I paralleli fra il ’92 e oggi. Intervista al segretario di MD. Per capire #Brindisi?

Poche settimane fa avevo scritto per lo speciale del primo maggio di Rassegna Sindacale questa intervista a Morosini segretario di Magistratura democratica. Rileggendola con negli occhi le immagini dell’attentato di oggi a Brindisi vengono le vertigini.

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Di Pietro Orsatti – su Rassegna sindacale speciale Primo maggio http://www.rassegna.it

“Le analogie fra la situazione che attraversa il paese oggi e quella del ’92 sono molte e inquietanti. Crisi del sistema dei partiti, crisi economica e pesante debito pubblico, fenomeni diffusi di illegalità e corruzione, forti tensioni sociali. Visto quello che accadde vent’anni fa il quadro è tutt’altro che rassicurante”. Il segretario di Magistratura democratica, Piergiorgio Morosini, non nasconde le sue preoccupazioni. “Le analogie, ripeto, sono evidenti. Per intenderci, la fine della prima repubblica non coincise solo con la deflagrazione del sistema dei partiti. Anche allora, ripeto, la situazione economica era molto grave, il debito pubblico era a livelli impressionanti e un clima di forti tensioni sociali attraversava il paese da Nord a Sud. Inoltre, anche sul piano istituzionale si stava attraversando una fase di conflitto molto dura e ci si avviava a un riassetto. E in quello scenario la magistratura si ritrovò a giocare un ruolo di supplenza”.

Rassegna La crisi del sistema dei partiti, oggi, è paragonabile a quella di vent’anni fa?
Morosini Nel 2007 la commissione parlamentare Antimafia aveva scritto e approvato un codice etico per le candidature alle elezioni. Un codice in cui si prevedeva che chi era stato condannato per specifici reati, che non erano solo direttamente collegabili a fenomeni mafiosi, non potevano presentarsi alle elezioni. Nella tornata elettorale successiva si sono verificati ben 108 casi di violazione di quel codice che lo stesso parlamento, e quindi i partiti, avevano approvato.
Rassegna Il ’92 non è solo l’anno della crisi dei partiti, è anche l’anno delle stragi di mafia. Della strategia terroristica di Cosa nostra che alza il tiro con gli attentati di Capaci e di Via D’Amelio e poi l’anno successivo a Firenze, Milano e Roma.
Morosini La mafia ha sempre giocato un ruolo nei momenti di forte tensione e di riassetto del paese. Come se intendesse inserirsi nei momenti di incertezza per conquistarsi spazi. Le faccio un esempio. Emerge chiaramente dagli atti della commissione Antimafia presieduta da Luciano Violante negli anni 90 – ne parlano diffusamente collaboratori del calibro di Buscetta e Calderone – come nel periodo difficilissimo fra il ’69 e i primi anni 70 Cosa nostra – per ritagliarsi in cambio uno spazio e realizzare i propri obiettivi, in particolare garantendosi impunità – intendesse porsi a disposizione di progetti destabilizzanti come il tentato golpe Borghese. Nei momenti di tenuta, di continuità, di stabilità, Cosa nostra ha storicamente ricercato e mantenuto rapporti diretti con singoli politici con i quali intessere relaziooni che garantissero i suoi interessi. In momenti di instabilità e di crisi, invece, ha sempre cercato di inserirsi per ricontrattare spazi e potere contribuendo anche a processi di destabilizzazione. All’interno dello scenario di grande instabilità apertosi nel ’92 Cosa nostra giocò un ruolo nell’accelerare la crisi e aggravarla, cercando poi di ottenere i propri obiettivi, principalmente impunità.
Rassegna Un ruolo che Cosa nostra, accennava prima, non si giocava per la prima volta.
Morosini Certo. Ci sono documenti statunitensi recentemente desecretati che raccontano come la mafia siciliana ebbe un ruolo e si garantì spazi e margini di manovra anche a partire dal 1943 collaborando con le forze di occupazione.
Rassegna La collaborazione, definiamola così, di Cosa nostra ha trovato spazio anche negli omicidi di stampo politico?
Morosini Le parlo di un fatto particolare. Quello di Pio La Torre. L’omicidio dell’esponente del Pci non è legato solo ai corleonesi. Eppure in quegli anni c’è stata come una spinta a distogliere l’attenzione dall’ala palermitana della mafia siciliana, che aveva un peso economico, militare e politico soverchiante se paragonato a quelli di Totò Riina e dei suoi. E a colpire principalmente i corleonesi. Come anche per la scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, anche se poi ci fu il coinvolgimento diretto come esecutori proprio di Riina e di Provenzano nel commando che mise in atto l’azione, aveva implicazioni ben più vaste vista anche la complessità del personaggio e le inchieste che stava conducendo, quelle sulla morte di Mattei e sul golpe Borghese.
Questo si è verificato anche per altri omicidi di matrice politica mafiosa. E per le stragi del ’92. Anche se è evidente che ci furono coincidenze di interessi che andavano ben oltre quelli mafiosi, si è riusciti poi a colpire solo gli esecutori materiali di quei fatti.
Rassegna È comodo utilizzare la figura di Riina?
Morosini Fra il ’78 e l’82, nel corso della guerra di mafia che li porta ai vertici di Cosa nostra, i corleonesi mettono in atto un’offensiva incomprensibile, visto che i palermitani anche sulla carta avevano una potenza militare di ben altra portata. Eppure riuscirono a vincere e a conquistare il potere.
Rassegna Con una “mattanza” senza precedenti andata avanti per quattro anni quasi indisturbata. Quello che sembra descrivere è uno scenario in cui altri poteri favorirono di volta in volta una fazione o l’altra di Cosa nostra. E che consentì anche un’ipotesi di trattativa fra mafia e stato?
Morosini Che ci sia stata una sorta di dialogo e di coincidenza di interessi fra pezzi di apparati dello Stato e la mafia è dimostrato anche dalla condanna di personaggi come Bruno Contrada per associazione esterna. Un funzionario dello Stato che “informava” esponenti della mafia di indagini e inchieste in corso.
Rassegna Tornando al ’92, quello fu un anno in cui moltissime cose si misero in moto.
Morosini Erano saltati degli equilibri e la conferma in Cassazione delle sentenze del maxi processo fu un segnale che qualcuno, per Cosa nostra, non aveva rispettato i patti. Da qui probabilmente anche la decisione di alzare il livello di conflitto con la strategia stragista.
Rassegna Ora le condizioni però sembrano diverse. Sul fronte della capacità militare la mafia non ha più quella potenza che aveva fino ai primi anni novanta.
Morosini Questo è vero. Ma ha anche cambiato strategia sul piano economico. La mafia siciliana come evidentemente anche la ’ndrangheta e la camorra, investono fuori, in altre zone del paese. Le dirò di più, ci sono imprenditori del Nord che agli investimenti mafiosi aprono le braccia.
Rassegna In concreto?
Morosini Ci sono industrie chimiche, di vernici o concerie del Nord est che si rivolgono a imprese della camorra per smaltire rifiuti pericolosi. Con un risparmio di quattro quinti sui costi di smaltimento. E la camorra utilizza lavoro sottopagato, metodi di trasporto e stoccaggio non sicuri, e smaltisce in aree dove o c’è poco controllo oppure le amministrazioni locali omettono esse stesse le proprie funzioni di controllo.
Un esempio ulteriore? La vicenda Fastweb con la creazione di 378 milioni euro di fatturazioni false. Fatturazioni utilizzate per coprire soldi sporchi adoperati per finanziare addirittura, a favore della ’ndrangheta, la campagna elettorale all’estero di un candidato che, eletto, è andato a occupare una funzione di controllo.
Rassegna In questi anni, proprio a partire dal ’92, la magistratura non ha solo esercitato un ruolo di supplenza, ma si è anche trovata al centro di attacchi durissimi.
Morosini La magistratura è stata sottoposta a un processo mediatico senza precedenti. Una sorta di processo parallelo. Che è stato perfino testato ripetutamente in televisione prima di essere messo in atto. Basti guardare quello che è successo in televisione su vicende come quelle di Marta Russo e Cogne.
Rassegna Anche all’interno della magistratura, però, sembra esserci un condizionamento pesante da parte della politica. Penso al caso dell’inchiesta Why Not condotta dall’allora pm De Magistris a Catanzaro.
Morosini Luigi De Magistris si trovò a operare in un ambiente molto difficile e in un distretto dove non erano state mai condotte indagini così delicate su comitati di affari molto potenti. E il modo come poi venne condotta l’azione disciplinare, diretta solo in una direzione, fa capire i problemi molto seri che ci sono in tema di autogoverno della magistratura.
Rassegna E davanti a casi come quello di Marra a Milano e Toro a Roma?
Morosini La questione morale attraversa anche alcuni settori della stessa magistratura.

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