Non bastano Napoli e Milano. Ora i referendum a qualunque costo, senza calare l'attenzione

Matthias Seifarth

Sostiene Riccardo (Orioles) che dovrei essere contento. Felice. Sostiene, il mio amico, che la rivoluzione è alle porte, che ora è il momento di ballare, bere vino, ridere forte in strada con  amici e compagni. Lo sostiene, Riccardo, e una parte di me non riesce a dargli torto. La batosta ricevuta dal centrodestra, e in particolare da Silvio Berlusconi, in queste elezioni amministrative è tale da far ben sperare in un futuro almeno meno tetro. Ma il tempo è feroce, la memoria popolare breve, la pancia vuota è sempre traditrice e gli italiani spesso cedono alla pagnotta i propri diritti e i propri sogni. Certo che se anche i referendum fossero vinti ci sarebbe ben altro da festeggiare. Ma sono tutt’altro che ottimista sulle decisioni che prenderà la Cassazione sul quesito sul nucleare. E senza il traino del nucleare gli altri referendum rischiano di non essere trascinati al quorum. E una sconfitta a due settimane da una vittoria sarebbe tutt’altro che facile da assorbire.

Sostiene Riccardo che si intravede la fine di questo tunnel. Si intravede soltanto, penso io. Perché non bisogna abbassare la guardia,. Non ora. Perché nonostante le vittorie formidabili di Milano e Napoli, nonostante il tracollo elettorale di Lega e Pdl e il discredito sul piano nazionale internazionale del nostro governo, ci sono troppi interessi in gioco, troppe forze che si muovono nell’ombra, troppi ipocriti pronti a saltare sul carro dei vincitori come ben racconta Giulio Cavalli. Questo è un momento davvero delicato, che pretende tutto il nostro impegno, la nostra attenzione e il nostro sangue freddo.

Sostiene Riccardo che bisogna essere una volta tanto ottimisti. Ha ragione. Ma dobbiamo essere anche realisti, profondamente politici, radicalmente determinati. Le contromisure sono già partite, la normalizzazione è un processo ben più veloce di una rivoluzione.

Ben lo sa il populista barbuto alleato neanche troppo dissimulato dei poteri forti che risiedono dietro il berlusconismo. Dietro lo schermo di interessi impresentabili portati alla ribalta da un uomo impresentabile come Beppe Grillo, si cela il potere del marketing politico imprenditoriale pronto a offrirsi al migliore offerente. Lista di disturbo, progetto politico e manipolazione di un gruppo coeso e sempre più disperato. Per la propria marginalità culturale ancor prima che numerica.

Ha vinto il Sistema. Quello che ti fa scendere in piazza perché hai vinto tu, ma alla fine vince sempre lui.

Ecco cosa scrive oggi Grillo sul suo blog, osannato perfino da chi gli ha disobbedito, in particolare a Milano, andando a votare per Pisapia nonostante l’ordine del guru. Almeno i ragazzi del Movimento 5 stelle per una volta hanno ragionato con la loro testa e non seguendo le contorte strategie del duo d’avanspettacolo Grillo/Casaleggio. Quel voto mi fa pensare che non tutto è perduto. Che c’è ancora una speranza di rimettersi a fare politicia senza show, semplificazioni e mistificazioni. Ma attenzione, Grillo sa benissimo come riprenderesi il controllo del suo popolo. E lo farà. E anche questo lo dovremo mettere nel conto, altro che tenerne conto.

 

 

 

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