La grande beffa del terremoto (servizio su Rassegna sindacale @rassegna_it )

Onna, la mattina del 6 aprile 2009 - foto di Pietro Orsatti

PUBBLICATO SU RASSEGNA SINDACALE n.13 19/25 aprile 2012

Rassegna.it

di Pietro Orsatti

Se non ci fossero stati 309 morti e se non fossero state coinvolte le vite di decine di migliaia di persone ci troveremmo davanti a una colossale beffa. Una beffa mediatica, di dimensioni inimmaginabili da un lato, e un saccheggio a cui hanno partecipato un po‘ tutti, nel bene e nel male. L’Aquila, notte del 6 aprile 2009 la terra trema, si spacca, esplode. E dopo poche ore c’era già chi cercava di monetizzare la tragedia. Lo racconta la cronaca, lo raccontano le prime inchieste giudiziarie, l’inquietante evidenza di quello che è quel territorio oggi a tre anni dal sisma. Alcuni anni fa il giornalista Paolo Rumiz per spiegare cosa era stata davvero la guerra di Bosnia scrisse un libro profetico e inquietante, “Maschere per un massacro” (Editori Riuniti) definendo, crudelmente, il conflitto come una enorme truffa, una mistificazione tragica, per consentire una colossale rapina. Con la dovuta cautela, ovviamente, quello che è accaduto in Abruzzo, e in Italia, dopo le 3 e 32 del 6 aprile 2009 è stata una grande messinscena che ha consentito, di fatto, una grande rapina politica e non solo.

Soldi. Un fiumi di soldi. Buttati, spesi male, in deroga a ogni possibile controllo, e poi occultati e infine, oggi, bloccati da un’assurda lotta burocratica fra Comune e Regione, fra il sindaco Cialente e il presidente della Regione Chiodi che è anche commissario straordinario alla ricostruzione e quei soldi se li tiene stretti. Perché ci sono più di 5 miliardi di buone ragioni in ballo nel grande affare della ricostruzione. E quei soldi lì pesano anche politicamente. Perché Cialente è del Pd e Chiodi del Pdl e fedelissimo di Berlusconi e a L’Aquila, fra pochissimo, si vota. Quindi sull’inizio della ricostruzione il voto pesa e si fa pesare. E L’Aquila è ferma. Immobile. E chi se ne frega che l’associazione dei medici di famiglia dichiari che a tre anni dal sisma metà della popolazione sia tuttora “assistita” esattamente come il giorno dopo il terremoto. E chi se ne frega che l’intero centro storico del capoluogo sia zona rossa e che oltre a un po’ di transenne e qualche luogo di culto restaurato prontamente tutto sia fermo. Immobile in attesa di chissà quale miracolo di semplificazione burocratica. Senza poi parlare dei tanti paesi della valle dell’Aterno devastati dal sito. Oltre di Onna qualcuno ha sentito parlare di altri borghi cancellati dal sisma?

Perché si parla sempre e solo di Onna?

Onna è una frazione de L’Aquila, è dove si sono verificati più morti a fronte del numero di abitanti. È praticamente a pochissima distanza dall’epicentro. E poi ha in bellissimo e facilmente accessibile prato. A pochi metri dalla statale. Un prato posto esattamente davanti alla “spettacolare” devastazione del sisma. Perfetto per mettere camper regia e parabole satellitari e andare in onda in diretta con servizi strappa lacrime e con un fondale illuminato dalle fotoelettriche che neanche a Cinecittà ci sarebbero arrivati a disegnare. Perfino quel termosifone solitario appeso a un tubo nel vuoto, lì, senza più una casa intorno. Che cosa si vuole di più? E lo ha capito subito anche Silvio Berlusconi che di televisione se ne intende che quel “miracolo” offerto dal set naturale dio Onna andava sfruttato e al meglio. E a neanche 48 ore dal sisma si precipitò nella frazione per farsi riprendere su quel prato. E chi se ne frega che per andare in onda il premier abbia di fatto per ore bloccato le colonne di aiuti che transitavano sulla già devastata statale 17. Qualche ora di ritardo in più o in meno per gente senza un riparo, senza cibo e acqua da 48 ore che problema è? E’ successo anche questo a L’Aquila. Ed era solo l’inizio.

Ma torniamo ai soldi. Perché di soldi in una tragedia del genere ne circolano e assai e, in futuro se si avvierà questa benedetta riscostruzione. La parolina magica di tutta questa vicenda è “in deroga”. Perché sotto Berlusconi il potere di Guido Berolaso, direttore del dipartimento della Protezione Civile e poi sottosegretario, si è ingigantito a dismisura e svincolato da qualsiasi vincolo di controllo su un capitoletto da niente: la spesa. Guido, il commissario “alla qualunque” (più di venti nomine a commissario straordinario con tanto di deroga per motivi di “emergenze” perfino ai mondiali di nuoto e alle gare ciclistiche), ha dato il meglio di sé nell’andare in deroga a qualsiasi regola e controllo a L’Aquila. Partendo da una militarizzazione del territorio dai costi inimmaginabili. Tutto consentitogli dai decreti di una maggioranza blindatissima. Una politica della deroga che ha consentito di fatto l’instaurarsi di una sorta di area sotto controllo militare, senza possibilità da parte delle autorità civili (dalle amministrazioni locali fino alla magistratura) di esercitare e qualcuno ne ha approfittato. Abbondantemente e da subito.

E fin da pochi giorni dopo il sisma è stato evidente che criminalità organizzata, aziende spregiudicate, fantasiosi consulenti e affaristi vari, fiutando (e non ci voleva molto) il grande affare sia dell’emergenza prima che della ricostruzione poi su L’Aquila si sono precipitati. E che cosa ha fatto la grande macchina del circo della Protezione Civile e della macchina dell’emergenza a uso e consumo del set pubblicitario del capo? Ha cercato in tutti i modi di fermare la stampa. Quel po’ di stampa che non si era rincoglionita sul prato di Onna a sfornare servizi pieni di colore e dolore e pelosa solidarietà, per mettersi a fare il proprio lavoro.

Zona rossa vietata, anche e soprattutto alla stampa, conferenze stampa del commissario alla qualunque vietate ai giornalisti scomodi che avrebbero fatto domande, conferenza stampa di pubblica censura da parte del prefetto Gabrielli (ora sostituto di Bertolaso dopo essersi segnalato come repressore del movimento delle cariole e di dodicenni sovversivi) nei confronti di giornalisti che segnalavano con documentazione da cui poi sono partite puntuali, ma tardive, inchieste giudiziarie, pioggia di querele milionarie a chiunque avanzasse il minimo dubbio, che sò, sul numero e i costi dei bagni chimici oppure sulla certificazione antimafia di alcune ditte utilizzate nel movimento terra nel piano C.A.S.E.. Poi oggi escono quelle intercettazioni di telefonate fra Bertolaso e Gianni Letta e si scopre che il supercommissario Guido era preoccupato proprio da quella stampa che non voleva limitarsi alle visite guidate nello spettacolo del dolore. E chiedeva un intervento diretto del potente sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per zittire la stampa. L’Italia non doveva sapere se non la dolorosa versione del governo. Almeno fino al grande spettacolo del g8, con la farsa delle gru che non venivano montate per iniziare i lavori nel centro storico ma venivano affittate, a spese di chi?, per le clamorose riprese di Obama e Berlsuconi in maniche di camicia davanti alle macerie.

Un g8 atto conclusivo. Grottesco. Pecoreccio. Con le first lady a provare l’emozione della scossa simulata da una macchina costruita con i soldi della protezione civile, la campana di allenamento per l’oretta di palla canestro per Obama (mai utilizzata), un aeroporto ampliato e poi mai più utilizzato, le batterie antimissile puntate contro le macerie, la Merkel che cercava di sfuggire nella visita a Onna da un Berlusconi “cacciatore”. E poi il colpo di genio. L’ordinanza anti pecora. In cui si vietava per motivi di sicurezza il pascolo per greggi di ovini nei giorni del g8. Cosa si temeva? L’arrosticino sovversivo? Poi, appena partiti i big, i riflettori si sono spenti. Su l’Aquila. Su gli aquilani. E se poi in seguito questi hanno cercato di far sentire la propria voce per protestare contro l’abbandono? Si prendono a manganellate nel centro di Roma, sindaco compreso. E se questa non è una beffa, cos’è?

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...