Ma sai che ti dico? Non me ne po’ fregà de meno

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Stanchezza, che va oltre il limite sottile che divide la normalità – se esiste – e lo sfinimento. Precipitare in qualcosa di incontrollabile. Non sapere più cosa rimane di me.
Provo a darmi un contegno in metropolitana mentre vado in un luogo che è impossibile chiamare casa. E chi se ne frega. Mentre questo paese si va a schiantare contro il muro delle proprie ipocrisie non me ne frega assolutamente più nulla della politica, dell’impegno, del ruolo che nel bene e nel male e a fasi alterne ho ricoperto per 25 anni almeno. Il ruolo del narratore. Che minchiata, eh?

Come se questo bastasse.
Non mi frega nulla che il paese sia andato bellamente a puttane, che la rivoluzione non si sia fatta perché ci pesava il culo, che ci sia gente che si da fuoco su un marciapiede non per protesta estrema contro una guerra ma per fame. Fame. Non mi frega niente che ci siano milioni di storie che aspettano solo un coglione come me per essere raccontate. Non me ne può fregare di meno che quello che si sta verificando in questa italietta di fascistelli in doppiopetto sia perfino peggio e più grave e profondo di quello che è avvenuto nel Novantadue. Chi se ne frega. Che vada tutto in malora e presto e bene e definitivamente. E poi smettetela di rompere i coglioni.
Oggi, Riccà amico mio, mi hai detto: “Piè stai passando un periodo di merda colossale, ma pensa anche che stai scrivendo i capolavori della tua vita. Ora. Te lo dico dal punto di vista tecnico, non per amicizia”. Lo sai che ti dico amico, compagno e maestro? Riccardo, sti cazzi. Enormi, colossali, apocalittici cazzi. “Costa più di un soldino l’onore del racconto”. Amico mio costa infinitamente di più. Sul banco a pagare il conto ci ho sbattuto la vita. È abbastanza? Me lo sono guadagnato il mio frammento di paradiso? No, Riccà, manco il pane mi ci sono guadagnato. E quindi non raccontiamoci minchiate.
Sai che ho fatto in questi giorni in cui la mia vita andava bellamente in malora? Ho scritto tre di quei pezzi che ti farebbero sbattere il bicchiere sul tavolo e ghignare feroce. Trattativa Stato e Mafia, collasso del sistema dei partiti, la beffa mediatica giocata sul terremoto del 2009. Ecco che ho fatto mentre affogavo. Ti sembra normale? A me no, Riccà. A me no.
Sai cosa vorrei ora. Vedere svanire la mia firma, tutte le parole che ho scritto. E poi farmi una di quelle scopate che ti ricordi finchê campi, prendere una sbornia da segnare negli annali e poi dormire. Dormire,

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