Frammento

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Le parole non dette. Le cose non fatte. Le giornate scivolate a cercare di difendersi dai propri fantasmi in questa città che puzza di piscio e miseria. I giorni contati segnandoli sulla pelle una domenica mattina rimanendo immobili, congelati, vedendo un padre, se è possibile chiamarlo tale, punire sistematicamente e freddamente un bambino per una sciocchezza, per un cappellino caduto a terra. Con violenza. Un colpo, secco, ben distanziato da un altro. E rimani lì immobile senza riuscire a muovere un muscolo sotto il sole di una primavera anticipata. Perché il bambino non piange. Attende. Alle spalle le giostre e le risate e le grida di altri bambini. Nel sole. È qualcosa che conosci e che ti inchioda su quel marciapiede di periferia romana. Piazza Capasso.
Le parole non dette. Un gesto non fatto. Una mano che non hai bloccato. Una telefonata che si è persa.
Rimani lì a contare le cicatrici che ti ritrovi addosso per essere stato un superstite. E non trovi niente nello specchio.
Mettiamo su una vecchia canzone e crediamo che sia possibile avere un giorno un pezzo di quello che raccontano quei versi. Una strada a due corsie che ti porta, almeno per una notte, lontano dal dolore, il finestrino aperto a far entrare il vento.

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2 pensieri riguardo “Frammento

  1. bello.. il pezzo, il gesto no, è orribile..
    anche se il padre era nervoso, non aveva i soldi, rischiava forse il posto di lavoro.. ma il bambin ha ancora il diritto di essere bambino

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