Quella nostra rivoluzione quasi trent’anni fa, amico mio

La luce filtrava attraverso le persiane disegnando linee sul pavimento, tracciando direzioni nitide ai pensieri, mentre l’odore dell’estate occupava ogni area d’ombra nella stanza. Lo zaino fatto in un angolo, pronto a diventare tutt’uno con le spalle. Poi le ultime cose da fare prima di uscire mentre svaniva, lento, il sapore del caffè sul palato. Tutto fatto, ero pronto. Tirai su il vecchio zaino uscendo di casa facendo piano per non essere costretto a salutare nessuno. In strada ripresi a respirare.Libero.
Giampiero e Andrea mi aspettavano sotto, riparati dall’ombra grassa dal salice che combatteva la sua solitaria battaglia con  l’asfalto. Sonno, capelli litigati, sorrisi e voglia di salire. Poche parole e il vecchio stereo che gracchiava Psyco Killer dei Talking Heads. E il motorino di avviamento che rantolava prima di accendersi. E vita. Tanta. Più di quanto sapessimo di averne. A diciannove anni sei così. Vita e carne, sogni e impegno. Spericolati nella vecchia Fiesta di Andrea tenuta insieme con lo sputo lanciati verso il Gran Sasso, l’unico posto che a quel tempo definivamo casa.
Facevo finta di leggere un vecchio libro mentre Giampiero e Andrea discutevano, come sempre, di donne. Anzi, delle donne che non avevano mai conosciuto. Ascoltavo, leggero. Voglia di sonno ma troppa luce che mi teneva gli occhi sbarrati a guardare l’Appennino prendere forma mentre i chilometri aumentavano la nostra libertà. “Ti rendi conto che noi, sopra i 2000 metri, la rivoluzione l’abbiamo fatta?”. Si, amico mio, la rivoluzione l’avevamo fatta e ce la portavamo dentro poi scendendo a valle.
A te la tua rivoluzione ti ha portato a perderti in un deserto in Algeria. A Andrea a cercare pace in Francia. La mia rivoluzione mi ha portato a ridisegnare e cercare di capire i miei incubi, oggi.
È tanto, Giampiè, che non salgo fino all Portella e poi superando la cresta mi vado a sedere su quel gradone che ha ospitato tutti quei pomeriggi passati a parlare di noi, e della vita e dei sogni e della rivoluzione. Parole. Mentre l’ombra andava a coprire Campo Pericoli. Lasciando solo a noi quell’ultima lama di sole.
Ci tornerò amico mio. Presto.
Non ho dimenticato.

Anche se tu te ne sei andato che c’era un’altra Italia, anche se siamo diventati adulti senza te. Anche se ogni tanto mi domando, oggi, che uomo saresti diventato tu. Non ho dimenticato.

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