Si vive così. In questo crepuscolo senza tramonto

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Si vive di semplificazioni, rimozioni, di negazioni. Si vive così, con il motore al minimo, in questi giorni di attesa. Si tira avanti fra grandi momenti di sconforto, paure del domani, autopsie di percorsi lunghi un’intera vita. Si vive senza storia e senza memoria, guardando al peggio e temendo il meglio. Si vive accartocciati in dolori veri e presunti guardando il cielo attraverso la fessura di una persiana e temendo più il sole che un lampo e la grandine. Si vive di piccole cose, trascinandosi fuori a fatica dal proprio nascondiglio. Temendo che il vento e il tempo portino novità e energie. Si vive così alla fine di un tempo che tanto ha dato e altrettanto se non di più ha tolto.
Pubblico e privato, paure e idee. Tutto si confonde in materia inerte aspettando qualcosa che non si sa neppure più che sia. Ogni sforzo, minimo e frammento di se, è indirizzato solo a ottenere un giorno in più da segnare sul calendario. Numeri. Senza senso. Senza anima. Senza passione. Svuotati. Sormontati e travolti da slavine di ricordi per anni tenuti in un angolo ermeticamente blindato della propria memoria. Cosa eravamo. Cosa potevamo essere.
Si vive così con l’autunno inedito della caduta della nostra civilissima civiltà, delle nostre storie montate su presunti percorsi di libertà che invece si sono rivelati prigioni costruite su fondamenta di negazioni.
Non più passione. Non più desiderio. Siamo quello che siamo. Purtroppo. E non si fanno sconti.
Diamo voce a quello che rimane di noi stessi balbettando. Il resto è accessorio.
Neanche la consapevolezza di quello che ci è successo aiuta a capire se è possibile fare qualcosa per tirarci fuori dal flusso di questa frana che lentamente ci trascina a valle. Detriti.
Uso il residuo coraggio che mi rimane per cercare almeno di capire. Di dare un senso. Il resto non serve. Neppure quando arriva il sole a scaldare la schiena. L’unico sollievo è che non ci sarà un’eredità da trasmettere a qualcuno. La mia storia è questa. E nient’altro. Una fra milioni in questo crepuscolo senza tramonto.
Poi ci sarà un’altra storia da raccontare. Se qualcuno avrà voglia di ascoltare. E il racconto rimane l’unica traccia di vita in questo deserto. Nessun cataclisma. Solo un interruttore spento in questa stanza.

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