Da Rassegna Sindacale – Il laboratorio Fondi – origini della quinta mafia

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Di Pietro Orsatti

Francesco Fonti, nonostante negli ultimi anni ai stato più volte messo in discussione soprattutto per le sue dichiarazioni relative alle cosiddette “navi dei veleni” e il traffico internazionali di rifiuti, è stato uno dei primi pentiti di ‘ndrangheta. Uomo di peso anche se non di vertice negli anni ’80 e “90, è stato certamente fondamentale in quel periodo per la penetrazione delle famiglie calabresi nel nord Italia. “negli anni “70 a Reggio arrivarono i siciliani – racconta Fonti-. Fu Giuseppe Di Cristina (boss ci Caltanissetta coinvolto anche nella morte di Mattei e ucciso per ordine di Riina nel 1978, nda) a venire a incontrare i giovani che si sentivano stretti dalle regole della vecchia ‘ndrangheta. C’era da far passare l’eroina di Cosa nostra per via terra, ma i vecchi capi si opponevano. È qui, da questo momento, che nasce la Santa, che rinnega le vecchie regole delle ‘ndrine. E qui inizia la guerra che cancellerà di fatto i vecchi capi e le vecchie regole”. Dalla vecchia ‘ndrangheta chiusa, impermeabile a qualsiasi contaminazione esterna, rurale, alla Santa, aperta all’esterno, moderna. Dalle mille alleanze.
“Si, un modo nuovo, che comanda sulla ‘ndrangheta ma è anche cosa diversa, che la rinnega – prosegue Il collaboratore -. Era impensabile prima un’alleanza, una collaborazione, con i siciliani e l’accesso di uomini della ‘ndrangheta nella politica, nelle professioni, nella società. E il passaggio fondamentale fu il rapporto con i salotti delle logge massoniche”. Calabresi? “Non solo. Il legame con massoni trapanesi è sempre stato importante”. Trapani? “Trapani”.
Questo particolare nelle dichiarazioni di Fonti è estremamente interessante. Perché Trapani, e chi controllava quell’area della Sicilia occidentale, ovvero Francesco Messina Denaro, padre dell’attuale latitante Matteo, vero e proprio ministro degli esteri della mafia, grande tessitore di relazioni internazionali e con le altre mafie. E dalle evidenti relazioni con alcuni ambiti finanziari e politici massonici. Rapporti che, in particolare a Reggio Calabria, ma non solo, si intrecciano a che con ambienti dell’eversione nera. E non è affatto casuale che proprio un uomo di peso degli ambiti dell’ultra destra come Franco Freda abbia diviso la latitanza, come ampiamente dimostrato da alcuni processi, con Paolo De Stefano uomo ai vertici delle famiglie di Reggio Calabria come racconta nelle sue deposizioni Filipo Barreca, altro pentito di ‘ndrangheta. Ed è proprio questo punto di contatto fra mafie, logge massoniche “deviate” e ambiti collegabili all’eversione e a pezzi di apparati dello Stato usciti fuori controllo ad essere uno degli aspetti più pericolosi e sottovalutati dell’evoluzione delle mafie nel nostro paese. La colonizzazione, spesso in collaborazione, di altri territori.
Come è avvenuto negli anni nel basso Lazio e sul litorale tirrenico. La porta di Roma. “Fondi, il mercato ortofrutticolo e le possibilità che questi offre per i traffici di droga e non solo, è stato un vero e proprio laboratorio di alleanze – prosegue Francesco Fonti – oltre alle famiglie campane dei casalesi c’è sempre stat una presenza su quel territorio proprio di esponenti, al confino, proprio della famiglia De Stefano e di famiglie siciliane. Fondi è fondamentale. Qui si decide cosa e come controlla Roma. E il cartello è molto più ampio e complesso di quello rappresentato dalle sole famiglie calabresi, o campane o siciliane”. Che da qui, in questa sorta di terra di nessuno , creano le condizioni per il controllo dei traffici non solo verso la Capitale ma verso il nord del Paese e l’Europa. Perché, ricordiamolo, Fondi non è solo un grosso centro della provincia di latina ma anche e soprattutto il più ganze mercato ortofrutticolo dell’Unione europea con un traffico di miglia di mezzi pesanti a settimana. Un capolinea perfetto da mantenere sotto controllo anche attraverso inedite alleanze.

Rassegna.it

Il Blog di Pietro Orsatti

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