I soldi di un massacro. (1) I protagonisti dell’avvio del grande business

Hotel des Palmes

Proviamo a giocare di fantasia. O meglio, proviamo a immaginare cosa sia successo dei soldi fatti dalla “vecchia” (si fa per dire) Cosa nostra prima dell’ascesa di Riina. Tentiamo a ricostruire da quello che sappiamo uno scenario che abbia un senso. Se è possibile.
E per farlo bisogna tornare indietro assai nel tempo. Agli incontri fra Cosa nostra siciliana e quella americana di Lucky Luciano all’Hotel des Palmes a Palermo. Anno di grazia 1957. Obiettivo organizzare il business del futuro, l’eroina, e dare ordine all’organizzazione criminale modernizzandola e rendendola ancora più efficiente nella gestioni dei rapporti sempre più organici con la politica e con la finanza internazionale. Perché i soldi, e tanti, stanno per arrivare. E arrivarono, infatti. A quella riunione partecipano i big dell’epoca di una sponda e dell’altra dell’oceano. E un giovanotto di nome Tommaso Buscetta. Proprio lui, uomo e consigliere di Stefano Bontate e poi il pentito di Giovanni Falcone che fu asse portante del maxi processo a Cosa nostra negli anni ’80, pezzo da novanta pur non avendo un “mandamento” tutto suo da tirare avanti. Perché il suo “mandamento” era ben più ampio e articolato di quanti si possa immaginare: si chiamano soldi, quelli che vanno e vengono. I soldi dell’eroina dalla Sicilia agli Usa e viceversa. Bene, questo giovanotto nel 1957 partecipò a quegli incontri con il gotha di Cosa nostra. E quella riunione lo segnò per tutta la vita.
Buscetta è uno degli uomini centrali di tutta questa vicenda. Sia per il ruolo che ha avuto prima della sua “caduta” e del suo arresto in Brasile e conseguente collaborazione con Falcone poi, sia dopo come dichiarante. Ricordiamoci nome e ruolo e andiamo avanti.
Stefano Bontate (o Bontade) è altro uomo centrale in tutta la vicenda. E’ lui, nonostante formalmente all’epoca del suo massimo potere Cosa nostra fosse guidata prima da Tano Badalamenti e poi da Michele Greco, ad avere in mano il business internazionale dell’eroina, i rapporti con i fornitori, la rete di raffinazione con i chimici marsigliesi, i porti e le vie di distribuzione. E non solo. Attraverso Salvo Lima, andreottiano e ex sindaco di Palermo, l’accesso ai soldi del sacco di Palermo e degli appalti pubblici. Roba di dimensioni formidabili anche quella. E non solo. Bontate sale a controllare il suo mandamento a soli 20 anni dopo la morte del padre, e trascorre un decennio almeno a mettere in piedi una rete di relazioni politiche e finanziarie fuori dalla Sicilia. Anche grazie a Buscetta, che ne è diventato stretto collaboratore e consigliere, e ai cugini Salvo, Ignazio e Antonino “Nino”, imprenditori, esattori e soprattutto esponenti di spicco della Dc siciliana legati a Lima e alla sua corrente politica. Sono loro i primi “cassieri” di Bontate e soci e probabilmente sono gli stessi che aprono il canale al Principe di Villagrazia (così veniva chiamato Bontate) con Michele Sindona e le sue banche di affari internazionali.
Altri due personaggi da tenere in grande considerazione nella ricostruzione di questa vicenda sono Salvatore Greco, primo capo della commissione provinciale di Cosa nostra dopo la “riforma” dell’Hotel des Palmes e cugino di Michele Greco e Gaetano “Tano” Badalamenti, capo del mandamento di Cinisi conosciuto soprattutto per essere stato il mandante dell’omicidio di Peppino Impastato. Salvatore Greco è praticamente scomparso dal “racconto” della mafia siciliana. Ma ha pesato, e tanto. Anche lui partecipa alla riunione dell’Hotel des Palmes, è capo della “nuova” mafia, conduce la prima guerra di mafia e di fatto la vince. Quella prima guerra di mafia che sembra avere una coda nella strage di Viale Lazio, azione condotta dai corleonesi e guidata da Bernardo Provenzano dove muore quello che doveva essere il capo delle famiglie corlenesi, quel Calogero Bagarella cognato di Totò Riina. E non solo. Salvatore ha rapporti anche con pezzi deviati dei servizi non solo italiani e insieme al nisseno Di Cristina ha probabilmente un ruolo non marginale nella morte di Enrico Mattei e pare che appoggiasse perfino il tentato golpe Borghese. Latitante per anni in Venezuela tenta di rientrare in Sicilia per contrastare, nel 1978, l’ascesa di Riina e compagni ma poco dopo muore di cirrosi a Caracas. E’ lui che ha formato, insieme a Francesco Messina Denaro e Buscetta, quel gruppo di potere che si concentrerà attorno alla figura di Stefano Bontate.
Gaetano Badalementi prese il posto di Salvatore Greco nel 1970 dopo un lungo periodo in cui la commissione aveva smesso di funzionare  a causa della forte pressione da parte dello Stato a seguito della strage di Ciaculli del 1963. E’ lui uno dei pontieri verso gli Stati uniti (già nel 1951 ci sono tracce di traffici a lui legati mentre viveva clandestinamente a Detroit) ed è uno dei principali referenti in Sicilia della cosiddetta Pizza Connection, il traffico di eroina dal Medio Oriente alla Sicilia e da qui verso gli Usa. Legatissimo a Stefano Bontate e agli Inzerillo è uno dei principali oppositori all’ascesa di Riina. E Riina lo fa espellere da Cosa nostra nel 1978 dando la guida della commissione a Michele Greco. C’è da segnalare un fatto che non è secondario nella ricostruzione che sto cercando di fare. Per alcuni anni, nei primi ’70, Bernardo Provenzano è latitante a Cinisi sotto la protezione di Badalamenti. Ed è un legame importante, anche perché Badalamenti introduce e forma il “rozzo” giovane corleonese alle regole e alle modalità di Cosa nostra. Ai bizantinismi e alle relazioni con altri mondi estranei alla mafia come la politica, la finanza e la massoneria. E Provenzano, dopo il suo trasferimento e il suo “regno” a Bagheria, anche in seguito all’espulsione da Cosa nostra manterrà rapporti di “amicizia” ma soprattutto di affari con l’anziano boss ormai scappato negli Usa (dove morirà poi in carcere nel 2004 dopo essere stato arrestato in Spagna per traffico di eroina e da qui estradato negli Stati uniti). Questa relazione, questo rapporto fra Badalamenti e Provenzano non deve essere sottovalutato. Anzi. Diventerà fondamentale per capire quale ruolo giocò Provenzano nel rientro dei cosiddetti “americani” e dei loro soldi dopo la cattura di Riina e di Leoluca Bagarella.
E poi c’è ovviamente Michele Sindona, il banchiere massone e amico di Gelli e del Divino Andreotti, il salvatore della lira, il bancarottiere spregiudicato, il sovversivo separatista. Insomma, l’uomo della cassa di Bontate e di gran parte degli sconfitti nella “mattanza”.
Questi i protagonisti della “preparazione” del più grande e misterioso affare della storia del nostro paese. Quello del traffico di eroina.

(…segue)

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