#occupyscampia. Chi non la vuole, con metodo, prassi e linguaggio inaccetabile

C’è un vecchio modo di dire fra chi “bazzica” cose di mafia, ne racconta gli orrori, segue la lotta di chi vuole sconffiggerla, ne combatte la cultura, i metodi, le connessioni sociali, politiche ed economiche. “Con questo non ci prendo neanche un caffè”. Uno.

C’è un modo di gestire le relazioni in questo paese ormai impregnato di cultura mafiosa. Si va avanti a insulti e calunnie e insinuazioni e se non funzionano si passa alle intimidazioni dirette e indirette. Si chiama “ricatto”, questa roba qua. E’ un metodo, una prassi, talmente diffuso da aver inquinato fin troppe volte perfino chi la mafia la combatte. Due.

L’iniziativa di #occupyscampia, nata spontaneamente su Twitter, con grande semplicità si è posta non a sostituzione del percorso dell’associazionismo del territorio di Scampia ma come volano per dare voce, visibilità e sostegno (mediatico e fisico) proprio a quell’associazionismo che lamenta da anni di essere stato abbandonato, dimenticato e non raccontato. Tre.

Questo associazionismo, o meglio una delle associazioni che si chiama Resistenza Anticamorra, per voce del suo presidente Ciro Corona ha deciso in piena autonomia e con violenza di scagliarsi contro l’iniziativa di #occupyscampia mettendo in piedi una campagna fatta di insulti, insinuazioni e calunnie contro l’iniziativa tutta e contro chi ha cercato di mettersi a disposizione dell’idea creatasi in rete. Ben altra disponibilità al dialogo e all’azione comune hanno dimostrato altre realtà del territorio. Quattro.

Ciro Corona ha ripetutamente insultato e calunniato con toni del tutto inaccettabili varie persone (io ne ho avuto esperienza diretta, e sono in buona e numerosa compagnia) con attacchi a mezzo stampa (giornali, radio e televisioni), con insulti, insinuazioni e calunnie di ogni genere pubblicate (e quindi pubbliche) su blog, siti e social network. Questo tipo di attacchi è andato in scena anche dopo che gran parte dell’associazionismo e chi più si era speso per #occupyscampia si era incontrato al Gridas e avevano trovato un accordo di azione comune. Cinque.

Ciro Corona, presidente dell’associazione Resistenza Anticamorra, nonostante i ripetuti inviti non ha fatto alcun passo per ritirare e rettificare insulti, insinuazioni e calunnie fatte a un numero imprecisato di persone direttamente sui social network, e non ha smentito o rettiificato nessuna delle dichiarazioni rilasciate a giornali, testate web, radio e televisioni. Una cosa è mantenere una posizione anche dura, un’altra scadere in insulti, calunnie e altri simili comportamenti. Sei.

I responsabili di #occupyscampia, hanno deciso di non forzare la richiesta di una rettifica a Resistenza Anticamorra e di scuse alle “vittime” della violenta campagna di calunnie. Li capisco. Dopo quel fuoco di fila messo in atto da Corona e dall’associazione contro chiunque non chinasse la testa davanti al diktat il rischio era far saltare l’iniziativa. Sette.

E qui torno al punto numero Uno. “Con questo non ci prendo neanche un caffè”. Si. Con Ciro Corona e con Resistenza Anticamorra non ho nessuna intenzione di avere a che fare. Anche se so che si fanno un “mazzo tanto” sul territorio. Anche se tutti e due abbiamo vicinanza con quella rete di associazioni, gruppi e persone che si chiama Libera. Anche se Ciro Corona e Resistenza Anticamorra sono lì, da tempo, in terra di camorra a non fare solo un lavoro di denuncia ma un lavoro sociale. Non mi importa. Tutto quello che possono fare di buono e di utile crolla davanti al metodo, al linguaggio e alla prassi. Prassi, ripeto, basata su accuse, insulti, insinuazioni, calunnie e atteggiamenti che hanno rasentato perfino l’intimidazione. I fondamenti di un ricatto. Che è fallito, perché #occupyscampia si farà comunque, ma che ha creato ferite profonde e che avranno effetti devastanti nelle relazioni e nelle azioni di chi domani si troverà a continuare il proprio lavoro contro le mafie. Sul territorio, sui media, nella politica, nella società, nel paese.

Uno dei più recenti (ieri sera) esempi del metodo, della prassi e del linguaggio

Roba del genere te l’aspetti quando racconti le mafie e ti schieri contro di loro. Fa parte del gioco. Rischi del mestiere. Ma non te le puoi aspettare e soprattutto non le puoi accettare e tollerare da chi dice di essere dalla stessa parte della barricata con te. Anche se su posizioni diverse. Anche se le posizioni diverse sono sostenute duramente.

Metodo, linguaggio, prassi. La cultura mafiosa che ha penetrato così profondamente ogni strato della nostra società inquinandola, si fonda su questo: metodo, linguaggio, prassi. E qui la prassi è stata chiarissima.

Sto decidendo in questo momento se andare o no all’appuntamento di questa sera a #occupyscampia. Ci ho speso tanto di tempo e pazienza. Prendendomi un carico di insulti e di calunnie tali da farmi pensare che c’è di meglio da fare che andare a ritrovarmi corte al Corona che, inevitabilmente, comparirà con il suo carico di prassi appena si renderà conto del numero di giornalisti e telecamere che raggiungeranno stasera Scampia dopo quasi un decennio di oscuramento se non per accendere per un giorno (quello si, solo un giorno) i riflettori su qualche morto sparato spettacolarmente per strada.

“Con questo non ci prendo neanche un caffè”, figuriamoci se ci condivido una lotta.

Se ci andrò è per chi ha messo faccia e cuore, per quel quartiere che non si merita quella cultura mafiosa e quel controllo asfissiante da parte della criminalità organizzata. E che non si merita neanche la folle presunzione e la prassi violenta di un Corona.

Alle sedici oggi ci sarà un’altra riunione con l’associazionismo locale. Cercheranno di recuperare questa assurda situazione che ha un solo responsabile. Chi ha messo in atto metodo, prassi e linguaggio simili. Facendo un favore enorme a chi la mafia dichiara che non esiste, che la mafia è casomai un problema locale di semplice criminalità, che la politica e il clientelismo non  hanno alcuna relazione con il fenomeno mafioso. L’articolo di questa mattina su Il Foglio sull’antimafia dei fighetti (anche questo un brillante frutto del Corona pensiero, e anche uno dei meno truci) ne è ultimo illuminante esempio.

Per chiudere, una domanda a cui finora non ho risposta ma che cercherò di darmi in futuro. Per quali ragioni Ciro Corona e Resistenza Anticamorra hanno così tanta paura da perdere la testa (e il controllo di metodo, prassi e linguaggio) davanti a #occupyscampia?

p.s. (si, avete ragione, ormai è una questione personale. Ma anche politica e culturale. Soprattutto)

 

NOTA ORE 15.53

Dato interessante. Ieri sera c’è stata una riunione al Gridas fra #occupyscampia e le associazioni del territorio. La riunione è finita quasi alle 23. A giornali già chiusi in tipografia. Si era trovato accordo e piattaforma di azioni comuni a partire da oggi a #occupyscampia e poi in seguito. Purtroppo c’era qualcuno che aveva rilasciato dichiarazioni a destra e a manca (più che altro a destra, visto chi la strumentalizzazione la sta portando avanti). Oggi esce di tutto da parte “del territorio” (una sola voce??? e già!) e oggi che si fa? nessuno smentisce, nessuno chiede rettifiche, e si fanno ovviamente passi indietro. Come si fa ad ammettere che si era trovato accordo e chiarimento con quel po’ po’ di roba uscita sui giornali? a volte non c’è bisogno di avere nemici quando si è nemici di se stessi.

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2 pensieri riguardo “#occupyscampia. Chi non la vuole, con metodo, prassi e linguaggio inaccetabile

  1. Bhè io penso che prima di parlare e giudicare devi viverci e io penso caro Orsatti che la mafia esista da per tutto e non solo a scampia e la nostra rovina e stata sempre dia vere gente come voi che non fa altreo che giudicare in un quartiere dove non ha vissuto scampia e bella ma e la gente come lei che la rende brutta c’e la camorra bhè ribadisco quella c’e da per tutto e da premettere che la vera camorra e lo stato….Napoli scampia vende della droga??bhè il nord lo acquista quindi taci…che non ne siete all’altezza…!!!!

  2. Mettiamoci un po’ nei panni dei cittadini di Scampia, nei panni di chi – insomma- vive quotidianamente questa condizione di degrado e abbandono, nei panni di contrasta quotidianamente la cultura della marginalità: è normale che – anche se ingiustificato- quando si accendono all’improvviso i riflettori, c’è sempre un po’ di fastidio. Il fastidio di chi ormai ha perso speranze nella politica, e vede i riflettori solo come motivo di speculazione sul territorio. Naturalmente sappiamo che non è così.
    Ma mettiamoci nei panni dei cittadini.

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