1992 (1) – Si apre l’anno con i primi guai per Silvio Berlusconi in Francia

Anno cruciale 1l 1992. Un anno in cui è successo di tutto, qualcuno ipotizza perfino una sorta di golpe nascosto. Un anno in cui si apre uno scontro istituzionale e giudiziario che ancora oggi condiziona la vita politica e sociale del nostro Paese. L’anno delle stragi di mafia, delle dimissioni di Cossiga, dell’inizio di Tangentopoli, del disvelamento di Gladio, della liquidazione (anche per via militare in Sicilia) dell’andreottismo. L’inizio e la fine di tutto. Un anno che da tempo cerco di capire, e forse l’unica possibilità per farlo è raccontarlo, attraverso archivi dell’epoca incrociati fra loro e rianalizzati con cura. Interpretandolo con l’oggi, se sarà possibile.

E quindi inizio da qui, dal 2 gennaio 1992.

Una notizia stringata, dell’Ansa, riporta la tensione che attraversa all’epoca la Finvest di Silvio Berlusconi sulla vicenda del fallimento dell’emittente televisiva della “CINQ”. Una vicenda che poi in seguito condusse Berlusconi a una serie di guai anche legali oltralpe e la sua definitiva fuoriuscita dal mercato radiotelevisvo francese. Poi ci sarà l’avventura spagnola, per Silvio, finita altrettanto malamente.

IL GRUPPO BERLUSCONI SEGUE ''CON
ATTENZIONE'' LA VICENDA DELLA ''CINQ'', IL CUI PROSSIMO SVILUPPO
SARA' L' INCONTRO, DOMANI, DEL PRESIDENTE DELLA RETE TELEVISIVA
YVES SABOURET E DEI RAPPRESENTANTI DEL PERSONALE, CON IL
PRESIDENTE DEL TRIBUNALE DI COMMERCIO PRESSO IL QUALE MARTEDI
SCORSO E' STATO DEPOSITATO IL BILANCIO.
 LO HA DETTO ALL' ANSA IL RESPONSABILE DI FININVEST IN FRANCIA,
ANGELO CODIGNONI, IL QUALE HA PRECISATO TUTTAVIA CHE UN
EVENTUALE IMPEGNO DEL GRUPPO NEL RISANAMENTO DELLA ''CINQ''
DIPENDE DALLA POSSIBILITA' DI FARE  ''CHIAREZZA TOTALE'' NEI
CONFRONTI DEL PERSONALE, DELLE BANCHE E DELLA CSA (L' ORGANO DI
CONTROLLO DELLE ATTIVITA' AUDIOVISIVE), RISPETTO AL
''PASTICCIO'' ATTUALE E ALL' INSIEME ''DISASTROSO'' LASCIATO
DALLA GESTIONE HACHETTE.
 DOPO L' AUDIZIONE DI DOMANI IL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE SI
RISERVERA' PROBABILMENTE TUTTO IL FINE SETTIMANA PER
''RIFLETTERE'' SULLA SITUAZIONE DELL' EMITTENTE, ANCHE IN BASE
AI DOCUMENTI PRESENTATI DAGLI AMMINISTRATORI, ED E' DUNQUE
LUNEDI' CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA LA DECISIONE SUL FUTURO
IMMEDIATO DELLA ''CINQ'', CIOE' LIQUIDAZIONE O AMMINISTRAZIONE
CONTROLLATA.
L' EVENTUALE IMPEGNO DI FININVEST
NELLA RIPRESA DELLA ''CINQ'' POTREBBE INTERVENIRE NEL MOMENTO IN
CUI L' AMMINISTRATORE GIUDIZIARIO IPOTIZZASSE L' AFFIDAMENTO
DELL' EMITTENTE, CON LA FORMULA DELLA ''LOCATION GERANCE'' AD UN
GRUPPO DI IMPRENDITORI GIUDICATI IN GRADO DI RIPORTARLA IN
EQUILIBRIO IN UN PERIODO DI 12-24 MESI.
   SU OGNI IPOTESI DI SOLUZIONE GRAVA TUTTAVIA L' INCOGNITA
CREATA DALLA PRESENZA, PER LA PRIMA VOLTA ACCANTO AL PRESIDENTE
DEL TRIBUNALE E AGLI AMMINISTRATORI DELLA SOCIETA', ANCHE DELLA
CSA, CHE DOVRA' DARE UN PARERE TENUTO CONTO DELLA LEGGE CHE
PROIBISCE AGLI AZIONISTI DI UNA SOCIETA' AUDIOVISIVA DI DETENERE
UNA PARTECIPAZIONE SUPERIORE AL 25 PER CENTO.
  PER IL MOMENTO, SECONDO ANGELO CODIGLIONI, MENTRE ''TUTTI SI
MUOVONO INTORNO ALLA CINQ SENZA CHE NESSUNO SI AZZARDI A FARE UN
PASSO CONCRETO'', IL PROBLEMA E' DA UNA PARTE QUELLO DI FARE
CHIAREZZA NEI CONTI DELL' EMITTENTE, DALL' ALTRA DI TROVARE UNA
SOLUZIONE CHE NON SIA ''UN SEMPLICE RATTOPPO'' DEI BUCHI
ESISTENTI. IN QUESTA OTTICA FININVEST, CHE GUARDA AL FUTURO
DELLA ''CINQ'' COME FORNITORE E COME AZIONISTA, ESAMINERA' TUTTE
LE PROPOSTE DI SOLUZIONE ''CON LA MASSIMA ATTENZIONE'', ANCHE
CONSIDERANDO CHE ''NON SONO MOLTI IN EUROPA GLI OPERATORI DEL
SETTORE AUDIOVISIVO IN POSSESSO DELLA ESPERIENZA E DELLA
CREDIBILITA' '' NECESSARIE A MOBILITARE AZIONISTI E BANCHIERI
INTORNO A UN PROGRAMMA DI SALVATAGGIO DELL' EMITTENTE.

“Fare chiarezza nei conti dell’emittente”. Certe cose non cambiano mai. Ma andiamo avanti e teniamoci nel taschino la domanda chiave (Quanti soldi perderà Berlusconi in questa fallimentare avventura francese?) di tutta questa storia. Lo vedremo più in là.

Il giorno successivo i guai diventano un potenziale disastro. Il 3 gennaio, infatti, sempre l’Ansa batte la seguente notizia.

IL TRIBUNALE DI PARIGI HA NOMINATO
OGGI UN AMMINISTRATORE GIUDIZIARIO, HUBERT LAFONT, PER LA RETE
TELEVISIVA FRANCESE 'LA CINQ', IL CUI PRESIDENTE YVES SABOURET
HA PREANNUNCIATO IL FALLIMENTO IL 31 DICEMBRE.
   IL TRIBUNALE HA DATO SEI MESI DI TEMPO -IL COSIDETTO PERIODO
DI OSSERVAZIONE- A LAFONT PER TROVARE UNA SOLUZIONE CHE EVITI
L'OSCURAMENTO DELL'EMITTENTE, DI CUI SILVIO BERLUSCONI E'
AZIONISTA AL 25 PER CENTO.
   IL PRESIDENTE DEL COMITATO DI AZIENDA DE 'LA CINQ', FREDERIC
DEZERT, HA INDICATO CHE L'AZIONISTA DI RIFERIMENTO DELLA RETE
TELEVISIVA JEAN-LUC LAGARDERE, PRESIDENTE DELLA CASA EDITRICE
HACHETTE, SI E' IMPEGNATO ''A MANTENERE APERTI AL MINIMO I
RUBINETTI'' PER FARE FUNZIONARE 'LA CINQ' , LE CUI SPESE SONO
STIMATE IN TRE MILIONI DI FRANCHI FRANCESI AL GIORNO, OLTRE 650
MILIONI DI LIRE.
   IL COMITATO DI AZIENDA (CON RAPPRESENTANTI DELLA DIREZIONE E
DEL PERSONALE) SI RIUNIRA' LUNEDI' A PARIGI: LAFONT E SABOURET
COMUNICHERANNO UFFICIALMENTE LE DECISIONI DEL TRIBUNALE.
   NEL FRATTEMPO, 'LA CINQ' CONTINUA A TRASMETTERE, ANCHE SE A
ORARIO RIDOTTO E SOLO MATERIALE IN ARCHIVIO O SERIAL, AD
ECCEZIONE DELLA COPERTURA IN DIRETTA, DUE VOLTE AL GIORNO, DEL
RALLY PARIGI-CITTA' DEL CAPO. LE PERDITE DELLA RETE TELEVISIVA
SONO STIMATE IN OLTRE UN MILIARDO DI FRANCHI (220 MILIARDI DI
LIRE CIRCA) PER IL 1991.

Quanto fa il 25% di 220 miliardi di vecchie lire? Povero Silvio. Per lui quest’anno non inizia per niente bene. Meno male che c’è il Milan e super Sacchi alla panchina.

Ma torniamo a “La Cinq” (certo che di fantasia nel trovare nomi alle tv del Biscione se n’è spesa un mucchio). Il giorno dopo, e siamo al 4 gennaio, per Silvio la situazione si fa veramente pesante. I socialisti francesi, nonostante l’amicizia di Berlusconi con Bettino Craxi, chiudono all’imprenditore italiano. Non si fidano. Come mai? Leggiamo sul Corriere della Sera la ricostruzione che fa il corrispondente da Parigi Munzi  Ulderico.

Già dopo la lettura de titolo quel giorno a Segrate si dev’essere distribuito digerseltz a tonnellate.

Si cerca di salvare la Cinq. Un appello a Mitterrand. Lang dice no a Berlusconi

ack Lang, ministro della Cultura, ha risposto indirettamente a Silvio Berlusconi, indicato come il solo personaggio che possa estrarre la Cinq dalle sabbie mobili in cui e’ imprigionata. Ma la risposta e’ “bizantina”. In altre parole, e’ un “no” contorto e di difficile interpretazione. Jack Lang dice che solo il Consiglio superiore dell’ audiovisivo e’ onnipotente in fatto di televisione e che non si puo’ pensare di modificare il cahier des charges, cioe’ quel carico di obblighi che ha schiacciato la Cinq. Aveva il tono di chi si riferisce alle 12 Tavole, primo codice della Roma antica. Il ministro si e’ espresso in questo modo poche ore prima che il tribunale del commercio si riunisse per nominare l’ amministratore giudiziario, al quale sara’ affidato il timone della rete televisiva. E’ stato scelto un “esperto in fallimenti”, Hubert Lafont, che ha esercitato lo stesso ruolo nel caso della gioielleria Chaumet di place Vendome . gli Chaumet sono stati condannati in tribunale . e nel caso del quotidiano filosocialista Le Matin de Paris, deceduto anni fa e mai resuscitato. Lafont avra’ sei mesi di tempo per decidere. Ma torniamo a Jack Lang. A suo giudizio, il tribunale del commercio e quindi il signor Lafont, definito uomo di sinistra, debbono tener conto del Consiglio superiore dell’ audiovisivo e quindi del cahier des charges che il Csa ha il compito di far rispettare. Un cahier des charges che impedisce, in sostanza, l’ eventualita’ di una metamorfosi della Cinq in rete commerciale . quella “carta bianca” pretesa da Silvio Berlusconi per tentare il salvataggio . e che risale alla legge del 1982. Si tento’ , allora, di ridisegnare il paesaggio audiovisivo francese, detto Paf. Dopo dieci anni, il risultato e’ una rete morente e una rete dominante, la megarete TF 1, privatizzata nel 1987, che oggi vanta un’ audience del 42,7% e presto salira’ al 60% con M 6. E’ il trionfo di Francis Bouygues, conosciuto come il Cementiere, e di Patrick Le Lay, presidente della societa’ . Anche Canal Plus, rete a pagamento, ha guadagnato. Gli altri sono tutti perdenti. In un decennio il Paf ha dilapidato 6 miliardi di franchi. Per sopravvivere, cosi’ , la Cinq non puo’ che trasformarsi in fuorilegge, “outlaw”. E’ quello che chiedono i suoi sindacati che considerano Berlusconi una specie di ultima spiaggia. Hanno inviato un appello a Fran ois Mitterrand e a Edith Cresson chiedendo loro di sottomettere al Parlamento, in seduta straordinaria, un progetto di legge che consenta al Consiglio superiore dell’ audiovisivo di “eludere” la legge.capestro sull’ audiovisivo. “Che il consiglio . scrivono . ci accordi delle deroghe perche’ si possa sopravvivere. Naturalmente, sotto il suo controllo”. Come reagira’ Mitterrand? La Cinq, nel 1986, e’ nata con la sua benedizione. E cosa dira’ il primo ministro Edith Cresson? Nelle parole di Jack Lang, nel suo “no” a Berlusconi, e’ gia’ implicita una loro risposta? Oppure, il ministro della Cultura dovra’ rimangiarsele? La vicenda della Cinq pesera’ sulla battaglia elettorale per le amministrative di marzo. Ieri, i giornalisti della rete televisiva si sono visti costretti a ridurre i servizi informativi. I telegiornali verranno fabbricati con dispacci di agenzia e materiale di archivio. Non si potra’ piu’ viaggiare per i re’ portages. Una Tv ridotta al lumicino. Si dira’ addio al rally africano, tanto propagandato e cosi’ ben realizzato. Addio, alla Formula Uno. Persino il satellite Tdf subira’ perdite a causa di questa Cinq che vuole disperatamente vivere.

Davvero un brutto inizio d’anno. Ma non è finita qua, come vedremo in seguito.

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