Un nuovo governo. E questi pezzi d’Italia che hanno resistito a vent’anni di berlusconismo

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Un paese che va piano. Combatte e si fa in due per uscire fuori da questa crisi che non ha voluto, non ha cercato e della quale non è assolutamente responsabile. Un parse di gente che lavora, sogna, ama, tira avanti costruendo piccoli pezzi di futuro. Tutto quello che vent’anni di berlusconismo, di rampanti truffatori, di tamarri elevati al rango di simboli popolari, hanno cercato di cancellare. Ma questo paese c’è ancora. Con i suoi piccoli egoismi e le grandi solidarietà, dove le cose si fanno semplicemente così, perché vanno fatte e basta.
Se guardo a questa Italia che ha resistito mi viene voglia di rimettermi in gioco. Mi torna un filo di speranza per me e per chi amo. Questa Italia c’è ancora.
C’è nel vecchietto che va a recuperare la legna da una frana per alzare qualche decina di euro rivendendola. C’è nelle due uova fresche regalate dalla vicina in cambio di un sorriso e due chiacchere nel vicolo. C’è in un sindaco che fa politica e amministra il suo comune la mattina e nel pomeriggio si mischia alla sua gente al bar per una partita a carte. C’è nel ragazzo marocchino che intreccia la sua lingua, qualche parola in italiano e un fiume di dialetto di queste colline. C’è in una piccola biblioteca che si va costruendo con frammenti di memoria. C’è nel cercare il meglio e la ricchezza spaccandosi la schiena tutelando la propria terra e la propria storia. C’è in due ragazze cinesi che attaccano bottone con un controllore su questo treno che attraversa gli Appennini. C’è nel bicchiere di vino bevuto seri prima di parlare. C’è nel saper ascoltare. C’è negli occhi che seguono le nuvole che accarezzano le colline.
Oggi c’è un governo nuovo. Senza i vecchi attrezzi di questo ventennio politico e forse con un ammiraglio di troppo. Ma almeno dignitoso. E di certo competente. Non un governo amico, ma almeno un governo che possa essere definito tale. Certe scelte sono sicuramente giuste, dare spazio poi a delle donne in ministero di peso come gli interni e la giustizia dimostrano quantomeno coraggio in un paese trasformatosi da patriarcale a machista, dove la figura della donna è stata ridotta mediaticamente e culturalmente a corpo e il corpo a merce. Un governo tecnico senza politici. Perché la politica, per come si è ridotta, si è arresa. E questo è spaventoso. Un pericolo vero per tutti noi. Ma almeno un governo c’è.
E ora tocca a questa Italia che ha resistito allo svuotamento di ogni valore messo in campo da Berlusconi e dai suoi maestri di cerimonia e lacchè. Tocca a lei con lentezza ripensarsi, darsi forma, darsi politica e rappresentanza e ricomparire in quella grande narrazione collettiva dalla quale è stata estromessa.
Partendo da questi borghi, da queste colline, da queste piccole e grandi comunità dove la parola convivenza è superata dai fatti, dalla pratica del quotidiano. E mi rendo conto che questa Italia qui non mi dispiacerebbe raccontarla.

Il blog di Pietro Orsatti

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