Il pappagallo, il sindaco spiritato e lo spappolamento ridicolo della retorica fascista a #Roma

Buffone no. Sarebbe un complimento, perché da sempre sono un estimatore della nobile arte del buffone, dal medioevo ad oggi. L’osceno specchio della realtà. Pagliaccio (clown) neanche. La poesia melanconica (che sia circense o teatrale) non si addice a quello che sto cercando per definire l’imbarazzante performance dell’Alemanno in giacca a vent0, pala e stretta di mano maschia a vigile del fuoco imbarazzato alla vigilia dell’ultima spruzzatina di neve che ha “devastato” la capitale. E quando l’Alemanno finirà su YouTube a petto nudo intento a mietere (a mano, ovviamente) il grano? La retorica fascista sempre più spesso precipita nel grottesco. Nel patetico.

Tristezza. Sorvolo.

Sorvolo come i pappagalli che hanno colonizzato da alcuni anni i cieli di Roma e che hanno retto bene le gelate degli ultimi giorni. Grassi, verdi, feroci stanno diventando ormai popolino aereo della città ancor più delle sempre più intimidite cornacchie coatte. A ritmo di samba questi graziosi uccelli si sono presi la capitale come i neofascisti in completo facis e con codazzo di ultrà e tassisti scalmaniti si sono insediati in Comune. Che fisico questi piumati e variopinti migranti. Altro che questi pallidi simulacri di “fassisti a noi” che si sono presi il Campidoglio tre anni fa regalandoci un’Era Alemanna che ci saremmo volentieri risparmiati.

Ma potrebbe esserci di peggio. Si. Perché c’è qualcuno che pensa già che al posto di una ricandidatura di quello spiritato in felpa, dopo sci e pala che ha fatto piegare in due dalle risate mezzo mondo si potrebbe optare per un Bertolaso redivivo. E francamente un Guido sindaco sarebbe una jattura peggiore perfino di un’invasione degli ultracorpi anche se in forma di pappagalli carioca.

Torno serio. Molto serio. E riporto solo un numero. Cinquecento senza tetto lasciati morire per strada a Roma, senza assistenza o aiuto, negli ultimi vent’anni. Vi sembrano pochi? Per me già uno solo è troppo.

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