L’ipocrisia di popolo di un paese che mostra la sua vera faccia

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In questi giorni sembra andare a sintesi il peggio di questo nostro paese. E diventa evidente che la crisi economica avanza parallelamente a una crisi forse ancora più profonda. Una crisi sociale e soprattutto culturale dove sono saltati tutti i punti di riferimento. Profonda, antica e devastante.
È l’Italia piccola, gretta, ipocrita e opportunista a diventare palese. Dallo spettacolo indecoroso dei parlamentari che cercano in tutti i modi di evitare con qualche cavillo giuridico di perdere anche frammenti minimi dei loro clamorosamente iniqui privilegi fino ad arrivare ai paladini dell’informazione libera (a parole) scegliere come partner editori tutt’altro che “liberali” per quanto riguarda pratiche, rapporti e comportamenti (parlo ovviamente di Santoro che sceglie di andare in onda sulle reti televisive di Ciancio e Ciarrapico).

Dai pogrom razzisti a Torino alla strage di immigrati a Firenze, episodi classificati dalla politica e dalle istituzioni e dai commentatori tutti come episodi di razzismo e violenza isolati e non indicativi di una società fatta invece di brava gente ferita dall’atto di qualche folle, come se questa non fosse invece l’Italia sbavante della tante Rosarno e Villa litermo e Castelvolturno, dei cori allo stadio, della colpa di ogni reato “all’immigrato”, dei respingenti in mare e del reato di clandestinità, dei centri di accoglienza trasformati in campi di concentramento, delle migliaia di atti di violenza e discriminazione quotidiani a cui assistiamo ogni ora del giorno e della notte nelle nostre città.
Dai pensionati denunciati per furto perché rubano per fame una scatoletta di carne in un supermercato fino all’impiegato indebitato fino al collo per comprarsi un suv e che poi va a fare pausa pranzo alla mensa Caritas.
Dai monsignori che fanno miliardi con la sanitá e che poi si vanno a rilassare andando a ragazzine in Brasile fino alle imprese che speculano sul lavoro, tagliano sulla sicurezza, trasferiscono capitali all’estero, evadono miliardi, si fanno foraggiare e fanno affari con le mafie, corrompono amministratori e politici e poi a ogni finanziaria vengono a battere cassa minacciando di esternalizzare la produzione in caso non si ottenga qualche “incentivo” dallo Stato e poi hanno anche la faccia tosta di fare la morale alla politica di cui, fra l’altro, da decenni sono protagonisti attivi.
Questo è il paese dove il presunto indignato va a dare fuoco al cassonnetto o a dare qualche sbrangata a un bancomat con il capino firmato comprato da mammina. Dove se hai qualità te ne devi andare e se invece non vali nulla, stai zitto e al posto tuo puoi fare agevolmente carriera. Dove non vale il curriculum ma la parentela. Dove conta molto di più la loggia a cui sei iscritto dell’università che hai frequentato. Dove il concetto di equità si ferma a se stessi e alla propria comunità di sodali. Dove famiglie che dichiarano redditi da classe medio bassa hanno patrimoni immobiliari intestati pure agli animali domestici. Dove l’accesso alla professione (e parlo degli ordini professionali come quello dei giornalisti) è diventata semplicemente una questione di censo.
Potrei andare avanti, ancora, a lungo, a compilare la lista delle prove a carico dell’ipocrita grettezza italiana. A me basta concludere per oggi con un’affermazione che riguarda la mia area politica e culturale di riferimento. Questo è il paese dove la sinistra non ha mai fatto i conti con quella questione morale gettata sul tavolo da Enrico Berlinguer poco prima della sua morte. Questo è il paese dove la sinistra di popolo si è trasformata in sinistra di assessori.
E pensavate davvero che il problema fosse solo Berlusconi?

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5 pensieri riguardo “L’ipocrisia di popolo di un paese che mostra la sua vera faccia

  1. Il problema è di noi italiani che abbiamo perso la nostra “identità di popolo”.
    Ti lascio un link… Mi farebbe piacere se ci dessi una letta e mi regalassi un tuo giudizio.

    puosuccedereancheinitalia.wordpress.com

  2. La lista è lunga e da quanti anni l’ascolto, però l’età mi ha fatto partecipare a svolte importanti nel nostro paese e non faccio la lista di tante trasformazioni. Certo la nostra Italia non è un paese perfetto, ci sono troppi guai per lo più storici con altri che sopraggiungono. Il mito della società perfetta la lasciamo a chi continua a predicare finalismi storici sia come atei che come credenti. Certo la crisi finanziaria che da due anni ci affligge di cui ancora si intravede la luce in fondo al tunnel è stata come una cartina al tornasole che ci induce a ripensare tutto il nostro passato ed è duro dover ammettere che in fondo anche a sinistra si poteva fare di meglio e di più. E’ anche difficile pensare che la cessione di sovranità possa portarci a trasformazioni impensabili e abbandonare la nostra indole per assomigliare a paesi virtuosi e meno scialacquoni. Ora siamo credo al redde rationem e non è detto che non sia salutare.

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