Sindaci e referendum. E un progetto nuovo per questo paese

Domenica e lunedì i ballottaggi. Se tutto va bene Milano ritorna ad essere una città civile con un sindaco vero, con un’idea di società normale. Quindi anche se c’è il sole andate a votare. Perdete un’oretta (di mare, campagna, monti) per andare al seggio e mandate a casa questa italietta che si è insediata abusivamente a Milano. L’Italietta dei vip, degli affari, del mattone e della xenofobia. L’italietta dei clienti e dei berlusca, dei privé, della caccia agli zingari, dei soldi che non puzzano anche se sono della ‘ndrangheta. Che sia un sindaco vero, Pisapia, quello che da lunedì pomeriggio guiderà la seconda città italiana.

A Napoli speriamo che il Pd campano non giochi brutti scherzi e che i vari capi corrente abbiano davvero dato quelle indicazioni di voto. De Magistris ce la può fare. E soprattutto è uomo che farà il sindaco. Sul serio. A Napoli il cambiamento è una necessità impellente, e l’uomo e le speranze sono tante. Bassolino vent’anni fa, quasi, vinse con lo slogan della normalità. Fare di Napoli una città normale. I suoi primi quattro anni, nonostante si sia perso poi sia come sindaco che come presidente della Regione, furono formidabili. Si respirava aria nuova. La città si era mossa. De Magistris innesca un processo simile, può farlo deflagrare in una città che ha solo due possibilità: riscattarsi o scomparire in un pantano di malaffare, monnezza, interessi e immobilismo. Quindi anche a Napoli scordatevi per un paio d’ore sole, spiaggia e passeggiate e invadete pacificamente i seggi. E cambiate faccia a Napoli.

Fin qui la politica vera, quella dei cittadini, delle città, dei bisogni e delle speranze. Poi il resto. Che è quello che ci inchioda a terra, che ci immobilizza, che ci rende muti davanti al tracollo del Paese. Berlusconi ormai è una scheggia impazzita, e le sue periferie di pessimi imitatori incalzano “i clienti” (i cittadini italiani secondo il loro distorto modo di vedere la “cosa pubblica”) con le minacce, impaurendoli, mentendo spudoratamente e goffamente. E mandando a rotoli le istituzioni. Lo scippo del referendum sul nucleare (e speriamo che la Cassazione punisca i mariuoli) urla vendetta. Non parliamo di quello schifo nauseabondo della mancata approvazione di una norma (e davvero minimale) sull’omofobia. Sorvoliamo sul solito mercato delle vacche per trovare i numeri di una maggioranza posticcia per forzare la mano su temi come l’impunità per il premier e per i suoi e… basta, perché non c’è altro.

Che sia chiaro, dopo il voto per i sindaci una batosta sui referendum per il berlusconismo sarebbe un colpo definitivo. E finalemente per “via politica” e non sperando in una “via giudiziaria” salvifica e riduttiva.

Constatiamo, purtroppo, come il Pd continui ad affannarsi nel cercare di tenere insieme il diavolo e l’acqua santa attraverso, troppo spesso, l’immobilismo e una lentezza decisionale intollerabile. Però qualche timido segnale di vitalità Bersani e i suoi cominciano a darlo. Ci investiamo? Forse è il momento di non infierire e cominciare a parlare. Forse è il momento di sedersi attorno a un tavolo e cominciare a mettere giù un’idea di paese. Vedremo dopo il voto. Anzi, dopo il voto, ci dovremo essere. Ce lo dobbiamo.

La tragedia è che siamo agli sgoccioli, perfino coinvolti in un guerra (quella contro la Libia) che stiamo combattendo nonostante i tentativi (tutti mediatici e politici) di rimozione. Una guerra che va respinta senza se e senza ma. Respinta senza distinguo, senza opportunismi.

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