Il crollo di un Paese. Lasciamolo andare e pensiamo al dopo

Sorvolo sulla politica, sul deludente spettacolo – miserabile – che sta dando di se li paese. Sorvolo sullo scandaloso senso di irresponsabilità di politici, imprenditori, intellettuali e giornalisti. Sorvolo sullo sconcertante vuoto che sta risucchiando l’intera società italiana. Un vuoto culturale ancor prima che etico.
Tutte queste cose sono determinanti nel rafforzare la mia decisione di affrontare prima di tutto me stesso e la mia vita. Per ricominciare a pensarmi parte di qualcosa, sempre che quel qualcosa esista.
Sono molto stanco e provato da anni di lavoro, fatica, e innumerevoli errori. Nel vivere e sul lavoro. Ma soprattutto nella mia sfera emotiva. Ora per me quelle, le emozioni, sono il punto di partenza. Anche per ritrovare il senso politico e civile di me.
E basta. Se voglio, e lo voglio, continuare a raccontare pezzi della realtà devo ricostruire me stesso. E che il resto affondi, e difatti li sta facendo egregiamente. Certo non sono io con le mie braccia e le mie parole che lo potrò fermare.
Ora mi improvviserò idraulico, imbianchino, boscaiolo e elettricista per ridare un senso a me stesso. E se ci riuscirò anche alla mia scrittura. Senza amore, senza affetti, senza senso di comunità non trovo senso nello scrivere. Da qui devo ripartire.
E che questa generazione, questo paese, questo vuoto se ne vadano in malora con la mia più sentita benedizione. Io mi voglio salvare e pensare, se ne avrò voglia e forza, al dopo.

Il blog di Pietro Orsatti

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