Un libro. Nuovi amici. Mettersi in gioco

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Non ricorderò tutti i nomi. I volti si. Così l’ospitalità, le storie, quello che si è. Massafra a pochi minuti da Taranto. Gente che continua a testimoniare, a esistere, a vivere. E vedersi, annusarsi, conoscersi con la scusa, e l’obiettivo, di presentare un libro. Ricordando un altro testimone nato qui e che non solo qui ha lasciato traccia di se, della propria visione del mondo e di come fare le cose. Max Cavallo.
Il libro è Demoni e Sangue di Fancesco Saverio Alessio (amico mio che fatica portare il fardello di aver fatto il punto della tua storia con un libro del genere). E Saverio e la sua compagna Gabriella arrivano qui a Massafra con la leggerezza di chi lotta per vivere ma trova ogni giorno piacere e gioia nella vita. Storia terribile e inquietante quella che racconta Saverio. Ma qui, davanti a questa gente che ha voglia di ascoltare e di raccontarsi, una chiave di speranza nel tirare avanti la si trova. La trova Saverio raccontando quelle pagine terribili e vere.
Belle le facce, e i sorrisi, le storie che si incrociano, le origini etiche e culturali diverse che diventano per due giorni storia comune. Parlare di mafie e di politica, delle piccole cose di questo paese declinante e delle grandi cose del vivere ogni giorno. Mischiare letteratura, impegno civile, arte, cucina, agricoltura, teatro, progetti. Delicatamente, determinati ma con dolcezza. Come si è, appunto. In questa Italia dove si ricostruiscono nuove formule collettive dal basso. Con spietata nonviolenza.
Sapori, volti, i primi accenni di sorriso di un bimbo che ha vigilato ora per ora il nostro costruire due ore di racconto. E che si chiama anche lui Saverio. Partendo dal libro di Alessio per narrare noi, tutti noi, che si stesse sopra o sotto quel palco.
Voci fragili. Ma non più occultabili. Per noi, che qui mettiamo ogni giorno pezzetti della propria storia per immaginare un futuro. Orgogliosamente meticcio.

In viaggio sapendo che tornerò. Con altre storie da narrare e condividere. Anche la mia

Ps per Salvatore Coppola: compare i tuoi libri, i tuoi pizzini e il tuo sorriso ci stavano proprio bene all’ingresso di quel teatro.

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