La differenza fa paura

La differenza fa paura. I frammenti che messi in fila fanno una persona, i giorni che si allungano alle spalle diventando tempo e poi, sfumando, ricordi. Appunti presi velocemente e poi dimenticati, stropicciati, sul fondo di una borsa. “Questa è la danza del tuo cambiamento”. Questo è il gioco che ti rimane da giocare. Terribile e semplice come un temporale sul mare. La differenza fra vivere e non vivere.
Senza passato, perché il passato ti ha strappato un pezzo di vita. Senza passato, perché il passato te lo sei negato. E ora balli sul filo del precipizio, passo avanti, uno di lato. Ricordando, una piega della memoria che ti eri scordato di avere, il ritmo sincopato della vita, la melodia della ripetizione ossessiva dei tuoi bisogno e dei tuoi desideri.
Questa generazione. Cresciuta con la certezza del dolore. Prodotti in serie di una cultura in cui i figli erano, e troppo spesso sono, una proprietà e il dolore una necessità. Una generazione che ha conosciuto la negazione del proprio corpo e dei propri sogni. Dove il dovere era solo obbedienza. Quale fosse l’ordine, quali fossero le conseguenze. Fisiche troppo spesso. Emotive sempre, profonde, nascoste. Metastasi di dolore mai rimosse e mai dimenticate. Un giorno che non arriva.

***

Sono qui, con tutto quello che rimane di me mischiato all’ l’inchiostro di una penna. Un foglio che non è mai stato bianco, ecco cosa sono. Un foglio usato e riusato ancora. Da me, dalla mia storia, dal mio passato e da questo presente. Qui. Me lo ricordo quando era diverso? Ora sento solo il sapore delle tue labbra, il salato delle tue lacrime, il brivido di una tua risata. E tutta la pelle e tutti i sogni che sia possibile immaginare. Ora, notte, e la paura che venga giorno. Io qui a tracciare parole sul cuscino con il sangue e l’inchiostro della mia storia. Tu abbracciata al tuo dolore stratificato e al terrore di muovere un passo per non risvegliarlo, quel dolore. Come se ora non ci fosse. Mentre c’è nascosto dietro ogni piega del tuo sorriso. È li, e non se ne va.
C’è stato un tempo del dolore. C’é ancora la paura di soffrire che si mischia al sudore. Anche ora che il respiro si trasforma in sonno. C’è stato un tempo in cui l’unica cosa che contasse davvero era tenere tutto distante, separato, nascosto. Ora non c’è più nulla, oltre all’inevitabilità dei ricordi. I miei, i tuoi.
Poi arriva il sole, la fretta di arrivare dovunque ti porti, oggi, vivere.

***

Una mano che scorre piano sulla pelle seguendo il contorno delle cicatrici, di quelle visibili, di quelle che sono andate più a fondo senza lasciare segno apparente, macchia. Oggi c’è il sole, amore mio. E un’enormità di vita che scorre nonostante tutto, nonostante noi, per le strade di questa città che si è venduta l’anima per un’illusione di grandezza che non c’è. Di questa città che non ci riconosce. Che non accetta quelli che, dopo tante omissioni, menzogne, tentativi di occultare, hanno deciso di dare senso, voce e nome al dolore. E alla pace. E al desiderio. E alla speranza. Anche se piccola, distante, nascosta da così tanti strati di vita.
Oggi c’è il sole, amore mio. E le cose da prendere come arrivano. Cose che sorprendentemente hanno un sapore buono, di cose vere, solide, piccole e soprattutto nostre. Non c’è bisogno di dargli un nome, un’etichetta, a quello che verrà. Non c’è bisogno di definire, tracciare, confinare. Ogni cosa che arriva è una novità in questo deserto. Ogni urgenza e bisogno perde senso, e peso, davanti a quello che è. Ora. In questa mattina di sole, con la propria stona nello zaino che pesa ma rimane confinata nella memoria senza togliere luce. Lo sappiamo quello che è successo. Lo sappiamo cosa ci è costato. Sappiamo perfino cosa ci costa ogni giorno viverci, tirare avanti, fare i conti con la propria età e con le tante occasioni perdute. Ma oggi c’è il sole e l’odore d’inverno è lontano. Io conosco il tuo nome, lo tengo stretto nella mano come una pietra colorata raccolta sulla spiaggia. Conosco storia, sorriso, presente e sogno. Non importa. La vita ci darà quello che potrà se vorremo viverla. Apro la mano e il tuo nome è libero. Di volare via o di rimanere poggiato, quieto, sul palmo.

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