Il prezzo. Brano da “L’Italia cantata dal basso”

Non rimane molto di noi stessi in questo primo scorcio di secolo che ogni giorno che passa sembra assomigliare sempre più all’inizio del secolo scorso, a quella paziente fase di preparazione che condusse di lì a pochi anni a due guerre mondiali e a milioni di morti, a inimmaginabili violenze, nate dall’affermarsi di raggelanti ideologie organizzate come mai nulla meglio venne organizzato prima. Siamo inadeguati, impreparati a tutto quello che sta accadendo. Abbiamo assistito impotenti a conflitti sanguinari alle porte di casa nostra, siamo addirittura arrivati a parteciparvi ammantandoci di fasulli ideali umanitari per nascondere i nostri sensi di colpa, prima, e i nostri luridi interessi, poi. Siamo figli dell’ipocrisia di questa epoca. Siamo vuoti dentro e ce ne vantiamo. Non abbiamo più nulla da dirci l’un l’altro mentre prendiamo posizione, acquisiamo beni, ci mettiamo pazientemente in fila per andare in vacanza casomai in un paese che abbiamo contribuito, direttamente o no, a devastare. Siamo i paladini dello stile di vita occidentale, guardiani della santa alleanza fra mistificazione e denaro.

Non è la fine del mondo: è la definitiva affermazione di un mondo che non ci appartiene, e che soprattutto non apparterrà ai nostri figli. Lo abbiamo venduto ad altri. E la cosa più buffa è che ci hanno fregati sul prezzo.

da L’Italia Cantata dal Basso di Pietro Orsatti – Coppola Editore

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