La povertà e la protesta vera nascoste dai Black Bloc. “Ma a questi chi li paga?”.

15 ottobre via Merulana - foto di Pietro Orsatti

Il rapporto annuale della Caritas non lascia dubbi. Ci sono 8 milioni di italiani (mi iscrivo alla lista in piena consapevolezza) letteralmente in ginocchio e sotto la soglia di povertà. “Nel rapporto si ricorda infatti che l’Istat fissa a quota 8.272.000 le persone povere nel 2010 (13,8 per cento della popolazione). Nel 2009 erano 7.810.000 (13,1 per cento). Fra gli italiani, con un +42,5 per cento – afferma il rapporto odierno dall’emblematico titolo ‘Poveri di diritti’ – si è registrato l’incremento maggiore delle persone che si sono rivolte ai centri mentre fra gli stranieri si è avuto il +13,9 per cento”. Questo riporta questa mattina in apertura Rassegna.it. E ancora. Secondo i dati contenuti nell’undicesimo rapporto Caritas-Fondazione Zancan dal 2007 al 2010 sono aumentate dell’80,8 per cento le richieste di aiuto economico rivolte ai Centri di ascolto diocesani. E non sono stati inseriti i dati di quando la crisi è diventata ancora più dura. Quest’anno. Questo maledetto 2011.
Intanto di che si parla? Di nulla. Dichiarazioni di Bagnasco che sembrano i messaggi di un astronauta abbandonato sulla luna, il derby Roma-Lazio, i batteri sui telefonini, Avetrana che non manca mai.
E poi la caccia ai Black Bloc. Unendo un po’ di spregiudicata fantasia (l’addestramento in Val di Susa mi suona veramente come una trovata formidabile per criminalizzare il movimento di popolo che si oppone alla costruzione della Tav) Il Corriere della Sera si lancia in una ricostruzione abbastanza puntuale, sorvolando lo scivolone propagandistico industrialista, facendo emergere un po’ di dati veritieri su quello che è avvenuto, sulle tattiche utilizzate, sui gruppi e la pianificazione. Ne parla anche RaiNews24 in questo pezzo (http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=157504). Ma è la scoperta dell’acqua calda. La pianificazione era evidente e annunciata, l’organizzazione dei violenti ben studiata. Non ci voleva chissà chi a capire cosa è avvenuto sabato scorso a Roma.
Sta di fatto che l’obiettivo primario di quelli che per semplificazione giornalistica continuiamo a chiamare Black Bloc era spezzare il corteo, togliere visibilità al movimento che era nato attorno alla manifestazione e prendere abusivamente visibilità con la messa in scena sapiente di una guerriglia assolutamente decontestualizzata. Far precipitare la situazione, creare un clima di tensione e di paura, conquistare la piazza con la propria marginalità (non sociale ma politica) attraverso la violenza. Vecchie storie, vecchi metodi, vecchie facce anche se la gran parte della carne da macello mandata a fare la guerra prima contro i manifestanti e poi contro la polizia fossero ragazzini.
E torniamo perciò  ai dati con il quale apro questo pezzo. I dati spaventosi dell’avanzare della povertà e della marginalità vera e non presunta di chi va a fare il rivoluzionario con la mise firmata acquistata con i soldoni di papino. Chi ha tolto la piazza con la violenza sabato scorso a centinaia di miglia di persone che manifestavano contro il sistema economico e politico che ha prodotto questi dati ha fatto un favore solo al governo, alle banche, alle finanziarie e al sistema clientelistico/affaristico/mafioso che sta mandando a puttane quel poco che rimane di questo Paese. Chi ha conquistato, con la sua retorica fascista e violenta, i titoli di apertura del Tg1 di Minzolini ha fatto un regalo enorme a chi sta instaurando un camuffato regime in Italia. E allora inevitabilmente nasce la domanda: “A piesché pe’ chi lavori, chi te paga?”.

Il blog di Pietro Orsatti

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Quel corteo spezzato, il coraggio di vedere oltre. Un racconto senza stupore

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