Quel piccolo equivoco senza importanza che mi portò a scrivere. Ciao Antonio

Avevo quel libro nelle mani. Che mi segnò la voglia di raccontare ancora più di Notturno Indiano. Avevo gli anni giusti e pezzi di vita perfetti per incastrarmi in quel libro di racconti di Antonio Tabucchi. Piccoli equivoci senza importanza. Già il titolo, e quel primo racconto perfetto, mi portarono a pensare che c’era un modo di raccontarla la vita.

Grazie Antonio, per i doni che ci hai lasciato

 

Poi il Leo ha cominciato a parlare con la voce bassa e monotona come se raccontasse una favola, e questa è l’ironia del Leo, io lo sapevo, nell’aula non si sentiva volare una mosca, tutti i giornalisti concentratissimi a prendere appunti come se lui raccontasse il Gran Segreto, e anche Federico lo seguiva con estrema attenzione; dio santo, ho pensato, ma perché devi fingere di stare così attento, non ti racconta niente di strano, quell’inverno c’eri anche tu. E quasi mi sono immaginato che Federico a un certo punto si alzasse in mezzo alla corte e dicesse: signori giurati, col vostro permesso questo pezzo vorrei raccontarlo io, conoscendolo benissimo per averlo vissuto: la libreria si chiamava “Mondo Nuovo”, era ubicata in piazza Dante, ora al suo posto c’è una profumeria elegante, se non erro, che vende anche le borse di Gucci. Era una stanza larga con uno sgabuzzino sulla destra dove c’era uno stanzino e poi il cesso. Nello stanzino non abbiamo mai tenuto bombe né altri tipi di esplosivi, ci tenevamo le frese pugliesi che portava il Memo quando andava a passare le vacanze al suo paese, e tutte le sere ci trovavamo lì e mangiavamo frese con olive. L’argomento della conversazione era quasi sempre la rivoluzione cubana, infatti c’era anche un poster di Che Guevara sopra il banco della cassa; ma si esaminavano anche le altre rivoluzioni della storia e ne parlavo io perché i miei amici da un punto di vista storico-filosofico erano abbastanza ignoranti, io invece la storia del pensiero politico la studiavo per un esame al quale presi trenta e lode, e così tenni alcune lezioni, che noi chiamavamo seminari, su Babeuf, Bakunin e Carlo Cattaneo; comunque in verità delle rivoluzioni non me ne importava molto, lo facevo perché c’era una ragazza dai capelli rossi che si chiamava Maddalena della quale ero innamorato, però ero convinto che fosse innamorata del Leo, o meglio, lo sapevo che era innamorata di me, però avevo paura che fosse innamorata del Leo, insomma, è stato un piccolo equivoco senza importanza, che era una frase che dicevamo tra noi a quell’epoca, e poi c’era il Leo che mi prendeva in giro, ha sempre avuto una grande capacità di prendere in giro la gente, lui, ha la battuta facile e il dono dell’ironia, così mi faceva delle domande trabocchetto, un po’ perfide, per far capire a tutti che io ero un riformista e lui un vero rivoluzionario, molto radicale: ma non è mai stato così radicale, il Leo, lo faceva per farmi fare brutta figura con Maddalena, ad ogni modo un po’ per convinzione o un po’ per caso si trovò a ricoprire un ruolo di primo piano, diventò il più importante del gruppo, ma anche per lui fu un piccolo equivoco che lui credeva senza importanza. E poi sapete com’è, succede che la parte che uno si assume diventa vera davvero, la vita è così brava a sclerotizzare le cose, e gli atteggiamenti diventano le scelte.

da Piccoli Equivoci Senza Importanza di Antonio Tabucchi

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