Radical shop? No, Bindi for president – Una Nota Inutile

“Io i radicali non li capisco”. “Oggi i radicali mi hanno proprio stupito”. “Ma sono impazziti?”. “Ma con chi sono stati eletti e come?”. “Ma la Bonino non era di sinistra?”. “Ma Coscioni ha votato davvero la fiducia a Berlusconi?”.

Messaggi di ogni genere ieri dopo il voto di fiducia (coatta e al saldo) al governo Berlusconi. In molti sono rimasti estereffati per l’azione della pattuglia radicale ieri in aula. Votano contro la fiducia, ma si presentano puntuali (penosamente puntuali) in aula consentendo il raggiungimento del numero legale e quindi il voto stesso e il successo risicato della maggioranza. Numero legale che, senza il loro arrivo, non ci sarebbe stato. Per me a dire il vero la sorpresa non c’è stata. Dei radicali, e di chi è transitato anche una settimana nelle stanze di via Torre Argentina, diffido da almeno 25 anni. E a ragione. E’ la storia stessa della spregiudicatezza del Pr a confermare il mio giudizio. L’azione parlamentare radicale è cronicamente e perennemente in vendita. E quindi. Non ci si sorprenda, toccava pagare in qualche modo quel mastodonte che è diventata, da decenni, Radio Radicale. La convenzione con, guarda un po’, Palazzo Cgigi deve essere rinnovata a fine mese e i cordoni della cassa li detiene, ma guarda ancora un po’, un certo Bonaiuti. E per sbloccare il finanziamento per Marco Pannella e i suoi vale ogni cosa. E quando dico ogni cosa dico ogni cosa. Non servono poltrone da vice ministro o da sottosegretario, servono sghei, dané, piccioli, sordi. E’ sempre stato così. E così è stato e sarà.

La política “alta” a cui i Radicali si richiamano di tanto in tanto, fra una dieta e l’altra del loro dirompente e senile leader, è una enorme, colossale, patetica cazzatta. Cosucce che si dicono fra un congressuccio e l’altro per tenere insieme quella pattuglia di rimbambiti che li vota ancora ricordandosi la preistoria delle grandi battaglie (divorzio e aborto) sui diritti civili. Mai nessuno è vissuto di rendita per tanto tempo. Dopo tutto che ci possiamo aspettare da una “scuola” politica che ha prodotto Quagliarello, Capezzone, Rutelli e Pecoraro Scanio? Suvvia, non prendiamoci in giro, non raccontiamoci balle.

Tutto si può riassumere nella battuta furibonda della Rosy Bindi (se la candidassero premier giuro che dopo decenni di voluta distanza dai partiti gli faccio campagna elettorale e pure a gratis). Eccola. Semplice, diretta e sacrosanta. “Gli stronzi sono stronzi”. Ma come non si può volere questa donna a Palazzo Chigi, fosse solo per far esplodere i residuati di prostata a mister Gnocca dalla rabbia?

E ricordiamoci bene di chi ha giocato la propria faccia consentendo ieri il raggiungimento del numero legale e quindi il voto per la fiducia. Ricordiamoci i volti e soprattutto i nomi di questi meravigliosi e impavidi difensori dei diritti civili e della pagnotta. Marco Beltrandi, Rita Bernardini, Maria Antonietta Coscioni, Maurizio Turco e Maurizio Mecacci. Segnateveli bene nella memoria. Quelli del Pd sono talmente tanto rincoglioniti che ve li potreste ritrovare in lista per qualche seggio alle prossime elezioni. Insieme a Topo Gigio e il cognato di Beppe Grillo. Ripeto. Marco Beltrandi, Rita Bernardini, Maria Antonietta Coscioni, Maurizio Turco e Maurizio Mecacci. Preso nota? Bene.

Ora andiamo alle dichiarazioni del radicalissimo Turco. Ne vale davvero la pena. Perché solo per quelle dovrebbero almeno togliere la patente di guida. Leggiamo. “Per chi con qualsiasi mezzo dovesse diffondere o rilanciare notizie false e tendenziose preannunciamo il ricorso all’autorità giudiziaria”. Prego, si faccia avanti mister coda di paglia. Eccomi qua.

E poi andiamo alla deliziosa e definitiva presa per culo degli elettori e della decenza fornitaci direttamente da Marco Pannella in persona a fine giornata. “Non possiamo fare di mestiere quelli che salvano i carcerati e i Democratici”. E la democrazia, aggiungo io. No, quel mestiere non potete e non sapete proprio farlo.

p.s. (qualcuno dica per favore a Gasparri che non rispondere alla “chiama” per il voto in aula per la fiducia al governo non è renitenza alla leva).

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