L'ipocrisia nucleare

 

 

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Leggo oggi su La Stampa web le notizie che continuano ad arrivare, nonostante la disattenzione generale dopo la prima ondata emotiva, dal Giappone.

“Mentre una nuova scossa di terremoto nella prefettura di Fukushima, di magnitudo 6.3, ha costretto stamattina all’evacuazione dei lavoratori della centrale, le autorità giapponesi hanno confermato oggi di aver innalzato al livello massimo di 7 la classificazione dell’incidente nucleare provocato dal terremoto e dal successivo tsunami dell’11 marzo scorso in Giappone. Si tratta dello stesso grado di gravità che fu stabilito, appunto, per Cernobyl. L’Agenzia ha comunque precisato che il livello delle emissioni radioattive registrato dall’inizio dell’incidente equivale solo al 10% di quelle misurate nel 1986 dopo la catastrofe presso la centrale situata in Ucraina”.

Non ne avevamo dubbi. Non ne avevamo avuti. Solo l’autocensura dei media italiani (che tanto devono agli inserzionisti energetici) ha consentito che le notizie provenienti dal Giappone scivolassero in coda ai notiziari.
Ma la realtà è questa. Una seconda Chernobyl (potenzialmente anche più devastante e pericolosa) ha mostrato al mondo la pericolosità della scelta nucleare. Una scelta che conviene solo a chi vuole speculare, in particolare in Italia, non tanto sull’esercizio delle centrali quanto sui tempi (15 anni)di costruzione. Un investimento che solo lo Stato potrebbe e può permettersi.

 

 

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