Lavitola, Tarantini, l’informazione con l’elmetto di cartapesta e l’italietta dei reality

Illustrazione - Sharon Cummings: Attitude

Lavitola e Tarantini. Quando scrissi anni fa di Tarantini sembrava, alla fine, che la cosa si risolvesse in una bolla di sapone. E che il gioco di coinvolgere tutti (tutti coinvolti, tutti uguali) sugli affari sporchi della sanità pugliese avesse funzionato distogliendo l’attenzione da due temi che erano centrali. E per me lo rimangono ancora. La ricattabilità del premier per le sue abitudine private e il tentativo, ossessivo, di accedere alla cassaforte “in deroga” degli affari della Protezione civile. Già, la Protezione civile, quella macchina da soldi messa in moto attraverso la sistematica archiviazione di ogni forma di controllo su grandi appalti grazie all’uso scellerato di commissariamenti straordinari assolutamente inutili e strumentali. All’epoca coniai la definizione “Guido, commissario alla qualunque”. Ovviamente è cambiato tutto, vero? Bertolaso non c’è più con i suoi malioncini blu, e la Protezione civile almeno sulla carta oggi non sembra un governo del governo e della cassa degli appalti pubblici. Ma è cambiato qualche cosa oggi? Andremo a vedere con il tempo. Di certo non abbiamo più a farci compagnia sui Tg il super tecnico (che tecnico non era) glamour e rude che tanto piaceva alle mamme, e almeno, grazie al cielo, lo stile pubblico del dipartimento è cambiato. Ma la sostanza? Staremo a vedere. Ma non ci si illuda che dopo la lezione Bertolaso ora sia calata l’attenzione. Almeno per chi, come me, che con quel “muro di gomma” che era il sistema Protezione civile c’è andato in scontro frontale. Non abbiamo fatto sconti allora, non ne faremo domani. Almeno finché avremo la forza di scrivere e qualche buco di posto dove pubblicare.

Di Valter Lavitola c’è solo da dire che sembra un personaggio uscito da una sceneggiatura, scritta male, di una fiction di Mediaset. Giornalista (si sa, la categoria è quella che è), faccendiere, direttore dell’Avanti! (fino a poco tempo fa), affarista, manipolatore, con legami con pezzi dei servizi a ambienti para massonici. Una delle fonti super accreditate da Libero e da Il Giornale per montare quella campagna ridicola, dispendiosa, patetica e alla fine pure fallimentare dalla vicenda dell’appartamento di Montecarlo collegato al cognato di Gianfranco Fini. Ve li ricordate gli spioni italiani, Lavitola in testa, fare avanti indietro dall’Italia a Saint Lucia, paradiso fiscale fino ad allora sconosciuto? Ve li ricordate i dossier tarocchi a cui anche testate di prestigio, come Il Fatto, diedero almeno il beneficio del dubbio? Ce lo siamo scordati? E abbiamo mai saputo chi alla fine abbia pagato i conti di tutti quegli spioni in trasferta caraibica che temiamo non solo “a contratto” dell’ufficio disinformazione del premier ma anche della pubblica amministrazione? Lavitola ora sembra essersi rifugiato in Brasile, sperando di farsi accogliere come Battisti, e dopo che si era già messo al sicuro in Bulgaria appena emerse le sue relazioni pericolose con Bisignani e l’allegra combriccola della cosiddetta P4. Piccola nota a margine: di Luigi Bisignani ne sapevate qualcosa prima che scoppiasse l’inchiesta di questa estate sulla cosiddetta P4? No? Eppure c’era chi ne scriveva da tempo, parlandone anche in un libro tuttora semiclandestino come Demoni e Sangue di Francesco Saverio Alessio (Coppola editore). Ma si sa, se non si è parte del grande circo del marketing dell’informazione clandestino è e rimane. Anche se porta notizie e frammenti di verità.

Ora ci stupiamo, seguiamo l’evolversi delle inchieste come se si trattasse un reality della Ventura. Scordandoci chi siamo, e soprattutto che tutto era già scritto, detto, denunciato, segnalato da tempo. Da anni. E che l’informazione, anche quella più attenta e più dichiaratamente indipendente (che indipendente non è) si è ben guardata dal raccontare la situazione italiana nella sua interezza e nella sua pericolosità facendosi bastare l’attaccarsi alle mutande e alle fregole di un anziano signore in piena crisi senile. Senza parlare del sistema, ma attaccandosi – in legame di assurda e suicida interdipendenza – al tentativo di sputtanare Berlusconi scordandosi di tutto il resto. Quel resto che non è prodotto da Berlusconi ma che Berlusconi ha prodotto.

Buffo popolo quello italiano. Che si indigna intermittente e per il resto pensa alla pancia e a fottere il prossimo. Ora siamo alla fase indignazione (di breve durata, temo), che si dissolverà nel solito trantran di piccole furbizie, grandi e piccoli evasioni, raccomandazioni (non a Dio, ma al politico di turno), gelosie, invidie. In questo paese di aspiranti Tarantini e Lavitola, che sono milioni, che mirano al denaro facile, all’accumulo avido, alla macchinone comprato con i cambialoni da mostrare la domenica al bar, al potere minuto di maschio italico frustrato che paga per aver potere e dominio su una donna. E che lavorano incessantemente a liquidare ogni possibile traccia di storia e di civiltà.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...