La scienza è neutra? E quando la controlla la politica? Dopo il rinvio a giudizio dei vertici della Grandi Rischi per il terremoto de L'Aquila

Leggo agenzia appena battuta dall’ansa

TERREMOTO: BOSCHI, DEVO RISPONDERE DELL’IMPONDERABILE SONO DISTRUTTO; PER PRINCIPIO NON RASSICURO MAI NESSUNO (ANSA) – ROMA, 26 MAG – «Sono distrutto. Immaginavo che tutto sarebbe finito ieri e invece mi ritrovo a dover rispondere dell’imponderabile». Lo dice in un’intervista alla Stampa il presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), Enzo Boschi, commentando la notizia del rinvio a giudizio dei sette componenti, tra i quali egli stesso, della commissione Grandi Rischi. Secondo i magistrati, aggiunge, «dovremmo rispondere» di alcune delle vittime del terremoto all’Aquila che «se fossero state adeguatamente informate dalla commissione sarebbero uscite di casa e quindi non sarebbero morte». Ma in Italia, prosegue, «si registrano ogni anno alcune centinaia di scosse sismiche, se volessimo chiamarci fuori da ogni conseguenza dovremmo dare l’allarme ogni volta». «Non ho mai rassicurato nessuno sul terremoto – sottolinea in un’intervista al Messaggero -, anzi, per me questa è una questione di principio: mai e poi mai mi sarei sognato di rassicurare qualcuno di fronte al rischio di un terremoto. Vista la situazione specifica del nostro paese per me questa è davvero una questione di principio. So come vanno le cose, so come sono costruite le case e so quali sono i rischi. Non mi sarei mai permesso di dire che non c’era nessun pericolo. E non l’ho fatto». «Spero che questo processo – conclude – possa servire a fare chiarezza definitiva sul ruolo degli scienziati e in particolare dei sismologi in queste vicende».

La commissione Grandi Rischi si riunì 31 marzo 2009, proprio a L’Aquila, nel tentativo, di “fornire ai cittadini abruzzesi tutte le informazioni disponibili sull’attività sismica delle ultime settimane”, come si legge nel comunicato ufficiale della Protezione Civile.

Ecco cosa dichiarò all’uscita da quella riunione (pochi giorni prima del 6 aprile Boschi): “Escluderei che lo sciame sismico sia preliminare di eventi catastrofici”… “I forti terremoti in Abruzzo hanno periodi di ritorno molto lunghi. Improbabile che ci sia a breve una scossa come quella del 1703 “… “Se si guarda una faglia attiva, la sismicita’ e’ in un certo modo sempre attiva, manifestandosi attraverso scorrimenti lenti, piccoli terremoti e, talvolta, terremoti forti. Quindi la semplice osservazione di molti piccoli terremoti non costituisce fenomeno precursore”
Non l’ha fatto?

Ecco cosa scrivevo all’epoca, il 6 aprile 2009, riportando quello che mi raccontavano i primi cittadini del “cratere” (scendevo dall’altopiano delle Rocche per non essere bloccato dalle colonne dei soccorsi che si erano concentrati sull’autostrada per Roma).

Poco più avanti, neanche duecento metri, una fila di case sventrate e dall’altra parte gli abitanti. Hanno passato la notte in auto, alcuni all’aperto. Non hanno nulla. Né cibo, né acqua. «Le macchine passano qui davanti di corsa e non si fermano», raccontano. Sono calmi, ma sotto ribolle la rabbia. «Abbiamo fermato dei vigili del fuoco che hanno scavato sotto una casa crollata in centro al paese. Verso mezzogiorno hanno tirato fuori due morti, ma sono ancora lì, accanto alle macerie. Non ci sono carri delle pompe funebri abbastanza. E con questo caldo…». Acqua, benzina per tenere acceso il riscaldamento delle macchine di notte, cibo. Hanno bisogno di tutto. Quasi cinquanta persone, con bambini e anziani, abbandonati sul ciglio della strada. Arriva una macchina privata, carica di pacchi di bottiglie di minerale. Non sono dei soccorsi ufficiali, ma volontari del Cai che vanno in giro a distribuire a chi incontrano. Hanno caricato la macchina e via, verso i centri più piccoli. Una cassa d’acqua, una battuta, una stretta di mano e poi via a cercare altri gruppetti di persone assetate.

«Sono tre mesi che si susseguono scosse – raccontano – ma nessuno ha lanciato allarmi, ha detto “prepariamo un piano di emergenza”. Anzi, minimizzavano, dicevano che era tutto sotto controllo, che non c’era da allarmarsi. Ce lo aspettavamo? Beh, non aspettarselo dopo tre mesi di terremoti sarebbe stato  da incoscienti». È forse per questo che fin dai primi momenti dopo il terremoto non ci sono state scene di panico. Paura sì, dolore anche, e tanto, ma panico no. Se lo aspettavano, se lo sentivano nelle ossa dopo le prime scosse a fine dicembre.

da L’Italia Cantata Dal Basso di Pietro Orsatti – Coppola Editore

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