La Rete non perdona 2 – #grillo e la guerra ai giornalisti e ai blog

Stringato e fulminante post di Gilioli sul suo blog che interpreta con precisione i contenuti del post di Grillo su querele di massa ai giornalisti e obbligo di rettifica sui blog che si azzardino a riportare notizie o valutazioni che non siano approvate da Grillo stesso o dal suo groppo dirigente (che c’è, eccome se c’è). Gilioli fra l’altro evidenzia (oltre alla prima porcata della minaccia preventiva di querele, ovvero un’intimidazione diretta a tutta la stampa italiana) anche la porcata della volontà da parte di Grillo di pretendere rettifiche da tutti i blog di notizie che a suo parere (e a questo lui basta) possano offenderlo o non essere (secondo lui) la verità assoluta e rivelata.
Dalla Rete unica fonte libera di verità e informazione si è passati alla libertà ma solo se si parla bene di me?
Come scrivevo domenica, si è passati dall’editto bulgaro di Berlusconi a quello al pesto di Beppe Grillo.
Noto poi, non con stupore, che sia partita una campagna per cercare di smontare le ricostruzioni documentate sui rapporti fra Casaleggio e M5S e Grillo e sulle molte contraddizioni interne e deroghe (non pubblicizzate) alle regole del non statuto grillino (sbandierate a tutto spiano) pubblicate negli ultimi mesi, per far fronte all’emersione delle contraddizioni evidenti e non piú occultabili. Ha iniziato Travaglio con una maxi intervista su Il Fatto che è palesemente partigiana. Ha proseguito ieri Messora su Byoblu cercando di sminuire l’evidenza del peso imprenditoriale delle relazioni della Casaleggio Associati che, per stessa ammissione del fondatore Gianroberto, ha un peso fondamentale sulla comunicazione, le linee politiche e l’organizzazione di M5S. Se Travaglio da amico fa un favore a un amico (Grillo) con l’intervista (e non deve trovarsi Travaglio in una posizione comoda oggi visto che una delle testate che Grillo vuole querelare è proprio Il Fatto per un pezzo sulle difficoltà della non giunta Pizzarotti a Parma) il secondo pezzo è un capolavoro di un ex collaboratore e dipendente (grazie al cielo ha il buon gusto di dichiararlo) verso chi lo ha finanziato e promosso agli inizi della sua carriera di bloger e di giornalismo 2.0. Astenersi da farlo in maniera così sfacciata e direttamente, fosse stato solo per amor proprio, sarebbe stato un segnale di buon gusto e equilibrio. Ma si sa, basta mettersi il 2.0 in coda, e equilibrio, deontologia e buon gusto diventano accessori inutili.
Ma cosa ci racconta tutta questa vicenda (porcata)? Che Grillo ha paura. Che i suoi più stretti collaboratori hanno paura. Della libera stampa. Della Rete che non riescono a controllare.

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