Tutte quelle stragi dal ’47 a oggi con un’unica firma. Fascista

Racconta qualcuno, celandosi dietro l’ipocrisia della cultura dominante nel Belpaese, che quella mattina furono solo un gruppetto di fascisti esaltati a mettere il tritolo nella sala di aspetto della Stazione di Bologna. Residui della storia. Che non volevano essere archiviati e che volevano essere ricordati con il sangue. Una frazione di verità? Forse. A me non basta, a milioni di italiani, piegati e silenti davanti al crollo dei legami di comunità che vediamo incedere ora dopo ora, oggi, non basta.

Perché a Bologna, e non ce lo raccontano i processi ma la Storia, interessi e desideri innominabili, e purtroppo innominati, si diedero appuntamento in quella sala di aspetto. Fascisti, si. Ma di quelli veri. Di quelli che volevano dare continuità al proprio potere con il sangue, con il terrore. Di quelli che manipolavano, sempre con il sangue, storia e coscienze. C’era da azzittire un pezzo di Paese che dopo l’ubriacatura degli anni Settanta ora poteva diventare movimento di coscienze maturo.

La strage di Bologna serviva a mantenere in piedi “l’ordine costituito”. Non il nostro, di popolo e nazione, il loro. Nel buio, di quinta, a vedere cosa facessero gli italiani e a intervenire, nell’ombra, a condizionarne azioni e desideri. Era successo prima. È successo poi. Nessun golpe, nessuna azione militare per prendere il potere. Perché il potere lo avevano già, e se lo volevano tenere stretto.

Ogni strage in questo Paese, a partire da quella di Portella della Ginestra del primo maggio 1947, porta questo segno, questa firma posta con l’inchiostro invisibile. Fascista. Non quella di Bologna e basta. Non quella di Brescia e basta. Le stragi in Italia hanno tutte quel marchio. E quella firma. Un gruppo di potere, solo in minima parte formale e formalizzato, fascista che era sopravvissuto, intoccato, alla Liberazione, che tale voleva rimanere. E basta. Perfino le stragi di Capaci e di Via D’Amelio hanno quel marchio, quella firma. Perché è innegabile, anche storicamente, il legame fra le mafie e quel potere occultato ma non inattivo.

Fascisti. E basta. Se fossimo un Paese maturo, e non lo siamo, ne prenderemmo atto e ci metteremmo a cercare di individuare responsabilità collettive e singole. Ma non illudiamoci. Ora, quell’insieme di interessi e di poteri, che noi non abbiamo mai scelto e votato, si è rinnovato. Certamente. Ed è ancora all’opera. Lo si vede. Lo si intuisce appena ci si distacca da questa strage morale che ha messo in atto non tanto Berlusconi, ma il berlusconismo. E si è allargata. Ma rimane la matrice, morale e culturale, che ne ha seguito lo sviluppo in più di mezzo secolo. La matrice, la firma: fascista.

È un illusione quella che ci facciamo che tolto di mezzo Berlusconi il Paese si rinnovi e trovi finalmente pace. Ce lo racconta, tanto per fare un esempio e per essere chiari, quella macelleria messicana che venne messa in scena a Genova nel 2001. Pensate davvero che chi disegnò quello scenario apocalittico e le sue conseguenze fossero quel ridicolo insieme di avvocati, industrialotti brianzoli “femminari” e ex fascistelli da campetto di calcio di periferia? Quella roba gente del genere non sarebbe mai riuscita nemmeno a immaginarla. L’ha solo utilizzata, poi. Raccogliendo le briciole dello stritolamento del dissenso democratico. Ne è diventato schermo. Parafulmine, perfino.

Nessuna illusione, quindi. E forse la necessità che noi italiani, per una volta, ci si ritrovi davanti allo specchio. Perché questa farsa sanguinosa l’abbiamo davanti agli occhi da troppo tempo, e da troppo tempo, sotto sotto, ci sta bene.

Ora vi chiederete: ma chi si crede di essere chi scrive e dice queste cose? Presuntuso. Ma chi è questo?

Chi sono? Nessuno. Nuddu.

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