Sequestrati beni per oltre 10 milioni di euro alle 'ndrine. Quando la notizia non è a chi ma dove

Partiamo dalla notizia nuda e cruda come l’ha battuta l’Ansa poco fa:

Beni per un valore di oltre 10 milioni di euro sono stati confiscati a Fondi e Lenola, in provincia di Latina, dalla Dia di Roma ad un imprenditore, Franco Peppe, di 61 anni. Tra questi una villa, fabbricati, terreni e rapporti bancari. Peppe, in rapporti di affari con la famiglia di origine calabrese dei Tripodo dal ’99, vendeva all’organizzazione criminale i prodotti ortofrutticoli dai vari produttori e si occupava della successiva distribuzione tramite le sue ditte.

Eccola qua, l’ennesima prova, se ce ne fosse stato bisogno, della penetrazione della ‘ndrangheta nel basso Lazio. Fondi E Lenola. Si conosce da anni la presenza consolidata di camorra (Casalesi e non se sia possibile definire i Casalesi camorra) e Cosa nostra. Poco si sa, o meglio poco si è fatto ed è emerso visto che la presenza di famiglie ‘ndranghetiste a Fondi è accertata almeno dagli anni ’70, delle attività della ‘ndrangheta nella provincia di Latina. Ma a Fondi, e questo è un dato accertato da numerose inchieste giudiziarie, le mafie campane, calabresi e siciliane agiscono sullo stesso territorio, di concerto. Spesso alleandosi. A volte “sfiorando” lo scontro.

I calabresi sono stati sempre quelli meno visibili, ma di fatto sono stati i veri pionieri della colonizzazione criminale dell’accesso alla Capitale con l’arrivo negli anni ’70 proprio della famiglia Di Stefano di Reggio Calabria. E che da Fondi poi siano risaliti, con i rivali e soci campani e siciliani, lungo la costa fino a controllare l’intero litorale romano e poi a dilagare nel controllo di pezzi sempre più importanti degli appalti e del racket e del traffico di droga a Roma, è un dato di fatto che i media spesso dimenticano e la politica sempre tende ad occultare.

Sono trascorsi più di due anni dalla richiesta, drammatica e documentatissima, da parte del prefetto di Latina di sciogliere per mafia il consiglio Comunale di Fondi. Una richiesta non accolta dal governo e dal ministro dell’Interno Roberto Maroni. Per pura opportunità politica. Perché la provincia tutta di Latina era ed è stata fondamentale (per il suo storico orientamento politico) nell’elezione della Polverini. Non si poteva rischiare di perdere, anche a causa di quello scioglimento, la possibilità di riconquistare al centro destra il Lazio.

Ecco. Fa notizia oggi il dove. Ma non stupisce.

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