#occupyscampia, com’è nata, le polemiche e il solito autolesionismo narcisista di certa antimafia

La protesta, finora solo virtuale, di #occupyscampia ha già provocato un salutare effetto. Far emergere le cattive abitudini di un narcisismo antimafia (che rasenta l’autolesionismo appagato) che speravo non dico essere scomparso ma almeno essersi attenuato in questo nostro BelPaese di campanili e di adolescenti mal cresciuti pronti a urlare ai quattro venti “ce l’ho io più lungo”. E invece no. La mia era una illusione. Quindi ben venga l’emersione del problema provocato dallo spontaneismo di #occupyscampia. Chiarire, far emergere, fa crescere, maturare. E di maturità qui ce n’è davvero bisogno. E tanto.

 

Non faccio il nome dell’associazione di Scampia che si è lanciata a testa bassa contro #occupyscampia. Si è già fatta pessima pubblicità da sola per infierire ulteriormente su di loro, anche perché sul territorio da anni loro si fanno un mazzo tanto, e se lo fanno bene e sono bravi. E quindi vanno tutelati, aiutati e incoraggiati a continuare nel loro lavoro. Che è roba seria, di gente che ci mette faccia e energie ogni giorno con coraggio. Ma a quanto pare in questo frangente si sono fatti prendere la mano e hanno perso il controllo prima della parola e poi (definitivamente) della testa. E anche se fanno un buon lavoro non possono essere considerati immuni dal virus devastante del sentirsi indispensabili.

 

Spiego perché e come.

 

La prima accusa fatta dall’associazione di cui sopra e ripresa con toni molto aspri (e dal presidente della municipilità dove c’è Scampia) è la seguente: “Bufala! Finto scoop! Non c’è nessun coprifuoco”. Perché? Perché da un presunto diktat da parte della camorra su abitanti e negozianti di Scampia (e di altre aree della zona nord di Napoli) raccontato in un servizio de Il Mattino e ripreso da decine di altre testate on line e non è partito quello scatto di indignazione sulla rete che ha dato via allo spontaneismo di #occupyscampia.

 

Un tweet di Pina Picierno a cui hanno risposto subito centinaia di persone ha dato il via a #occupyscampia. Pina, che di camorra sa e se l’è vissuta respirando nella terra (dei fuochi) dove è nata, quella roba lì pubblicata da Il Mattino l’ha fatta incavolare e ha digitato quei fatidici 140 caratteri con tanto di hastag #occupyscampia. Poveretta! Tuoni e fulmini. Perché? Perché Pina e una deputata campana che purtroppo ha una pecca intollerabile per i duri e puri dell’anticamorra militante dura e pura che più pura non si può. E quale sarebbe la pecca? E’ parlamentare. Cioè una “politiKa”, una roba intollerabile che cancella ogni presupposto di umanità, intelligenza e spirito di comunità e di servizio. E pure del Pd (Pina, te l’avevo detto che era una cosa intollerabile la tua appartenenza a un partito politico, e figuriamoci se si venisse a sapere che eri pure di area cattolica 😉 Non sia mai! 😉 ). Quindi l’anticamorra dura e pura che più dura e pura non si può ha fatto subito due più due: strumentalizzazione del Pd, operazione mediatica popolista. Sentenza? Condanna senza appello. #occupyscampia va boicottata in tutti i modi, va sputtanata la parlamentare, vanno attaccati tutti quelli (senza esclusione) che hanno dato la loro adesioni e un po’ di loro tempo a promuovere l’iniziativa e la propria disponibilità a parteciparvi.

 

Che tristezza.

 

Andiamo alla presunta “bufala”. Il mattino ha forzato la mano? Ha alzato il livello di allarme sul controllo del territorio? Secondo l’associazione di cui sopra, Napoli Monitor e un buon numero di cittadini si. La camorra non ha fatto nessuna forzatura. Davvero? Così dicono. E quindi nessun coprifuoco? Qui la risposta si fa un pochino più articolata. FORSE (e ribadisco il forse) NON C’E’ NESSUN “NUOVO” COPRIFUOCO, PERCHE’ NON CE N’E’ BISOGNO PERCHE’ IL COPRIFUOCO E’ IN VIGORE SPONTANEAMENTE 24 ORE Al GIORNO DA ANNI. Sto esagerando? Un po’ si, ma solo un po’. Per chiunque, come me, ha seguito cronache di mafie da anni, è andato sui luoghi, ha osservato il territorio, ha parlato con le persone, è entrato nei bar, nei negozi e nelle case è evidente che a Scampia (come in ogni altro luogo dove si fa “fisico” il controllo del territorio da parte della criminalità organizzata) vige da anni uno status continuo di coprifuoco autoindotto da chi ci vive (si chiama paura) che si inasprisce, il coprifuoco, quando gli schieramenti rivali decidono di spararsi riaprendo una guerra di mafia (come è successo a gennaio con 5 morti ammazzati per strada). Perché la gente di Scampia, i negozianti, le persone normali che sono la stragrande maggioranza di chi ci vive HA PAURA. E questo non è un coprifuoco? Ripeto, anche se Il Mattino avesse esagerato e forzato la notizia per denunciare il riaccendersi in quell’area di Napoli dell’ennesima guerra di camorra, un coprifuoco non dichiarato ma di fatto c’è. C’è a Scampia, c’è a Secondigliano (ne ho scritto nel mio primo libro e in alcuni servizi per Avvenimenti nel 2007/8), c’è nei quartieri di Palermo, a Partinico e Bagaria, in quelli di Catania, in paesi come San Cipriano d’Aversa e Casal di Principe, in molte aree periferiche e non del basso Lazio e di Roma, nell’Interland milanese, nella Piana di Gioia Tauro o nei paesi del Crotonese.

C’è un pezzo enorme di questo paese dove le organizzazioni mafiose con la loro sola presenza impongono un coprifuoco reale e intollerabile. Un coprifuoco imposto con la paura, le intimidazioni, gli sguardi, la solitudine, il degrado, le armi e la cultura. CULTURA. Parola grossa, eh? Ma ci sta. La cultura mafiosa non è prerogativa solo dei mafiosi. La cultura mafiosa, che si traduce in questo caso in paura e vittimismo, pervade anche le vittime, chi subisce inerme.

 

C’è un insano compiacimento nell’essere resistenti isolati, abbandonati e ignorati. Duri e puri, soli e vittime.

 

Invece di cogliere l’opportunità di far emergere il problemi di Scampia A LIVELLO NAZIONALE E MEDIATICO INEDITO e la tensione dei primi scontri di una nuova guerra di mafia sul territorio USANDO DAL TERRITORIO la spinta emotiva che arrivava dallo spontaneismo accesosi in rete con #occupyscampia, si è preferito ISOLARSI, ATTACCARE CHI TI E’ ACCANTO E ALLEATO.

 

Una storia già vista. In Sicilia, in Calabria, in Campania, in Italia. Quando si è in un ambito così difficile come l’attivismo antimafia non so che capita al cervello delle persone. C’è un corto circuito. E qui lo si è visto tutto.

 

Io ero presente fin dall’inizio di #occupyscampia. So che non c’è nessun partito, o area politica o organizzazione spectre dietro a questa vicenda. C’era già un tensione in rete che ha colto al volo quel semplice hastag e ha aderito a un’idea, nuova, semplice e potente. Senza la liturgia di associazionismi e dei partiti burocratizzati o meno, dei comitati, delle riunioni. Un’idea semplice. Vado a Scampia e occupo un pezzetto di quel marciapiede, cortile, piazza, strada. E porto con la mia semplice presenza, con il mio corpo posto in quel luogo, attenzione. ATTENZIONE.

 

Resistenza Anticamorra (e scusate se m’è uscito il nome dell’associazione ma ora mi sono tolto i guanti bianchi) e Napoli Monitor hanno fatto invece una scelta che reputo assolutamente demenziale. Anzi, infantile. Invece di dare la giusta dimensione a quella notizia del coprifuoco, usare la grande vicinanza che si era scatenata in rete per Scampia e le loro decennali lotte, hanno iniziato a tuonare, a insultare, a insinuare strumentalizzazioni inesistenti, interessi occulti inventati in deliri masturbatori/narcisistici.

 

Bravi! Si vede che la Scampia che vi ritrovate (camorra e morti ammazzati per strada compresi) vi piace assai. Vi gratifica. Vi da ruolo e visibilità che in una situazione di crescita e di normalizzazione non avreste. E chi starebbe strumentalizzando cosa?

 

Assumetevi la responsabilità dell’operazione mediatica strumentale che avete messo VOI in piedi per bloccare la spontanea e popolare azione di #occupyscampia. Non davanti a me, che non conto un cazzo. Io le responsabilità di quello che dico e penso me le prendo ogni giorno e anche qui in questo pezzo. Ma prendetevele davanti a quei cittadini di Scampia che dite di rappresentare.

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