sui miei sandali” di vedere chi sbucherà fuori. Anche perché solo in funzione politico/elettorale ha senso questa operazione Left/Unità.

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