Il berlusconismo risorge a Monti

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Benzina, pensioni e statali. Aumenti e tagli. La patrimoniale? Niente. Il maxi emendamento è la solita roba che non cambia nulla. Emergenziale. Colpisce le fasce sociali più deboli e chi paga e ha sempre pagato in tutti questi anni e nemmeno sfiora chi si è arricchito facendosi forza di finanza creativa, leggi e leggine, bilanci taroccati e evasione impunita, condoni e scudi fiscali.
Perfino la nomina a senatore a vita di Monti suona stonata. E infatti lo è. Monti è stato un estimatore in chiave anticomunista di Berlusconi già a partire dal ’94 e non è esente da quell’ubriacatura da “bocconiani” che ci ha portato a questa fase. Poi, l’appoggio a un governo Monti di Berlusconi stesso e alcuni nomi emersi da indiscrezioni in relazione alla squadra del nuovo esecutivo fugano ogni dubbio. Fitto e Frattini. Un disastro.
Le promesse di Berlusconi intanto non convincono nessuno. E infatti ieri è stato un disastro con altre centinaia di milioni di euro di denaro pubblico buttate al rogo.
Scrivo queste righe di notte dopo aver riletto le cronache economiche e politiche. Poi riprendo appena sveglio. Un sapore amaro in bocca. E la netta e chiara sensazione che si stanno per materializzare i miei peggiori timori. Anche se cade Berlusconi per liberarci dei suoi “teorici”, dei suoi figli politici e imprenditoriali e della sua cultura ci metteremo decenni.

Il blog di Pietro Orsatti

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