Una lettera a Riccardo Orioles direttore de I Siciliani Giovani. “Facciamo libri Riccà”. Libri, #ebook. E la sua risposta

Ciao Riccà,

te la scrivo così questa cosa che abbiamo già discusso insieme a Roma davanti a un panino nello spazio di un cambio di treni. Te la scrivo, sperando che tu non abbia appeso i coglioni al chiodo e che non solo la pubblicherai sul tuo giornale ma che troverai voglia, tempo e “cazzimma” per rispondermi. Si, il tuo giornale, perché dalle tue vene da vecchio pirata barbuto questo giornale è uscito. Questo, non quello in cui hai lasciato un pezzo di cuore e la leggerezza degli anni buoni. Questo qui, anno 2012, terzo millennio. I Siciliani giovani. Di questo parliamo. Di questo tuo sogno che si è fatto prodotto giornalistico e ha coinvolto anche una pattuglia di giovani che un pezzo di cuore ci stanno mettendo nel confezionarlo.

Ti scrivo, poi, appena finito a parlare com un comune amico, Pino Maniaci, commentando il provvidenziale colpo di culo che permetterà a TeleJato di rimanere aperta. Quindi con un sorriso ti scrivo e la voglia di brindare, once in a lifetime. Almeno una volta nella vita.

Bene,  andiamo al dunque Riccà. Mi sono fatto editore. Di me stesso, accidentalmente, e di altri, di vecchi arnesi come noi due – che conosci bene come Sebastiano e Antonio – e di giovani e esordienti e altri che un editore per pubblicare un libro non lo trovano. Perché non hanno parenti che frequentano i salotti giusti o qualche padrino a socchiudere porte. Oppure che un libro lo hanno per noi. Lo stanno pensando per questa idea folle che mi frullava per la testa fin dal tempo de Gli Italiani.

Editore di libri fatti di bit e venduti in una libreria immensa che tutti e due frequentiamo abitualmente, la rete. Ebook. Che sono libri veri, fatti di lavoro e fatica e passione. Non gadget. Non prodotti editoriali di serie b. Libri che scelgo, curo con gli autori, edito, pubblico e poi  sostengo e promuovo. Libri che seleziono pensando: “questo lo comprerei”.Come facevano gli editori di una volta che i libri che pubblicavano prima di tutto li amavano. Funzionava così, lo sai, prima che il marketing diventasse dominio, fede, dittatura.

Ecco l’idea di questa microscopica casa editrice. Con un mio segno, una mia linea editoriale. Per questo ho chiamato l’edizione con il mio nickname di Twitter, @orsatti63. La mia firma, il mio contributo. Politico e culturale.

Mi penso, Riccardo, come un nodo di questa rete di pensieri e impegno, di artigianato e passione, di racconti e parole. Mi penso così, Riccà. Non è ritirata. Non è individualismo. Ma una cosa concreta, fatta dopo una lunga riflessione. Con chiarezza e con la determinazione di una artigiano che ama il suo lavoro: la parola, il racconto. Te la ricordi quella frase che scrissi un po’ di tempo fa nel racconto Il Lampo Verde? “Costa più di un soldino l’onore del racconto“. Si che costa, lo sai tu, lo so anche io. Questa frase, anche se non ancora esplicitata, è lo slogan – il sottotitolo – di questo mio progetto editoriale.

@orsatti63 non è I Siciliani Giovani. Il mio progetto però può essere un buon compagno di viaggio de I Siciliani Giovani. Facciamoli camminare assieme, questo ti dico. Facciamo promozione l’uno dell’altro. E facciamo libri insieme, Riccà. Libri. Quelli che sono un pezzo grosso del nostro scheletro affaticato che ci tiene in piedi. Facciamo una collana a doppio marchio, promuovendo gli autori giovani (anche quelli che non lo sono anagraficamente) che stai coltivando con il progetto de I Siciliani. Una collana I Siciliani Giovani – @orsatti63. Da posizionare nel mercato – lo so la parola è orribile, ma quella è – degli ebook, offrendo misero auto-reditto a chi li scrive, diffondendo approfondimento e cultura.

Tu sei e sei stato uno dei primi a immaginare uno scenario in cui gli ebook diventavano un dirompente mezzo di diffusione di idee altrimenti soffocate dal mercato editoriale tradizionale. Attento alle tecnologie, allo sviluppo del sistema proposto dalla rete e non solo qui in Italia. E hai tutti gli strumenti per capire, quindi, che l’idea di una rete di soggetti autonomi che di volta in volta si uniscano in progetti comuni ora è la soluzione praticabile per reagire allo stritolamento culturale che abbiamo subito da almeno vent’anni.

Facciamo libri, Riccà. Libri de I Siciliani Giovani e di @orsatti63. Questa è la mia proposta, il mio sogno, la mia disponibilità. E il mio contributo concreto al tuo giornale, che non si limiti a qualche mio servizio che vorrai pubblicare di tanto in tanto.

Un abbraccio, compà

Pietro  

Ecco la risposta di Riccardo Orioles

Caro Pietro,

benissimo cosi. Facciamo libri. E facciamoli come si fanno adesso, nel 2012, ebook. Lo sai, è da molto tempo che ci lavoro: pensa al tuo primo, “Roma”, sembrano passati anni e invece sono pochi mesi. Ne hai fatta di strada. E hai (abbiamo) appena cominciato.

I Siciliani Giovani (che non sono affatto il mio giornale: il nostro, ma soprattutto dei ragazzi) contiene tante anime. La tua, @orsatti63. Quella del doposcuola di quartiere, il Gapa. Quelle del vecchio giudice, il Caso Catania di Scidà. La mia, Mardiponente. Ma questo è solo l’inizio: pensa ai libri di Francesco, a quelli di Monitor, a quello che sta preparando Norma, a quello che sta scrivendo Luciano… E’ tutto un mondo che pulsa, che vuole uscire fuori. Come un arcipelago vulcanico, che isola dopo isola rompe il mare.

In questo mondo, la tua storia (e quella di Sebastiano e degli altri orsattari) è uno dei territori più rigogliosi: certo che stiamo insieme, come Lipari e Panarea!

Le isole del mio mare sono sette, la prima proprio davanti a Milazzo. Navighiamole insieme, siamo sulla stessa rotta. Tu finalmente stai sorridendo, e anch’io: parliamo dei nostri libri, parliamo del nostro mare.

Riccardo

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