Non si gioca più. Si vive

Il sapore di queste mattine di sole mi rende sereno nonostante tutto quello che mi circonda sia messo a rischio. Da me prima di tutto. Poi da questo paese che non riesce a darsi un senso neppure davanti all’evidenza di una crisi culturale, ancor prima che politica ed economica, di dimensioni assolutamente inedite e drammatiche. Le colline disegnate dal sole, il freddo di questo inverno che finalmente inizia a rendere ancora più nitidi i contorni, accessi i colori. Poi i volti di gente preoccupata si ma determinata comunque ad andare avanti, a non arrendersi, a fare gruppo, comunità e ripensarsi se necessario. Odore di legna nel camino, cose da fare. Roma brucia, non più città aperta ma terra di conquista devastata da guerre e abusi. È lontana quella città che mi ha cresciuto. Come lontani sono i rituali di quella politica che ora si dimostra non solo sbagliata, ma addirittura dannosa.
Non sono più complice. Non gioco più con la mia vita. Faccio quello che posso. Per me, per rimanere vivo e parte di una comunità fisica e ideale. Per chi mi circonda, per le persone a cui tengo davvero. Poche. Ma importanti quanto lo sono io. Per me, per quello che forse solo ora riesco ad intuire di me.
Sento la necessità di non smettere di essere “uno che scrive”. Anche perché è quello che mi fa campare. Ma soprattutto perché scrivere, anche di me, anche di queste colline, anche della nostalgia e dell’assenza, è quello che posso fare. Il mio contributo alla sopravvivenza collettiva. Una goccia nel mare. E mi basta.
Ci sono, non gioco più stupidamente e criminalmente con la mia vita, ma ci sono. Per me e per chi mi vuole bene. Per chi mi legge. Per chi aspetta un mio articolo. Per un amico con cui girare in tre giorni la Sicilia a parlare di libri e di noi. Per un sorriso e uno sguardo che ora sono lontani, non sono qui. Ma che so esserci.
Mentre ogni giorno quei due soldi che ho in tasca valgono sempre meno, a me basta sapere di avere ancora la voglia e le forze di cambiare. Di trovare un senso vero a quello che sono ancora prima di dare valore a quello che faccio. E scrivo parole non più stentate su un quaderno con la copertina arancione.

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