#occupyscampia per togliere il coprifuoco imposto dalla camorra e ridare senso alla città

Immagina una città di 200.000 persone. Più grande di Viterbo, per intenderci. Una città città, mica un paesone. Piazzala in una delle periferie più degradate e dimenticate del nostro amato BelPaese. Poi dimenticala. Mica per un po’, ma per anni, decenni. Lì, a macerare. Macerare nella disoccupazione, nel degrado, nella mancanza di servizi, nella monnezza, lasciando che sia la camorra e non lo Stato a governarne la vita, il linguaggio e l’economia. Immagina 200.000 persone ostaggio. Povera gente che oltre a tutte le sfortune che gli potevano capitare si è ritrovata a vivere in un posto così. Mica lo ha scelto. Quello c’era, e quello è stato.

Napoli. Scampia e zone limitrofe. 200.000 persone. Di cui ci si ricorda di tanto in tanto quando la quota di omicidi supera la soglia di tollerabilità. Quando ragazzini senza futuro si trovano a fare da carne da macello in qualche guerra di camorra. Come ora.

Leggo dal Mattino di Napoli:

I clan sono in guerra, la camorra impone il coprifuoco. A Scampia e Melito. L’ordine, perché di questo di tratta, è stato recapitato con un porta a porta, degno dei migliori addetti di come si faceva una volta il censimento. Le donne «devono» stare in casa. E limitare al massimo le uscite di giorno. Di notte mai. I negozi devono chiudere tra le sette e mezza e le 8. I bar, per le ventidue. E guai a chi trasgredisce. Non era mai accaduto. Nemmeno durante la fase più tragica di quel bagno di sangue criminale che fu lo scontro tra la cosca di Paolo Di Lauro e quella degli scissionisti o spagnoli che dir si voglia. La libertà contingentata per oltre duecentomila anime, è scattata subito dopo la mattanza dei primi giorni di quest’anno, con cinque morti ammazzati in pochi giorni.

Ecco qua. Il coprifuoco. Ci mancava solo questa a 200.000 vittime di una cultura dell’abbandono istituzionalizzata. Ci mancava solo questo a un popolo che perfino nel degrado in cui è stato abbandonato mantiene dignità e speranza. Una guerra, ecco quello che si sta verificando, e come in ogni guerra a pagarne i prezzi più alti sono i civili.

Questa volta però qualcosa accade. Nel silenzio generale, che in molti vorrebbero mantenere anche per sfuggire all’evidenza delle proprie responsabilità, una giovane parlamentare campana, Pina Picierno, ha deciso di usare Twitter e Social Network per lanciare un’idea semplice semplice di quelle che funzionano perché nascono da indignazione vera e da un senso pratico che spesso la politica delega ad altri. Occupiamo Scampia. #occupyscampia. Chiamare la città e il Paese a Scampia, e strappare il campo di battaglia alle famiglie camorriste in guerra. Togliere spazio, simbolicamente e fisicamente, a un conflitto che la civiltà annulla. Imporre attenzione. Usando la rete ma anche i propri corpi. A Scampia. Questo quello che sta avvenendo.

Questo quello che accadrà.

per adesioni segui #occupyscampia su twitter e scrivi a occupyscampia@gmail.com

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